8 febbraio 2013 / 09:08 / 5 anni fa

Italia, risale produzione dicembre ma calo 2012 è pesante

di Giulio Piovaccari

Operai sollevano i loro elmetti da lavoro. REUTERS/Alessandro Bianchi

MILANO/ROMA (Reuters) - Torna a salire in dicembre - con un rimbalzo in verità modesto - la produzione industriale italiana, dopo tre mesi consecutivi di netta flessione.

È una risalita che gli operatori giudicano coerente con i segnali di stabilizzazione forniti negli ultimi mesi dell‘anno dalle indagini congiunturali ma che, purtroppo, non cambia granché in termini di un 2012 fortemente recessivo per l‘economia del paese: anzi, come certificato stamane dall‘Istat, quello appena passato è stato l‘anno peggiore per la produzione italiana dal 2009.

Secondo i dati Istat, la produzione è salita dello 0,4% congiunturale in dicembre, leggermente più delle attese, che un sondaggio Reuters indicava in un +0,3%.

“È un piccolo rimbalzo dopo mesi di forti cali. Tuttavia segnala che il peggio potrebbe essere alle spalle. Di buon auspicio il rimbalzo dei beni strumentali, un segnale che la domanda estera sta sostenendo la produzione” spiega l‘economista di Intesa Sanpaolo Paolo Mameli. “In generale, è un dato comunque coerente con la nostra previsione di un prolungamento della debolezza nei primi due trimestri dell‘anno, e di una lenta ripresa nella seconda metà del 2013”.

La produzione era calata dell‘1,1% congiunturale in novembre (dato rivisto dal -1% della prima lettura), dell‘1,1% in ottobre e dell‘1,3% in settembre.

“Ovviamente l‘intensificazione del passo di recessione della produzione per il quarto trimestre è un po’ più forte delle nostre previsioni, in quanto supera di poco il 2%, e questo ha chiaramente qualche impatto sulle stime del Pil del quarto trimestre, sollevando qualche rischio di downside” sottolinea l‘economista di Unicredit Loredana Federico.

In dicembre, si legge nel comunicato dell‘Istat, la produzione industriale italiana ha registrato variazioni congiunturali positive nel comparto dei beni strumentali (+4,0%) e dell‘energia (+1,5%) mentre è calata nel raggruppamento dei beni intermedi (-0,7%). Invariato invece il comparto dei beni di consumo.

2012 ANNO PEGGIORE PER PRODUZIONE DA 2009

Secondo l‘economista di Barclays Fabio Fois il dato odierno è imputabile “in parte ad un rimbalzo tecnico dopo tre mesi piuttosto pesanti ma un po’ anche ai segnali di stabilizzazione giunti dalle survey”.

“Comunque un dato coerente con una contrazione del Pil italiano dello 0,6-0,7% nel quarto trimestre” spiega Fois, che prevede sull‘intero 2012 una flessione dell‘economia italiana pari al 2,1%, un dato leggermente migliore delle stime del governo, fissate ad un -2,4%.

Su base annua, comunica l‘Istat, la produzione italiana segna una contrazione del 6,6% contro il -7,7% del mese precedente (rivisto da -7,6%). Le attese in questo caso indicavano una flessione del 7,2%. Sulla media del 2012 il calo della produzione è del 6,7% annuo, il dato peggiore dal 2009.

“Non è una grande novità: sappiamo che l‘Italia è in recessione e il settore industriale in difficoltà, quindi nessuno shock” aggiunge Fois.

L‘Istat sottolinea inoltre che il volume della produzione (indice grezzo) è il più basso almeno dal 1990.

EURO FORTE, NON E’ ANCORA ALLARME

Nonostante il recente e marcato apprezzamento dell‘euro sul dollaro - da 1,32 di inizio anno al picco di oltre 1,37 venerdì scorso - gli economisti non sembrano al momento particolarmente in allarme per gli effetti del cambio sull‘export italiano.

Paolo Mameli parla di preoccupazione “un po’ eccessiva” e spiega: “è vero, l‘euro si è apprezzato recentemente, ma non è a livelli tali da fare male alle esportazioni”.

Il cambio euro/dollaro è ridisceso in area 1,34 dopo le dichiarazioni di ieri del presidente della Bce. Draghi, pur precisando che i tassi di cambio non rientrano tra i target di politica monetaria, ha aggiunto che sono importanti per la crescita e la stabilità dei prezzi e che Francoforte vuole capire se l‘apprezzamento sarà sostenuto e andrà a modificare le valutazioni di rischio.

“Ai valori attuali siamo probabilmente sopra il fair value, ma non a livelli tali da far paura o da pesare troppo sull‘export italiano” conferma Fois di Barclays.

Nei giorni scorsi, di fronte all‘apprezzamento della valuta unica, il presidente francese Hollande aveva proposto di individuare un target di medio termine per il cambio per proteggerlo de “oscillazioni irrazionali”.

Intanto mercoledì prossimo Eurostat pubblicherà i dati sulla produzione industriale di dicembre della zona euro. Le stime indicano un recupero dello 0,2% su mese dopo la contrazione dello 0,3% di novembre. E nei giorni scorsi è stato già pubblicato il dato sulla produzione tedesca: +0,3% in dicembre, dopo il -0,2% di novembre [ID:nL5N0B77VT].

Insomma, dopo il calo di novembre, dicembre sembra essere un mese di risalita della produzione nelle principali economie della zona euro, compresa l‘Italia. Fin qui le analogie; quel che cambia è l‘entità della contrazione registrata nei mesi precedenti, molto più pesante per l‘Italia che per gli altri partner della regione.

(Ha collaborato Antonella Cinelli)

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