March 13, 2013 / 9:59 AM / 6 years ago

Appello Eternit, pm chiede 20 anni per Schmidheiny, De Cartier

TORINO (Reuters) - Alla requisitoria del processo d’appello Eternit per le morti da amianto, il pm di Torino Raffaele Guariniello ha chiesto una condanna a vent’anni per i due imputati, il magnate elvetico Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis De Cartier, ex alti dirigenti della società.

Schmidheiny e De Cartier - che oggi non erano presenti in aula - erano stati condannati in primo grado a 16 anni di carcere per disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele antinfortunistiche negli stabilimenti italiani del gruppo.

Le richieste di pena formulate oggi da Guariniello - che ha definito il caso Eternit “una tragedia immane e sconvolgente” -sono uguali a quelle del processo di primo grado, in cui l’accusa era rappresentata dallo stesso pm torinese.

Per Guariniello, gli imputati - ai quali contesta il “dolo eventuale” - hanno “dimostrato una capacità di delinquere in presenza di ingenti risorse economiche” e sono stati “mossi da una precisa volontà di nascondere la cancerogenicità dell’amianto, con la volontà precisa non di dismetterne la produzione ma di proseguire con l’attività”.

Gli imputati hanno sempre respinto oggi addebito, dichiarandosi estranei alle accuse.

PM: “UN DISASTRO CHE CONTINUA A COLPIRE”

Durante la requisitoria, Guariniello ha parlato del caso Eternit come di “un disastro che continua a colpire, che si sta consumando a danno di tutti noi, non solo dei lavoratori”.

“Una tragedia come questa, però, non l’ho mai vista. Una tragedia che continua a seminare morti, consumata in tutto il mondo sotto un’unica regia, senza che nessun tribunale al mondo abbia finora mai chiamato a risponderne i responsabili”, ha aggiunto.

In precedenza, il pm aveva parlato di “carenze strutturali” dovute a politiche aziendali, sostenendo che gli imputati hanno consapevolmente stabilito la politica ambientale del gruppo in tutti gli stabilimenti che producevano cemento-amianto.

“Non siamo in presenza di eventi sporadici, ma di carenze strutturali, dovute a scelte di carattere generale e di politica aziendale, compiute a livello mondiale”, ha detto Guariniello.

Davanti alla corte presieduta dal giudice Alberto Oggè, Guariniello ha detto che gli imputati sono “soggetti che hanno deciso la politica ambientale del gruppo, non a Casale o a Bagnoli, ma in tutti gli stabilimenti” che producevano cemento-amianto, “con pieni poteri decisionali e di spesa”.

Alla Eternit spa è attribuita, a partire dagli anni ‘50, la morte di quasi 3.000 persone - tra operai e abitanti delle zone vicine a quattro stabilimenti italiani.

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