March 7, 2011 / 8:40 AM / 8 years ago

Libia, ancora scontri. Obama: Nato valuta opzioni militari

RAS LANUF, Libia (Reuters) - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha detto oggi che la Nato sta valutando opzioni militari in risposta alla situazione in Libia.

Profughi egiziani lungo il confine libico-tunisino a Ras Jdir ieri. REUTERS/Zohra Bensemra

Obama, che parlava dopo un incontro con il premier dell’Australia, Julia Gillard, ha detto che i due paesi concordano nel ritenere inaccettabile la violenza del governo libico contro il proprio popolo.

In ogni, ha precisato successivamente la Casa Bianca, l’impiego di truppe di terra non è per il momento in cima alle priorità Usa, anche se nessuna opzione per il momento è esclusa, come per esempio quella di armare le truppe ribelli.

La Gran Bretagna ha reso noto, nel frattempo, che insieme ad altri paesi sta lavorando a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che consenta l’istituzione di una no-fly zone in Libia.

Ma la Russia ha risposto, per bocca del suo ministro degli Esteri, di essere contraria a un intervento militare in Nord Africa.

Intanto in Libia le forze governative, che dicono di voler dialogare coi ribelli, hanno colpito oggi un centro petrolifero, mentre si intensificano gli sforzi per evitare una crisi umanitaria e un esodo di massa dal paese nordafricano.

Secondo le Nazioni Unite sono oltre un milione le persone - sia in fuga che all’interno del Paese - hanno bisogno di aiuti umanitari.

FORZE GHEDDAFI ATTACCANO EST

Uno degli uomini vicini a Gheddafi si è rivolto ai capi dell’opposizione chiedendo di dialogare, ma l’offerta è stata subito respinta dai ribelli. Intanto Gheddafi ha nuovamente avvertito i paesi europei del Mediterraneo che se il suo regime quarantennale cade “migliaia di persone dalla Libia invaderanno l’Europa”.

Un aereo ha sferrato un attacco alla periferia orientale di Ras Lanuf, 600 chilometri a est di Tripoli, riferiscono testimoni.

“C’era un aereo, ha sparato due razzi, non ci sono stati morti”, ha detto a Reuters Mokhtar Dobrug, un ribelle che ha assistito all’attacco, che ha interessato uno dei due posti di blocco della cittadina.

Gli abitanti di Ras Lanuf, temendo nuovi attacchi, stanno comunque lasciando la città in auto, mentre i ribelli stanno spostando gli armamenti nel deserto.

In alcune aree i ribelli continuano a perdere e riconquistare le posizioni, senza un risultato definitivo. Questo, unito alla capacità delle forze di Gheddafi di sferrare contrattacchi, fa temere sempre più che il Paese vada verso una guerra civile.

“Le forze governative hanno più mobilità dei ribelli grazie agli aerei e ad una buona quantità di trasporti su gomme”, ha detto Shashank Joshi, analista militare del Royal United Services Institute britannico.

“La cosa è controbilanciata dal fatto che vediamo scarsissime capacità di combattimento nelle forze governative, e ragionevolmente buone nei ribelli”.

Secondo il gruppo di esuli libici in Svizzera “Libyan Human Rights Solidarity”, le forze di Gheddafi hanno lanciato un nuovo attacco per riprendere il controllo di Zawiyah, a 50 km dalla capitale. Ma è impossibile verificare la notizia perché non è stato possibile contattare per telefono gli abitanti della cittadina che avevano già parlato coi giornalisti.

A Misurata, la principale città dell’ovest sotto il controllo dei ribelli, dopo l’attacco sferrato ieri dalle milizie al comando di uno dei figli di Gheddafi, Khamis, i feriti vengono curati oggi sui pavimenti dell’ospedale, per la penuria di attrezzature mediche durante l’assedio.

NATO: MONDO DEVE AGIRE SE CONTINUANO ATTACCHI

Il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha detto oggi di ritenere che la comunità internazionale non mancherà di agire, se il leader libico Gheddafi continuerà ad attaccare i suoi oppositori.

Rasmussen ha ribadito che l’Alleanza non ha intenzione di intervenire in Libia e lo farà soltanto se glielo chiederà il Consiglio di sicurezza dell’Onu, opzione che per il momento sembra però difficilmente praticabile, come dimostra anche il no del Cremlino di oggi a un possibile intervento militare.

“Tuttavia, la situazione è in evoluzione e non posso immaginare che la comunità internazionale e le Nazioni Unite stiano con le mani in mano, se Gheddafi e il suo regime continuerà ad attaccare il suo popolo”, ha detto Rasmussen in una conferenza stampa a Bruxelles.

Rasmussen ha detto che gli attacchi contro i civili equivalgono a crimini contro l’umanità e spingerebbero il mondo ad intervenire. D’altra parte, un intervento rischia di avere sgraditi contraccolpi, a causa delle sensibilità presenti nella regione.

“E’ proprio questo il dilemma e la ragione per cui è così importante rimanere in contatto con le organizzazioni regionali come la Lega araba e l’Unione africana”, ha detto Rasmussen. “Ed è la ragione per cui è importante che qualsiasi operazione della Nato avvenga d’intesa e per dare attuazione ad una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu”, ha detto.

Secondo gli analisti, l’enfasi della Nato sulla necessità di una risoluzione dell’Onu riflette l’opposizione all’interno dell’alleanza ad un intervento, soprattutto da parte della Turchia, mentre la Germania e altri membri della Nato hanno già espresso delle riserve.

Oggi intanto gli Emirati Arabi Uniti hanno rivolto un appello proprio al Consiglio di Sicurezza Onu affinché “protegga” il popolo libico dai combattimenti tra ribelli e lealisti.

Da giorni i ribelli libici chiedono raid aerei col sostegno dell’Onu contro quelli che considerano mercenari africani assoldati da Gheddafi.

ONU: SERVE ASSISTENZA UMANITARIA PER OLTRE UN MILIONE

Stati Uniti e Unione Europea stanno inviando missioni d’inchiesta in Libia, dove le notizie riferite dai residenti di attacchi delle forze di sicurezza contro i civili hanno sollecitato un’indagine per crimini di guerra e provocato l’indignazione dell’opinione pubblica in tutto il mondo. Decine di migliaia di persone sono scappate in Tunisia.

A Ginevra la coordinatrice degli aiuti Onu Valerie Amos ha detto che oltre un milione di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria.

“Le organizzazioni umanitarie hanno bisogno urgente di accesso ora”, ha detto Amos, che nel fine settimana è stata in Tunisia al confine con la Libia. “La gente è ferita e muore e ha bisogno di aiuto immediato”.

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