June 10, 2010 / 11:45 AM / in 10 years

Wall Street - Stocks to watch del 10 giugno

NEW YORK, 10 giugno (Reuters) - I futures sugli indici Usa sono in rialzo facendo quindi presagire un avvio positivo a Wall Street, rimbalzando da ieri quando gli indici hanno risentito del ribasso di BP (BP.N), scesa ai minimi da 14 anni, a seguito dei problemi legati al disastro ambientale nel Golfo del Messico.

Alle 13,20 italiane i tre derivati S&P 500 SPc1, Dow Jones DJc1 e Nasdaq NDc1 avanzano dell’1% circa.

I timori legati ai costi per recuperare il greggio nel Golfo stanno penalizzando tutte le major petrolifere europee.

Fra i gruppi che presentano i risultati, figurano Del Monte Foods e National Semiconductor.

Gli investitori aspettano anche di vedere i dati sulle nuove richieste settimanali di sussidi alla disoccupazione

Tra i titoli in evidenza:

* MSCI MXB.N, Kwb ha ridotto il prezzo obiettivo a 38 dollari da 41 dollari.

* PFIZER (PFE.N) ha ricevuto un warning della Fda per aver mancato di avvertire tempestivamente sui possibili effetti collaterali dei suoi prodotti, tra cui Viagra e Lipitor. Gli episodi stigmatizzati dall’autorità di settore risalgono fino al 2004. Il titolo resta comunque in rialzo preborsa.

* Ritorna la voce che APPLE (AAPL.O) possa fare un’offerta per acquistare la chip designer inglese ARM HOLDING ARM.L e il titolo britannico vola a Londra.

* CHIP, secondo Gartner la spesa globale sui semiconduttori salirà nel 2010 più del previsto, mentre praticamente si fermerà nel 2011: in cifre, +113% l’attesa 2010, +6,6% quella per il 2011.

* La inglese BP (BP.L) (BP.N) resta in calo in Europa per il disastro del Golfo del Messico. Per la Iea l’incidente petrolifero peggiore degli Usa potrebbe essere la spinta a una drastica trasformazione dell’industria estrattiva, limitare decisamente le perforazioni sottomarine e quindi l’offerta e, non ultimo, spingere modifiche regolatorie.

* AIG (AIG.N)>, il Congressional Oversight Panel rimprovera a Timothy Geithner, nella sua passata veste di numero uno della Federal Reserve di New York, di non aver esplorato tutte le opzioni possibili per favorire un salvataggio “privato” della allora disastrata compagnia, poi aiutata dal megafondo di salvataggio finanziato dai contribuenti statunitensi.

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