22 novembre 2012 / 16:08 / tra 5 anni

Primarie centrosinistra, si vota domenica, sondaggi incerti

* Seggi aperti domenica dalle 8 alle 20. Primi risultati dopo le 22,30

Il segretario del Pd Pier Luigi bersani (a sinistra) con il presidente del partito Rosy Bindi. REUTERS/Max Rossi

* Nei sondaggi in testa Bersani su Renzi, ma incerta è l‘attendibilità

* Confronto aperto tra i 5 sfidanti

di Paolo Biondi

ROMA (Reuters) - Cinque candidati. La responsabile del sito del Pd Tiziana Ragni li ha raffigurati sulla home page del partito come cinque supereroi, raccogliendo alcune aspre critiche e molti sorrisi.

I 5 che si sfideranno domenica alle primarie del centrosinistra quel che vogliono non è comunque nulla di super o speciale, ma poter tornare a una condizione normale della vita politica nazionale dopo la parentesi della solidarietà nazionale nell‘ultimo anno, con il ritorno a un governo politico, governo che ognuno immagina presieduto da se stesso.

Fin qui i punti comuni, su tutto il resto poche altre consonanze e molte differenze: dal giudizio sul governo Monti (molto buono per Bruno Tabacci, buono con distinguo per Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, insufficiente per Laura Puppato, molto male per Nichi Vendola) alla politica delle alleanze.

Domenica si vota per il primo turno dalle 8 alle 20; se nessun candidato raggiungerà il 50% dei voti più uno, si tornerà a votare domenica 2 dicembre nel turno di ballottaggio tra i due meglio classificati al primo turno.

Domenica notte, secondo quanto riferiscono al comitato organizzatore delle primarie, si potrebbe “avere una tendenza sul voto e sulle percentuali di voti raccolti da ciascun candidato a partire dalle 22,30”, previsione che per qualcuno è un po’ ottimistica.

Molto dipenderà da quanto lunghe saranno le file ai seggi (ogni elettore deve fare una doppia fila: la prima per registrarsi - cosa che può essere già fatta ora, per chi vuole -, la seconda per esprimere la propria preferenza) domenica sera al momento della chiusura dei seggi e quanto la macchina organizzativa (si prevedono oltre 100.000 volontari) reggerà.

I problemi organizzativi sono strettamente legati all‘affluenza e questo è un problema prettamente politico, uno dei temi più accesi della campagna elettorale.

Il sindaco di Firenze Renzi ha combattuto per avere regole che permettano la più ampia partecipazione e ha accusato il segretario del Pd Bersani di avere invece complicato le norme per evitare una affluenza di massa.

Renzi infatti rivolge il suo appello anche ai “delusi del Pdl”, cercando voti al di fuori del bacino classico di elettori del centrosinistra. Negli ultimi giorni la polemica sulle regole si è comunque di molto attenuata.

Sull‘affluenza Bersani ha detto di considerare positiva una partecipazione superiore ai 2 milioni di votanti, fra i 2 e 3 milioni. Renzi ha detto che le sue possibilità di vittoria aumentano se i votanti saranno sopra i 3 milioni, meglio se 4.

Alle due precedenti primarie del centrosinistra, quelle del 2005 che scelsero Romano Prodi e quelle del 2007 a favore di Walter Veltroni come candidato premier, votarono rispettivamente 4,3 e 3,5 milioni di persone.

La situazione politica, allora, era molto diversa dall‘attuale, con un‘area del cosiddetto non-voto e del voto di protesta molto più contenuta di ora e con un Pd, maggiore partito dello schieramento, più forte di quanto non dicano i sondaggi oggi che lo danno al 30% circa.

PRIMARIE POSSONO RIDURRE AREA PROTESTA - TABACCI

I sondaggi usciti in questi giorni mediamente indicano un vantaggio di Bersani alle primarie di domenica di circa 10 punti, intorno al 40% dei consensi, con Renzi secondo intorno al 30, Vendola terzo con il 15 più o meno e più staccati Tabacci e la Puppato con risultati a una cifra. Alcuni istituti di ricerca si spingono a vedere un testa a testa fra Bersani e Renzi.

“Volete la verità? Come va domenica non lo sa nessuno, per il semplice motivo che non si può prevedere la base elettorale”, commenta questa baraonda di numeri Stefano Menichini, il direttore di Europa, uno dei due giornali del Pd schierato anche se non in maniera spregiudicata per Renzi. L‘altro quotidiano è L‘Unità, bersaniano per definizione.

“E’ stata una grande scelta quella presa dal Pd e sostenuta da Bersani di volere primarie di coalizione. Tutti stanno parlando delle primarie, ci hanno messo al centro dell‘attenzione e i sondaggi delle ultime settimane premiano il centrosinistra, visto in crescita”, ha detto a Reuters il vicesegretario del Pd Enrico Letta.

Tutti e cinque i “supereroi” difendono questa scelta e si sono impegnati in una campagna elettorale a fondo, con lunghi tour del Paese. Mediaticamente il più efficace quello in camper di Renzi che ha toccato le 108 province d‘Italia; con mille tappe anche quello di Bersani; quelli di Tabacci e Vendola da Nord e Sud; più discreta la Puppato. Il momento clou del dibattito in un confronto all‘americana davanti alle telecamere di SkyTg24 con record di ascolti per l‘emittente.

Nel corso del suo tour Tabacci ha fatto tappa, ai primi ottobre, anche presso la redazione della Reuters per un dibattito informale che si è soffermato soprattutto sul momento politico italiano.

“Se le primarie avranno un esito ordinato questo potrà ridurre l‘area della protesta” ha detto Tabacci secondo il quale il suo maggiore competitor al centro nelle primarie, Renzi, è soprattutto “un fenomeno mediatico”.

“Appare come una sorta di innesto di anti-politica nella politica e dell‘anti-casta nella casta”, ha detto Tabacci evidenziando come molta campagna elettorale si stia giocando anche sui diversi modi di comparire oltre che sui contenuti.

La campagna ha rappresentato anche un confronto sui vari modi di essere centrosinistra, soprattutto sui temi del lavoro e dei rapporti industriali e sindacali e sull‘opportunità di proseguire su questi temi la cosiddetta agenda-Monti anche dopo le elezioni di primavera.

“Noi abbiamo sostenuto il governo Monti in questi mesi anche su questo e ciò ci ha causato problemi nei rapporti con il sindacato”, ha detto nel corso di un incontro con la Reuters Lapo Pistelli, responsabili politiche internazionali del Pd.

Ma per dibattere su questi temi rimangono poche ore. Domenica la parola passa agli elettori di centrosinistra che, dopo avere sottoscritto la Carta d‘intenti, potranno esprimere la preferenza per uno dei cinque candidati.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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