17 dicembre 2012 / 16:43 / tra 5 anni

Napolitano: dopo voto governo politico, indicherò io premier

di Paolo Biondi

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. REUTERS/Benoit Tessier

ROMA (Reuters) - Giorgio Napolitano, in attesa di conoscere dal presidente del Consiglio Mario Monti se e come intenda prendere parte alle prossime elezioni politiche, conferma che sarà lui a dare l‘incarico al prossimo capo del governo dopo le elezioni e che si tratterà di un esecutivo politico nato sulla base del consenso raccolto.

Salutando le alte cariche dello Stato prima delle vacanze di Natale, Napolitano ha detto che “con il voto si tornerà alla assunzione di responsabilità da parte delle forze politiche secondo il consenso raccolto da ciascuna”.

“Mi trovo a dover chiarire che su di me ricadrà un compito nettamente diverso da quello che mi toccò assolvere nel novembre del 2011”, ha detto il Capo dello Stato in un riferimento all‘incarico al tecnico Monti.

In passato Napolitano è sembrato scoraggiare Monti dal partecipare alla competizione elettorale ricordando che l‘ex commissario Ue è già stato nominato senatore a vita.

All‘idea che Monti possa guidare una sua lista o concedere che gruppi centristi usino il suo nome si mostra contrario il Partito democratico che è il partito favorito alla vittoria.

Il presidente della Repubblica ha anche parlato di “brusca accelerazione” della fine della legislatura riferendosi alle annunciate dimissioni da parte di Monti che si concretizzeranno nei prossimi giorni dopo l‘approvazione delle Legge di stabililtà attesa per il 21 dicembre.

Monti ha detto a Napolitano che non avrebbe aspettato la conclusione naturale della legislatura, in primavera, dopo la defezione del Pdl, il partito di maggioranza relativa che per circa un anno ha sostenuto il governo tecnico.

Le prossime elezioni dovrebbero tenersi il 17 febbraio 2013 sotto forma di election day che accorperà anche le elezioni regionali in Lazio, Lombardia e Molise.

Al termine della cerimonia di oggi, Napolitano ha avuto un colloquio di circa 15 minuti con Monti, i presidenti delle Camere Renato Schifani e Gianfranco Fini e il ministro dell‘Economia Vittorio Grilli.

MANCANZA RIFORME ALIMENTA QUALUNQUISMO E ANTIPOLITICA

Il capo dello Stato ha definito “imperdonabilmente grave” la mancata approvazione di una nuova legge elettorale da parte del Parlamento, da lui sempre caldeggiata negli ultimi 12 mesi. Attribuendo questa mancata riforma all‘assenza di un “sussulto di operosità riformatrice e anche di un moto di rinnovamento dei partiti”, Napolitano ha detto “con amarezza e preoccupazione” che tale attitudine dei partiti potrebbe alimentare “il corso limaccioso dell‘antipolitica e del qualunquismo istituzionale”.

Il presidente ha poi ammonito sulla necessità di una fase di “rigore” e di un “nuovo slancio di unità” ed ha esortato ad “un impegno comune di tutte le forse rappresentative - e in quel tutte vorrei si cogliesse un mio forte appello al superamento di dannose divisioni e negatività - del mondo delle imprese e del mondo del lavoro per quell‘elevamento della produttività e della competitività di cui il nostro sistema industriale ed economico ha acuto bisogno”.

Al termine della cerimonia, nel corso del brindisi con il capo dello Stato e le autorità, il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi ha detto di avere particolarmente “apprezzato e condiviso questo richiamo all‘unità” del quale aveva avuto occasione di parlare con Napolitano nei giorni scorsi.

Napolitano, annunciando di non essere interessato a un nuovo mandato presidenziale, ha detto che “occorre stabilità e continuità istituzionale pur nell‘imprevedibile mutare degli equilibri politici”.

Infine il presidente, in un discorso a tutto campo e insolitamente lungo, ben 26 cartelle, non ha mancato un polemico riferimento al suo conflitto di attribuzione di poteri con la procura palermitana: “Ai magistrati di tutta Italia - da quella a Palermo dove quindici anni fa si concluse lo storico maxi processo, alle grandi città del Nord - diciamo: andate avanti e fino in fondo, con professionalità e rigore nel rispetto delle regole e delle competenze e nel rispetto dell‘equilibrio e dei poteri”.

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