26 febbraio 2013 / 00:22 / 5 anni fa

Voto, Pd vince Camera ma Senato è senza maggioranza, boom Grillo

di Valentina Consiglio e Giselda Vagnoni

Una donna vota per il Senato a Piacenza. REUTERS/Paolo Bona

ROMA (Reuters) - La coalizione di centrosinistra vince per un soffio alla Camera ma al Senato non c‘è maggioranza a causa del sorprendente risultato del Movimento 5 Stelle e per l‘Italia si apre lo spettro di uno stallo istituzionale che potrebbe destabilizzare la zona euro.

“Il centrosinistra ha vinto alla Camera e per numero di voti anche al Senato”, ha detto il leader del Pd Pier Luigi Bersani poco dopo mezzanotte.

“E’ evidente a tutti che si apre una situazione delicatissima per il Paese. Gestiremo le responsabilità che queste elezioni ci hanno dato nell‘interesse dell‘Italia”.

Beppe Grillo, che a Montecitorio diventa il primo partito con il 25,54%, assicura che i suoi neoparlamentari saranno “una forza straordinaria” e respinge ipotesi di inciucio.

Sotto le attese il risultato di Mario Monti che supera di poco le soglie di sbarramento di Camera (10%) e Senato (8%).

Il presidente del Consiglio uscente si dice comunque “molto soddisfatto” e sollecita un governo dei responsabili.

Alla Camera il centrosinistra, secondo i dati del Viminale, ha 130.000 voti di vantaggio quando mancano solo i dati di 195 sezioni e il gap non è recuperabile neppure se il centrodestra si aggiudicasse tutti i voti dei quali non si ha ancora il risultato.

Il centrosinistra è al 29,55%, il centrodestra al 29,18%, Grillo al 25,54%, la coalizione di Monti al 10,56%.

Il Pdl sostiene che lo scarto è troppo irrisorio perchè il Viminale dichiarari la coalizione vincitrice e si rivolge al ministro dell‘Interno Annamaria Cancellieri.

“Chi vince alla Camera deve avere l‘onere di fare le prime proposte” di governo al Capo dello Stato, ha detto il vice segretario del Pd Enrico Letta. “Il ritorno alle urne non è l‘ipotesi migliore”.

Per il vice di Pier Luigi Bersani “un Senato senza maggioranza è una situazione che il Paese non ha mai vissuto fino a oggi” e che la crisi “è complessa da vivere e da gestire”.

Monti ha già sottolineato come il Pd conquisti la maggioranza di Montecitorio solo grazie ad un “esorbitante” premio di maggioranza, contestando quindi la vittoria politica di Bersani.

La delusione nel quartier generale del Pd, dato per favorito fin dall‘inizio, era palpabile e Bersani ha preferito cedere la sala stampa a Letta.

Vittorioso al Senato in sette regioni, Lombardia, Veneto, Sicilia, Campania, Puglia, Abruzzo e Calabria, il centrodestra esulta per un risultato non previsto dai sondaggi e lancia segnali al Pd per la formazione di un governo di grande coalizione.

“Tornare a votare non è il caso. Ci rimettiamo alla saggezza del presidente della Repubblica. Lui sicuramente troverà la soluzione”, dice Renato Brunetta a Reuters.

MERCATI IN ALTALENA

Sebbene il Pd dica di essere avanti di 300.000 voti al Senato, dove la ripartizione dei seggi avviene su base regionale, nessuno schieramento ha la maggioranza necessaria di 158 senatori, neanche una ipotetica alleanza tra Bersani e Monti di cui si è parlato in campagna elettorale.

Le proiezioni Rai-Istituto Piepoli attribuiscono 113 seggi al centrodestra, 105 al centrosinistra, 63 a Grillo, 20 a Monti. Quelle di Ipr per Mediaset 95-115 al centrosinistra, 110-130 al centrodestra, 53-63 a Grillo, 13-20 a Monti.

Dopo che secondo i dati del Viminale il centrosinistra si è aggiudicato il Piemonte, il politologo Roberto D‘Alimonte sul suo sito ha fatto questa proiezione di seggi al Senato: centrosinistra prima coalizione con 120 seggi, secondo il centrodestra con 118, terzo Grillo con 54, poi Monti con 21 e 2 seggi ad altri partiti.

“Se le proiezioni fossero confermate i numeri non consentirebbero di formare un governo stabile e si dovrebbe andare rapidamente al voto”, aveva detto a caldo Stefano Fassina, responsabile economico del Partito democratico, escludendo l‘ipotesi di una grande coalizione.

“Il centrosinistra dice cose irresponsabili quando sostiene che l‘Italia sarà ingovernabile. Noi invece siamo una forza responsabile”, gli aveva risposto il capogruppo uscente del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto.

Il rischio di instabilità ha quasi azzerato il rialzo della Borsa di Milano e ridotto il guadagno dello spread registrati nel primo pomeriggio quando gli instant poll indicavano una chiara maggioranza per il centrosinistra.

“Un risultato che vede Berlusconi al 30% e Grillo al 25% significa che il 55% degli elettori italiani ha votato brutalmente contro Europa, euro e Germania”, ha detto ancora Letta.

Il senso di rabbia e scoramento degli elettori emerge anche dal dato sull‘affluenza sceso al 75,17% contro l‘80,50% registrato nel 2008.

“Se Monti viene umiliato dal voto di domenica e lunedì le elezioni italiane potrebbero essere considerate come una pericolosa sconfitta per l‘establishment politico dell‘Unione europea e per l‘approccio tedesco alla crisi dell‘euro”, aveva avvertito la settimana scorsa l‘opinionista Anatole Kaletsky.

Gianfranco Fini, presidente della Camera e leader del Fli, partito centrista alleato a Monti rischia di non essere più in Parlamento.

“Per quanto ci riguarda è impossibile nascondere un risultato totalmente negativo ed è inutile recriminare”, dice Fini in una nota.

“Per l‘Italia temo che il peggio debba ancora venire”.

- hanno contribuito Roberto Landucci, Massimiliano Di Giorgio, Francesca Piscioneri, Antonella Cinelli a Roma, Ilaria Polleschi a Milano

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