March 12, 2014 / 10:19 AM / 5 years ago

Debiti Pa, limiti Ue frenano progetti di Renzi

di Giselda Vagnoni e Giuseppe Fonte

Debiti Pa, oggi governo esamina ddl senza risorse aggiuntive. REUTERS/Thierry Roge

ROMA (Reuters) - Il Consiglio dei ministri esaminerà oggi un disegno di legge sui pagamenti dei debiti commerciali della Pubblica amministrazione che, contrariamente alle attese, non prevede risorse ulteriori per liquidare gli arretrati rispetto ai 47,5 miliardi di euro già previsti dal precedente governo Letta.

Lo rendono noto fonti governative dopo che il premier Matteo Renzi aveva annunciato lo sblocco totale dei debiti della Pa per dare spinta all’economia e indicato la cifra di 60 miliardi.

La decisione di optare per un disegno di legge invece che per un decreto, immediatamente in vigore, riflette la difficoltà di individuare coperture adeguate in assenza delle quali i nuovi rimborsi farebbero aumentare il debito pubblico e, nel caso di arretrati in conto capitale, anche il deficit oltre i limiti concordati in sede europea.

Il disegno di legge, inoltre, espone il governo a tempi potenzialmente lunghi di esame in Parlamento.

“Al momento non è prevista una tranche aggiuntiva di rimborsi”, spiega una delle fonti.

Nel ddl entreranno norme per dare attuazione alla procedura di cessione dei crediti vantati dai fornitori alle banche e, in parte residuale, alla Cassa depositi e prestiti (Cdp), tramite la garanzia dello Stato.

Lo scorso anno, forte dei risultati ottenuti con l’uscita dalla procedura di deficit eccessivo, l’Italia ha ottenuto dall’Europa spazi di manovra sul bilancio per cominciare a saldare le fatture inevase attraverso una maggiore emissione di debito.

Al 26 febbraio le amministrazioni debitrici avevano liquidato 22,8 miliardi. Restano quindi da erogare quasi 25 miliardi entro giugno 2014.

L’esatta dimensione dei debiti accumulati dalle amministrazioni pubbliche nei confronti delle aziende private non è nota.

Il ministero dell’Economia dice ufficialmente da mesi che i 47,5 miliardi già stanziati “consentono di chiudere gran parte delle posizioni debitorie” accumulate al 31 dicembre 2012.

Restano da sistemare, invece, i debiti fuori bilancio e le passività accumulate dalle partecipate degli enti locali.

Sebbene Renzi non lo abbia mai chiarito, una fonte governativa spiega che i 60 miliardi comprendono i 47,5 più i debiti accumulati nel 2013. L’Italia, infatti, non è riuscita finora a rispettare i termini di 30-60 giorni previsti dalla direttiva europea sui pagamenti e rischia l’apertura di una procedura di infrazione.

L’EUROPA CHIEDE UNA MANOVRA CORRETTIVA

A frenare le ambizioni di Renzi sono, per ora, i vincoli di bilancio. Ma fonti governative riferiscono che con l’avvio del semestre di presidenza italiana dell’Ue, in luglio, l’ex sindaco di Firenze cercherà alleanze con altri partner europei per ottenere più flessibilità sui vincoli di bilancio.

Per allora, infatti, gli interlocutori di Renzi a Bruxelles saranno cambiati con l’insediamento della nuova Commissione frutto del voto del prossimo 25 maggio.

“È sicuro che l’Italia chiederà di rinegoziare i tempi per la riduzione del debito” previsti dal nuovo Patto di stabilità europeo, il cosiddetto Fiscal Compact, ha detto una fonte governativa.

“L’Europa per ora non è intenzionata a concedere deroghe ma la Commissione cambierà presto e vedremo”, ha commentato un’altra persona vicina al dossier.

L’Italia deve mantenere l’indebitamento netto entro il 3% del Pil e ridurre il debito in linea con i ritmi serrati stabiliti dal Fiscal compact: un ventesimo in media d’anno o 3,5 punti nel triennio al 2015, quando scatterà la prima verifica di Commissione e Consiglio europeo.

La settimana scorsa il commissario per gli Affari economici Olli Rehn ha declassato l’Italia nel gruppo dei paesi con “squilibri macroeconomici eccessivi” in compagnia di Slovenia e Croazia.

Già a novembre Rehn aveva mostrato l’insoddisfazione per la decisione del governo Letta di destinare i risparmi della spending review soprattutto al taglio del cuneo fiscale invece che alla riduzione del deficit.

Chiedendo una correzione di 0,66 punti anziché di 0,1, come prevedono i documenti ufficiali del Tesoro, la Commissione europea ha sancito che l’Italia è già ora fuori dal Fiscal compact.

Il disegno di legge contiene misure che impediranno alle amministrazioni debitrici di accumulare in futuro “debiti così drammatici”, ha annunciato ieri il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando.

Un’ipotesi allo studio, spiega una delle fonti, è anticipare a quest’anno il nuovo regime di registrazione delle fatture previsto per gli enti locali, che scatta dal primo gennaio 2015.

Il disegno di legge cerca anche di velocizzare la liquidazione delle fatture rendendo più facile per le imprese cedere i crediti alle banche.

Suggerito dal presidente della Cassa depositi e prestiti, Franco Bassanini, il piano è già previsto a grandi linee dal decreto legge 76 del 2013 ma è rimasto finora lettera morta.

In sintesi, le banche dovrebbero comprare dalle imprese i crediti applicando un tasso di sconto non superiore al 2%. In caso di morosità del debitore, gli istituti di credito avrebbero la possibilità di cedere i crediti alla Cdp entro un tetto annuo che Bassanini ha indicato in 3-5 miliardi.

Peché l’operazione possa partire, lo Stato deve riconoscere una garanzia pubblica sui crediti.

La Ragioneria generale dello Stato continua ad opporsi. La garanzia pubblica farebbe emergere in bilancio i debiti commerciali aumentando la dimensione della correzione che l’Italia deve garantire per rispettare il Fiscal compact.

- ha collaborato Roberto Landucci Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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