May 16, 2011 / 2:57 PM / 9 years ago

Nucleare, referendum Sardegna boccia centrali

CAGLIARI (Reuters) - In Sardegna il referendum consultivo sul nucleare che si è tenuto in contemporanea con le elezioni amministrative di ieri e oggi ha bocciato con un ampio margine - il 97% circa - la costruzione di nuove centrali sull’Isola.

La Regione ha comunicato stasera il risultato dello spoglio in 1.808 sezioni su 1.820, affermando che in 12 seggi ci sono stati non meglio problemi telematici e che il dato definitivo sarà comunicato domani.

La domanda posta agli elettori era: “Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?” ha risposto sì il 97,64%, dice una nota della Regione.

L’affluenza definitiva al referendum è stata del 59,49% (dato corretto dalla stessa Regione, che aveva indicato in un primo tempo il 59,34%) , rispetto al 33,3% richiesto dalla normativa regionale. In Sardegna si votava anche per le amministrative, in 97 comuni.

Per quanto riguarda il referendum nazionale sul nucleare, intanto, si attende che la Camera voti - il 18 maggio, secondo l’attuale calendario di Montecitorio - un emendamento al decreto legge omnibus, già approvato dal Senato, che sopprime tutte le norme sulla costruzione di nuove centrali.

Secondo il ministro dello Sviluppo Paolo Romani “con l’emendamento vengono abrogate esattamente le norme che sono oggetto del quesito referendario”.

Ma nei giorni scorsi è stato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a dire che “se avessimo fatto il referendum avremmo rinunciato al nucleare per lungo tempo. Invece io spero che tra uno o due anni si potrà ritornare sulla scelta, dopo che si sarà fatta chiarezza sulla tecnologia”.

Le dichiarazioni del premier hanno provocato le immediate proteste degli anti-nuclearisti, secondo cui quello del governo sarebbe solo un escamotage per evitare il voto referendario, non per rinunciare al nucleare.

Dopo il voto definitivo, sarà dunque la Corte di Cassazione a dire se il voto del Parlamento è sufficiente o se il referendum abrogativo si dovrà comunque tenere, i prossimi 12 e 13 giugno.

(Massimiliano Di Giorgio)

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