1 febbraio 2013 / 18:23 / tra 5 anni

Voto, Renzi (Pd) torna in campo per Bersani, e attacca Monti

ROMA (Reuters) - Dopo un silenzio di alcuni mesi seguito alla sconfitta alle primarie per il candidato premier del centrosinistra, il sindaco di Firenze Matteo Renzi oggi è tornato in pubblico per dare vita a un comizio in tandem con il leader Pier Luigi Bersani, quando mancano tre settimane al voto delle Politiche.

Il leader Pd Pierluigi Bersani assieme a Matteo Renzi. REUTERS/Max Rossi

Un ritorno annunciato nei giorni scorsi e che dai sostenitori del Partito democratico è stato festeggiato su Twitter con l‘hashtag #pdbrothers.

Bersani ha riconosciuto l‘impegno di Renzi chiamandolo “protagonista di questo grande allargamento” del Pd e del centrosinistra tra l‘elettorato e l‘opinione pubblica.

I sondaggi continuano a considerare la coalizione guidata dal segretario democratico in vantaggio di almeno cinque punti percentuali sul centrodestra di Silvio Berlusconi, con la maggioranza assoluta alla Camera ma con un esito incerto al Senato, dove il premio di maggioranza scatta regione per regione e non a livello nazionale.

In un discorso di una ventina di minuti all‘Obihall di Firenze, davanti a una platea composta di molti giovani, Renzi ha invitato i suoi supporter a fare campagna per il centrosinistra: “Non ci sono bersaniani e renziani, ci sono i democratici che porteranno questo Paese fuori dalla crisi in cui siamo precipitati”.

“Amici che avete votato per me, non avete costruito un castello in aria. Ora costruite le fondamenta”, ha detto ancora il primo cittadino di Firenze.

Renzi ha invitato il centrosinistra a evitare “i finti umanimismi”, discutendo delle questioni più sensibili, per evitare di ripetere un esito come quello del governo Prodi, durato dal 2006 al 2008 e caduto per gli scontri interni.

L‘ex sfidante di Bersani ha detto che non si deve sottovalutare Berlusconi, in rialzo nei sondaggi, ma che non bisogna averne paura, e ha scherzato: “Anche se ingaggiasse il mago Silvan, non basterebbe a far scomparire le cose che ha fatto in questi anni”.

Ma Renzi non è stato tenero neanche con il premier uscente Mario Monti, delle cui politiche pure veniva considerato un sostenitore. Dopo che Monti ha detto oggi che il Pd è nato nel 1921 - anno in cui è sorto il Partito comunista, mentre il Pd è nato nel 2008 dalla fusione di Margherita e Ds - Il sindaco ha detto che “deve aver confuso con la sua carta d‘identità”.

E ancora: “Il [Gianfranco] Fini alleato di Monti è quelli della legge Bossi-Fini [sull‘immigrazione], non quello dei tortellini”.

Renzi ha riservato anche un accenno indiretto alla questione del Monte dei Paschi di Siena e dei suoi rapporti con la politica, in particolare con il Pd e, prima, con la sinistra.

“L‘Italia giusta si aspetta un governo che sia capace di un rinnovato rapporto tra finanza e politica. Quando la finanza fa bene il suo lavoro nascono cose belle: senza il fiorino a Firenze non ci sarebbero state arte, cultura, biblioteche per i poveri, e l‘Italia non avrebbe conosciuto quella grande pagina di storia che è stata il Rinascimento”, ha detto.

(Massimiliano Di Giorgio)

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