14 dicembre 2012 / 09:48 / tra 5 anni

Debito a quota 2000 miliardi, la montagna accumulata in 150 anni

di Stefano Bernabei e Luca Trogni

Il ministro dell'Economia Vittorio Grilli. REUTERS/Francois Lenoir

MILANO/ROMA (Reuters) - Il Gran Libro del debito pubblico del Regno d‘Italia fu istituito il 10 luglio del 1861 per farvi confluire le passività degli Stati prima della formazione di una nazione unitaria, l‘Italia, appunto.

Da quell‘anno zero, con miliardi di debito accumulato, due guerre mondiali e governi di ogni colore, il 2012 verrà ricordato come l‘anno in cui, in un giorno di ottobre, la montagna ha superato un‘altezza di 2.000.000.000.000 (duemila miliardi) di euro.

In una ricostruzione della lunga serie storica dal 1861, fatta dalla Banca d‘Italia in un lavoro di Maura Francese e Angelo Pace nel 2008, è ben rappresentata l‘attuale drammaticità di quel numero a 12 zeri: il rapporto tra debito e Pil - oggi al 126,4% (stima per fine 2012) - è stato più elevato solo negli anni immediatamente successivi alla prima Guerra Mondiale, arrivando al 160%, ma né il secondo conflitto mondiale né la precedente crisi del ‘29 avevano generato uno squilibrio analogo a quello attuale.

Il debito in lire del 1861 ammontava a 3,131 miliardi e dopo tre anni era già triplicato. Nel 1905, dopo politiche di bilancio restrittive che ne contennero la crescita, una nuova fase di accumulo portò la montagnetta sopra i 13 miliardi di lire.

“La figura mostra che l‘Italia è stata ed è un Paese con un debito pubblico elevato. Gli anni in cui il debito è stato superiore al prodotto non sono casi isolati. Su 147 osservazioni l‘incidenza del debito delle Amministrazioni pubbliche sul Pil è stata superiore al 100% in 53 anni; ha superato il 60% in 108 casi. Il periodo successivo alla seconda guerra mondiale, caratterizzato dal miracolo economico e da un peso del debito in media ben al di sotto del 35%, appare infatti come un‘eccezione”, hanno scritto i due studiosi di Bankitalia nel 2008. E da allora il trend del debito è peggiorato ulteriormente.

Dai primi anni dell‘Unità d‘Italia fino agli anni ‘80 la crescita del debito poteva essere ascritta a determinanti reali, dalle campagne di guerra alle spese per le nazionalizzazioni, poi però ha iniziato a prevalere un utilizzo della spesa pubblica non più per investimenti ma per pagare alti tassi ai ‘Bot people’ e raccogliere consensi politici.

A partire dagli anni ‘70 - a causa degli elevati tassi d‘interesse reali - la spesa pubblica cresce soprattutto per la necessità di mantenere sul mercato l‘elevato ammontare di titoli pubblici.

TAGLIO STOCK SOLO DOPO GUERRE GRAZIE A CONDONI, INFLAZIONE

L‘Italia vide cadere repentinamente il rapporto debito/Pil nel corso di questa lunga storia solo due volte, negli anni post bellici. Nel primo caso, negli anni Venti e primi anni Trenta “per il venir meno del debito estero prebellico, che fu in parte significativa condonato”, con il debito verso il governo degli Stati Uniti ridotto di 4/5; nel secondo caso alla fine della seconda guerra mondiale, con un debito ‘alla giapponese’ quasi tutto interno, grazie “principalmente all‘elevatissima inflazione”.

Questo per dire che mai, nessuna politica a parte quella legata alla guerra, è riuscita ad abbassare in un colpo e visibilmente la montagna.

Ci sono invece state fasi di grande accumulo e periodi più brevi, fino ad oggi effimeri, di progressiva riduzione.

Alle quattro fasi di accumulo del debito nella storia d‘Italia individuate nello studio Bankitalia del 2008 se ne potrebbe aggiungere oggi una quinta, quella della crisi iniziata nel 2008 e non ancora terminata.

La prima fase è nella seconda parte del diciannovesimo secolo, “con un massimo assoluto nella seconda metà degli anni novanta; la seconda e la terza (i cui massimi sono raggiunti nel 1920 e nel 1943) sono connesse con le due guerre mondiali. La quarta fase di forte accumulazione parte dopo il minimo registrato nel 1963-1964, quando l‘incidenza del debito riprende a salire rapidamente”.

Il punto di massimo, prima dei picchi recenti, “viene raggiunto nel 1994, quando l‘incidenza del debito sul prodotto sale al 121,8 per cento”. Poi l‘Italia aderisce all‘Unione monetaria europea, gli squilibri tendono a ridursi, il debito pubblico scende e alla fine del 2007 tocca il minimo di periodo al 103,1%. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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