26 novembre 2012 / 08:43 / 5 anni fa

Ilva, arrestati Emilio Riva e altri, Ferrante indagato

TARANTO (Reuters) - Il patron dell‘Ilva di Taranto Emilio Riva, suo figlio Fabio ed altre cinque persone sono state arrestate questa mattina con l‘accusa a vario titolo di corruzione, concussione e associazione a delinquere.

Una immagine dal mare degli stabilimenti dell'Ilva di Taranto, gruppo siderurgico controllato dalla famiglia Riva. 3 agosto, 2012. REUTERS/Yara Nardi

Lo riferiscono la Guardia di Finanza e la Procura di Taranto.

Emilio Riva, che non ha più cariche operative nel gruppo, si trova agli arresti domiciliari, mentre il figlio Fabio, vicepresidente di Riva Group, è destinatario di un ordine di custodia cautelare in carcere firmato dai gip di Taranto Patrizia Todisco e Vilma Gilli su richiesta del pm Remo Epifani.

Al momento però l‘uomo, che era già ai domiciliari per l‘inchiesta principale sull‘Ilva - quella per disastro ambientale, che nel luglio scorso ha portato al sequestro degli impianti dell‘area a caldo dell‘impianto siderurgico tarantino - risulta irreperibile e gli agenti delle Fiamme Gialle lo stanno cercando per portarlo in carcere.

Secondo i magistrati dirigenti dell‘Ilva avrebbe corrotto politici, periti ed imprenditori locali per mettere a tacere o almeno ridimensionare le attività inquinanti dell‘impianto.

Nell‘inchiesta, dicono fonti giudiziarie, risultano indagati anche l‘attuale presidente dell‘Ilva, Bruno Ferrante e l‘ex presidente Nicola Riva, per il quale la procura aveva chiesto l‘arresto che è stato però respinto dal gip.

In una breve nota diffusa nel pomeriggio, Ferrante - un ex prefetto - ha detto di non avere “alcuna intenzione di rinunciare all‘incarico di Presidente di Ilva”, che aveva assunto nel luglio scorso, poco prima che scattasse il sequestro degli impianti.

“Le contestazioni che mi sono state rivolte dal pm di Taranto appaiono inconsistenti e strumentali”, ha detto ancora Ferrante. “Proseguirò nel mio compito nell‘interesse dei tanti lavoratori e dell‘Azienda, convinto sempre che è possibile e doveroso coniugare ambiente, salute e lavoro”.

TRA GLI ARRESTATI ANCHE UN POLITICO DI CENTROSINISTRA

Tra gli altri arrestati oggi, l‘ex dirigente per i rapporti istituzionali dell‘Ilva Girolamo Archinà, l‘ex direttore del siderurgico Luigi Capogrosso, entrambi già trasferiti in carcere. Poi l‘ex rettore del Politecnico di Taranto Lorenzo Liberti, l‘ex assessore di centrosinistra all‘Ambiente della Provincia di Taranto Michele Conserva (Pd) e l‘ingegnere Carmelo Delli Santi rappresentante della Promed Engineering, tutti ai domiciliari.

In uno tra gli episodi di corruzione sotto la lente della procura, già emerso peraltro nell‘inchiesta sul disastro ambientale, Archinà avrebbe consegnato a Liberti una busta con 10mila euro in cambio di una perizia “addolcita” sull‘inquinamento dell‘Ilva.

Nell‘operazione di oggi, la Guardia di Finanza ha anche sequestrato tutti i rifornimenti destinati all‘Ilva e il prodotto finito stoccato sulle banchine del porto di Taranto.

Secondo una perizia epidemiologica consegnata alla procura tarantina, le emissioni del siderurgico tarantino hanno provocato in 13 anni quasi 400 morti tra la popolazione e un “eccesso di mortalità” per alcuni tumori tra i dipendenti dell‘impianto.

Il Gruppo Riva, 17esimo produttore mondiale di acciaio, ha sempre respinto le accuse sull‘Ilva. L‘impianto tarantino dà lavoro a circa 12.000 persone. Nelle settimana scorse l‘azienda ha chiesto la cassa integrazione per un massimo di 2.000 dipendenti motivandolo con la crisi del settore siderurgico.

Preoccupato di “salvaguardare salute e occupazione” - l‘azienda ha anche minacciato di chiudere lo stabilimento se la Procura non autorizzare il dissequestro degli impianti per procedere ai lavori di bonifica previsti dalla Autorizzazione integrata ambientale - oggi il segretario della Fiom Cgil Maurizio Landini ha chiesto al presidente del Consiglio Mario Monti di convocare “immediatamente” un incontro coi sindacati.

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