June 5, 2013 / 11:33 AM / 7 years ago

Giornali, in 5 anni perso un lettore su 5, un milione di copie

ROMA (Reuters) - Negli ultimi cinque anni i giornali quotidiani hanno perso un lettore su cinque, con una flessione complessiva di circa un milione di copie.

E’ questo lo sconfortante dato che si ricava dal rapporto La stampa in Italia 2010-2012, reso noto questa mattina dalla Fieg, l’associazione degli editori di giornali.

“Il 2012 è il quinto anno consecutivo che si chiude con dati negativi per il settore. I quotidiani hanno registrato una flessione delle copie vendute del 6,6%, i settimanali del 6,4%% e i mensili dell’8,9%. Negli ultimi cinque anni i quotidiani hanno perso oltre il 22% delle copie, più di un milione di persone ha smesso di comprare ogni mattina il proprio giornale”, si legge nella introduzione del rapporto.

Negativi anche i dati riferiti ai lettori e alla pubblicità. Per quel che riguarda i lettori, “la crisi ha subito una forte accelerazione: se nel recente passato l’andamento negativo della diffusione e delle vendite era compensato dall’aumento del numero dei lettori, oggi non è più così. Per la prima volta, nel 2012, non solo calano diffusioni e copie vendute, ma diminuisce anche il numero di lettori. L’ultima rilevazione Audipress segnala, infatti, un calo del 9,7% dei lettori abituali di quotidiani rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Anche i periodici riducono il numero dei lettori, pur se in maniera meno accentuata (-3,2%)”.

Per la pubblicità il dato è ancor di più significativo se confrontato con quello della televisione: “L’andamento negativo della diffusione si accompagna al crollo della pubblicità: sui quotidiani del 17,6% e del 18,4% sui periodici. Si tratta di un calo più marcato di quello registrato dalla televisione, che ha conseguentemente e ulteriormente accentuato l’anomalia del mercato pubblicitario del nostro Paese, unico tra i Paesi avanzati ad essere caratterizzato dall’assoluto predominio del mezzo televisivo, favorito da una disciplina molto elastica sui limiti di affollamento pubblicitario”.

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