27 novembre 2012 / 07:48 / 5 anni fa

Ilva, Clini: soluzione entro giovedì contro chiusura. Prostesta sindacati

ROMA (Reuters) - Il governo lavora per trovare una soluzione sull‘Ilva entro giovedì, quando ci sarà un incontro a Palazzo Chigi sulla questione, mentre gli operai protestano per la chiusura della fabbrica decisa ieri a seguito dei mandati d‘arresto arrivati dalla procura per i vertici dell‘azienda tarantina.

Una immagine dell'impianto siderurgico dell'Ilva di Taranto. 4 agosto, 2012. REUTERS/Yara Nardi

Lo ha detto il ministro dell‘Ambiente, Corrado Clini, parlando ai microfoni di Skytg24.

“Stiamo lavorando per risolvere questa situazione in tempi molto rapidi e credo che avremo una soluzione pronta per quando ci incontreremo giovedì. Sarà una riunione operativa, non solo uno scambio di idee, con un provvedimento che consente di superare questa situazione”, ha detto il ministro.

La procura di Taranto ha deciso ieri l‘arresto di sette persone tra cui dirigenti ed ex di Ilva e del Gruppo Riva, da cui lo stabilimento dipende, tra cui l‘anziano patron Emilio Riva, nell‘ambito di una inchiesta per corruzione.

L‘azienda ha detto che presenterà ricorso contro la decisione dei gip.

Il tribunale ha anche disposto il sequestro dei rifornimenti destinati allo stabilimento siderurgico e il prodotto finito giacente sulle banchine del porto di Taranto. In seguito a tale decisione l‘Ilva ha annunciato la chiusura dell‘impianto, scatenando le proteste dei sindacati metalmeccanici che hanno proclamato per domani 24 ore di sciopero nazionale.

La chiusura è scattata già dal primo turno di ieri sera con le ferie forzate per i dipendenti dell‘area “a freddo”, circa 5.000 secondo i sindacati.

Stamani circa 3-4 mila lavoratori iscritti a Fim, Fiom e Uilm hanno occupato lo stabilimento tarantino introducendoci negli uffici della direzione in attesa di essere incontrati dal direttore.

Il presidente del Consiglio Mario Monti ha convocato per giovedì pomeriggio una riunione a Palazzo Chigi con i ministri competenti, il presidente dell‘Ilva, i leader di Cgil, Cisl e Uil e le autorità pugliesi.

Alla fine di luglio la magistratura, che ha aperto un‘inchiesta per disastro ambientale, ha sequestrato l’ area “a caldo” dello stabilimento dell‘Ilva, per l‘emissione di sostanze inquinanti superiori alla norma che, secondo perizie epidemiologiche, avrebbero provocato tassi eccessivi di decessi per tumori a Taranto.

Nelle scorse settimana l‘azienda ha chiesto la cassa integrazione per un massimo di 2.000 dipendenti dell‘area a freddo, motivandola con la crisi del settore siderurgico. E la settimana scorsa, chiedendo il dissequestro dell‘area “a caldo” - motivata con la necessità di applicare le misure previste dall‘Autorizzazione integrata ambientale per bonificare lo stabilimento - aveva già minacciato la chiusura.

SEI ARRESTI E UN RICERCATO

Emilio Riva e altre cinque persone sono state arrestate ieri con l‘accusa a vario titolo di corruzione, concussione e associazione a delinquere, come hanno riferito la Guardia di Finanza e la Procura di Taranto.

Riva, che non ha più cariche operative nel gruppo, si trova agli arresti domiciliari, mentre il figlio Fabio, vice presidente di Riva Group, è destinatario di un ordine di custodia cautelare in carcere firmato dai gip di Taranto Patrizia Todisco e Vilma Gilli su richiesta del pm Remo Epifani.

Al momento però l‘uomo, che era già ai domiciliari per l‘inchiesta principale sull‘Ilva - quella per disastro ambientale - risulta irreperibile e gli agenti delle Fiamme Gialle lo stanno cercando per portarlo in carcere.

Secondo i magistrati dirigenti dell‘Ilva avrebbe corrotto politici, periti ed imprenditori locali per mettere a tacere o almeno ridimensionare le attività inquinanti dell‘impianto.

Nell‘inchiesta, dicono fonti giudiziarie, risultano indagati anche l‘attuale presidente dell‘Ilva, Bruno Ferrante e l‘ex presidente Nicola Riva, per il quale la procura aveva chiesto l‘arresto che è stato però respinto dal gip.

Ferrante ha detto di non avere “alcuna intenzione di rinunciare all‘incarico di Presidente di Ilva”, respingendo le contestazioni del pm.

Tra gli altri arrestati oggi, l‘ex dirigente per i rapporti istituzionali dell‘Ilva Girolamo Archinà, l‘ex direttore del siderurgico Luigi Capogrosso, entrambi già trasferiti in carcere. Poi l‘ex rettore del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti, l‘ex assessore di centrosinistra all‘Ambiente della Provincia di Taranto Michele Conserva (Pd) e l‘ingegnere Carmelo Delli Santi rappresentante della Promed Engineering, tutti ai domiciliari.

Secondo una perizia epidemiologica consegnata alla procura tarantina, le emissioni del siderurgico tarantino hanno provocato in 13 anni quasi 400 morti tra la popolazione e un “eccesso di mortalità” per alcuni tumori tra i dipendenti dell‘impianto.

Il Gruppo Riva, 17esimo produttore mondiale di acciaio, ha sempre respinto le accuse sull‘Ilva. L‘impianto tarantino dà lavoro a circa 12.000 persone. Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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