October 12, 2010 / 11:46 AM / 9 years ago

Appello Abu Omar, no del pg ad audizioni Berlusconi e Prodi

MILANO (reuters) - Al processo d’appello in corso a Milano per la vicenda dell’imam egiziano Abu Omar, che sarebbe stato rapito nel 2003, trasferito in Egitto e lì torturato e detenuto per anni senza accuse formali, il sostituto procuratore generale Piero De Petris si è opposto alla richiesta di far testimoniare nel processo d’appello il premier Silvio Berlusconi.

La difesa di Niccolò Pollari, ex numero uno del Sismi, aveva richiesto di sentire, oltre al premier, il suo predecessore Romano Prodi, Gianni Letta e Arturo Parisi, ma il Pg ha replicato che le loro audizioni non sono essenziali.

De Petris si è anche opposto alla richiesta di rinnovazione del dibattimento presentata dalla difesa di Pollari e di Joseph Romano, ex comandante della base militare di Aviano, che aveva chiesto di riconoscere la competenza dell’autorità giudiziaria americana a svantaggio di quella italiana. Il pg ha motivato la sua opposizione ricordando che la base di Aviano è italiana.

Il mese scorso la Corte d’appello ha disposto la sospensione del risarcimento che Luciano Seno e Pio Pompa, ex agenti Sismi, avrebbero dovuto versare secondo la sentenza di primo grado del processo, ma l’ha negata ai sei americani condannati che ne avevano fatto richiesta.

Seno e Pompa, due ex agenti del Sismi, sono stati condannati a tre anni di reclusione nel novembre scorso per favoreggiamento nel rapimento dell’allora imam dell’Istituto islamico di Milano Abu Omar.

Il giudice milanese Oscar Magi aveva condannato nella stessa sede 22 ex agenti della Cia a cinque anni e al pagamento in solido di una provvisionale immediatamente esecutiva di un milione di euro per Abu Omar e di 500.000 euro per sua moglie. I coniugi avevano chiesto un risarcimento di 15 milioni di euro.

La vicenda che ha visto coinvolti agenti italiani e americani, tra cui l’ex capo stazione Cia di Milano, riguarda il rapimento di Abu Omar nell’ambito di una cosiddetta operazione di “rendition”, il suo trasferimento in Egitto, dove il religioso ha raccontato di essere stato torturato nel corso degli interrogatori e di essere stato detenuto per anni senza che gli venissero formalizzate accuse. All’epoca del rapimento, l’imam era imputato a Milano per terrorismo internazionale.

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