October 22, 2012 / 4:25 PM / 8 years ago

Sisma L'Aquila, condannati a sei anni esperti del governo

ROMA (Reuters) - Sono stati tutti condannati per lesioni e omicidio colposo a sei anni di reclusione i sette componenti della Commissione grandi rischi, accusati di avere minimizzato i pericoli nei giorni antecedenti al terremoto dell’Aquila del 2009, che ha fatto oltre 300 vittime.

Case distrutte dal terremoto ad Onna, vicino all'Aquila, 24 giugno 2009. REUTERS/Chris Helgren

Lo ha stabilito il giudice Marco Billi al termine del dibattimento, aperto dopo la denuncia di 29 fra familiari di vittime e feriti che hanno accusato i sette esperti e funzionari dello Stato di aver dato informazioni rassicuranti, convincendoli a rimanere a casa malgrado il pericolo incombente.

I condannati sono Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi rischi, non presente in aula; Bernardo De Bernardinis, vicecapo del settore tecnico del Dipartimento di Protezione civile; Enzo Boschi, allora presidente dell’Istituto nazionale di Geologia e Vulcanologia (Ingv), non presente in aula; Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case; Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova. In più, Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico del Dipartimento della Protezione civile e Giulio Selvaggi, allora direttore del Centro nazionale terremoti dell’Ingv.

Agli imputati sono stati concesse le attenuanti generiche, che prevedono uno sconto di pena pari a un terzo, ma è stata comminata loro anche la pena aggiuntiva dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Tutti gli avvocati dei difensori hanno detto di voler ricorrere in appello. I pubblici ministeri avevano chiesto la condanna degli imputati a 4 anni.

Il giudice Billi ha anche stabilito risarcimenti per tutte e 29 parti civili per un ammontare di 9,1 milioni di euro. La presidenza del Consiglio è stata condannata in solido a garantire l’esecutività.

“NON SI PROCESSA LA SCIENZA”

Nel dibattimento si sono scontrate due diverse concezioni.

I pubblici ministeri nella loro requisitoria hanno sostenuto che non si trattava di condannare l’incapacità di prevedere un terremoto, ma il comportamento dei componenti della Commissione che avrebbero svolto un lavoro non all’altezza e diffuso informazioni troppo rassicuranti.

Per tutti gli avvocati della difesa, fra cui spicca il nome di Franco Coppi, legale di Selvaggi, il problema semplicemente non esisteva, proprio perchè la scienza sa che non si possono prevedere i terremoti.

Inoltre, nel corso del processo, il sindaco della città abruzzese, Massimo Cialente, ha testimoniato di essere uscito dalla riunione della Commissione molto meno rassicurato rispetto al momento in cui era entrato. Per gli avvocati era la dimostrazione che gli esperti non avevano minimizzato.

CITTADINANZA ASSENTE

Sono di questo tenore le dichiarazioni rilasciate dagli avvocati degli imputati al termine del processo.

Alfredo Biondi, l’ex deputato del Pli e difensore di Claudio Eva, ha detto che la sentenza “è sbagliata nei fatti e in diritto e che ci sarà un giudice a l’Aquila che si preoccuperà di ristabilire la verità”. Alla domanda se pensa che il processo sia stato influenzato per il fatto di svolgersi proprio nella città del terremoto, Biondi ha risposto: “Mi auguro di no, che il giudice abbia deciso in base alla legge”.

Filippo Dinacci avvocato di De Bernardinis ha detto che dopo questa sentenza “la pubblica amministrazione si bloccherà. Appena si muove una foglia, verrà decretato lo stato di allerta: nessuno farà più niente, si bloccherà tutto”.

Di tutt’altro tenore le dichiarazioni di Wanna Della Vigna rappresentante di parte civile per le vittime della Casa dello studente. “E’ una sentenza molto equilibrata, che ha saputo valutare bene il puntuale materiale probatorio”.

Il pm Picuti commenta muovendosi su di un piano superiore. Pensa che la condanna dei sette imputati arricchisca il diritto italiano.

“Altro che diritto medievale”, ha detto Picuti riferendosi polemicamente alle dichiarazioni di un legale. “E’ l’opposto. Quello dei grandi rischi è il paradigma del processo moderno. In questo processo entra come categoria giuridica il concetto di analisi del rischio, che si coniuga con l’esigenza della società moderna come società del rischio”.

Una delle parti civili pensa alle conseguenze che la condanna di oggi potrà avere sul funzionamento della pubblica amministrazione. La sorella di un vittima, Claudia Carosi, ha detto che “adesso si prenderanno più seriamente gli incarichi pubblici. Solamente questo, perché la nostra non è sete di vendetta. Nostra sorella non può tornare e non tornerà più”.

La città non sembra aver sentito troppo il processo, la piccola aula di tribunale, circa 60 metri quadrati ricavati in un parallelepipedo prefabbricato di color blu, conteneva avvocati e imputati per un terzo, per un’altro terzo giornalisti e cameramen, il resto erano familiari delle vittime. Pochi gli spettatori.

(Alberto Sisto)

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