April 11, 2011 / 10:33 AM / in 9 years

Mediaset, Berlusconi in aula poi show fuori dal tribunale

di Sara Rossi

Palloncini e striscioni con "Silvio resisti" fuori dal tribunale di Milano. REUTERS/Alessandro Garofalo

MILANO (Reuters) - A quindici giorni dalla sua ultima apparizione in aula per il caso Mediatrade, Silvio Berlusconi è tornato oggi al Palazzo di Giustizia di Milano per il processo Mediaset, in cui è imputato per presunti fondi neri sulla compravendita di diritti tv e cinematografici, in una mattinata che ha definito “una perdita di tempo”, conclusasi con un irrituale comizio davanti ai sostenitori fuori dal tribunale.

Poco prima che l’udienza venisse sospesa e che lasciasse Palazzo di Giustizia, il premier ha detto ai giornalisti di aver “passato una mattinata surreale, ai limiti dell’inverosimile, una perdita di tempo paradossale” per rivolgersi poco dopo, parlando al microfono, ai sostenitori che lo aspettavano a un’uscita secondaria del tribunale.

Davanti a circa 200 fan su uno sfondo di striscioni e palloncini azzurri con scritto “Silvio, resisti”, Berlusconi ha parlato delle sue vicende giudiziarie dicendo che si fondano su “accuse incredibili” e di “processi mediatici, fatti per buttare fango contro gli avversari politici”.

Il premier — per il quale stamane era stato montato un palco fuori dal tribunale, smantellato poi rapidamente — si è rammaricato per il fango che “viene buttato sul presidente del Consiglio, sul suo governo e sul suo paese, nel momento in cui dovrebbe essere il più forte possibile per difenderlo sulla scena internazionale”.

Ma la manifestazione dei sostenitori dell’imputato-premier non è piaciuta al presidente del tribunale Livia Pomodoro e al presidente facente funzione della Corte d’Appello, Giuseppe Tarantola, che in una lettera ai magistrati hanno scritto: “la situazione odierna di manifestazione esterna al palazzo di giustizia è per tutti noi fastidiosa e costituisce obiettivo intralcio alla normale attività giudiziaria”.

I giudici hanno dunque deciso di “protestare con le autorità competenti al fine di evitare il disagio per coloro che quotidianamente frequentano il palazzo di giustizia e ovviamente assicurare la dovuta dignità a coloro che amministrano la giustizia a Milano”.

Se fuori dal tribunale si è lasciato andare a un vero e proprio show davanti ai fan che cantavano “Meno male che Silvio c’è”, in aula Berlusconi — seduto vicino ai legali-parlamentari Niccolò Ghedini e Piero Longo — non ha rilasciato dichiarazioni spontanee, limitandosi ad ascoltare i tre testimoni della difesa, tamburellando sovente con le dita sul tavolo e passandosi il pettine tra i capelli.

Tuttavia pochi minuti prima che i giudici facessero il loro ingresso in aula — gremita da decine di cronisti, guardie del corpo e carabinieri — il premier, avvicinato dai giornalisti, ha parlato a ruota libera, del processo Mediaset, di quello sul cosidetto caso Ruby, spiegando le ragioni per cui era venuto in aula.

“C’era l’opposizione che diceva ‘ti devi far processare’ e siccome non hanno il senso del ridicolo sono venuto a sottolineare che sono stato in 2.566 udienze con dei costi incredibili e del fango incredibile diffuso da tutti i giornali nazionali e internazionali”, ha detto Berlusconi.

A una domanda su una possibile condanna in questo processo, il premier ha risposto: “Macché condanna! Nemmeno per sogno”.

“SOLDI A RUBY PER EVITARE CHE SI PROSTITUISSE”

Nello stesso contesto, il premier è tornato anche sul cosiddetto caso Ruby, definendo il processo — che lo vede imputato di concussione e prostituzione minorile, inizato mercoledì scorso — “infondato e senza senso” e di aver dato dei soldi alla giovane marocchina al centro della vicenda per evitare che si prostituisse.

“Io ho dato incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla alla prostituzione, per portarla nella direzione opposta”, ha detto Berlusconi riferendosi ad una somma di denaro consegnata alla ragazza per poter entrare in un centro estetico grazie all’acquisto di “un laser per depilazione”.

Berlusconi è accusato di concussione per aver fatto pressioni sulla questura di Milano — che aveva fermato Ruby per un furto — sostenendo che la ragazza fosse la nipote dell’ex-presidente egiziano Hosni Mubarak.

“Non c’è alcuna concussione e neanche l’altra accusa infamante”, ha sottolineato ancora il premier. “Quando la ragazza ha raccontato davanti a me e a tutti la storia dolorosa che ci ha commosso l’avevo aiutata. Le avevo dato persino una chance di entrare in un centro estetico con un’amica, che avrebbe potuto realizzare se portavano un laser per depilazione per un importo che a me pare di 45.000 euro e che invece lei ha dichiarato di 60.000 euro”.

UDIENZA AGGIORNATA AL 6 GIUGNO

Prima dell’inizio dell’udienza, Berlusconi ha parlato anche delle intercettazioni, ribadendo che “in un paese civile (le intercettazioni) non vengono utilizzate (nei processi) né pubblicate (sui giornali)”.

Parlando dei processi da lui definiti “mediatici”, Berlusconi ha detto che “nel nostro paese si è giunti a una situazione limite per cui occorre una riforma della giustizia” e non ha lesinato nuove critiche a quella parte di magistratura che “lavora contro il paese”.

Il processo Mediaset è ricominciato il 28 febbraio scorso con Berlusconi contumace, dopo esser stato sospeso lo scorso anno per l’immunità automatica prevista dalla legge sul legittimo impedimento, annullata dalla Consulta il 13 gennaio scorso.

L’udienza oggi è stata aggiornato al prossimo 6 giugno da giudici, che hanno drasticamente ridotto a circa una ventina la lista dei 75 testimoni presentata dalla difesa.

Nella nuova udienza la corte dovrà discutere anche della questione sollevata dai pubblici ministeri, secondo i quali la limitazione delle udienze al solo lunedì — giorno della settimana in cui Berlusconi ha assicurato la sua presenza in aula — non trova giustificazione. Secondo i pm, infatti, se ciò avviene per “legittimo impedimento”, occorrerebbe sospendere la prescrizione.

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