August 2, 2010 / 7:20 AM / in 9 years

P3, Caliendo: non mi dimetto,contro di me "nulla di nulla"

ROMA (Reuters) - Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, indagato dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta “P3” — una presunta associazione segreta che avrebbe cercato di influenzare illegalmente diverse istituzioni —, dice che non pensa di dimettersi perché contro di lui “non c’è nulla di nulla”.

Una foto di Caliendo dal sito del Senato. Reuters/HO

“Se ci fosse su di me un fatto anche minimo, mi dimetterei. Ma siccome non c’è, credo che non sia giusto nemmeno nei confronti degli elettori”, ha detto Caliendo in un’intervista al Corriere della Sera in edicola oggi.

Nei giorni scorsi, quando il sottosegretario non era ancora ufficialmente indagato, l’opposizione di centrosinistra ha depositato una mozione di sfiducia contro di lui.

Sulla mozione — che oggi la riunione dei capigruppo della Camera deciderà se mettere in calendario già questa settimana — si giocherà il primo scontro tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini, dopo la rottura consumatasi la settimana scorsa, che ha portato 33 deputati finiani a dare vita al gruppo autonomo “Futuro e Libertà”.

Gli occhi saranno tutti puntati sul voto della pattuglia di deputati “scissionisti”, che hanno fatto della legalità uno dei loro cavalli di battaglia.

Fini ieri ha spiegato di avere le idee “chiarissime” sul nodo Caliendo, senza tuttavia chiarire in quale senso, e ha detto che ne discuterà con il suo gruppo poco prima dell’eventuale voto sulla mozione.

“Credo che parte di loro (i finiani, ndr) voterebbe in mio favore”, ha detto Caliendo nell’intervista, spiegando che finora i rapporti con Fini sono stati “normali” e improntati alla “correttezza”.

In un’altra intervista alla Stampa, Giorgio Conte, “reggente” di Futuro e Libertà a Montecitorio, spiega oggi che i finiani devono ancora discutere della questione, e che fra di loro “ci sono opinioni diverse”.

NON ERO ALLA CENA IN CUI SI PARLO’ DEL LODO ALFANO

Dopo la notizia dell’iscrizione di Caliendo nel registro degli indagati, la scorsa settimana il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il presidente del Consiglio Berlusconi gli hanno ribadito in due distinte note “fiducia e solidarietà”.

Nella stessa inchiesta risultano già indagati il coordinatore del Pdl in Campania Nicola Cosentino, che si è dimesso da sottosegretario all’Economia, e il parlamentare Pdl Marcello Dell’Utri, mentre l’8 luglio scorso sono stati arrestati l’imprenditore Flavio Carboni — ora detenuto in una clinica —, il magistrato tributario Pasquale Lombardi e il costruttore Arcangelo Martino.

L’indagine prende spunto da un altro dossier della magistratura, quello sui presunti appalti illeciti per l’energia eolica in Sardegna, nell’ambito della quale risultano indagati già alcuni dei protagonisti della cosiddetta vicenda “P3”, a partire dallo stesso Carboni.

Secondo i documenti relativi alla posizione di Caliendo, ha riferito una fonte giudiziaria, i magistrati gli contestano in particolare di aver partecipato a una riunione il 23 settembre 2009 a Roma, ospitata da Verdini, a cui parteciparono tutti gli indagati, oltre al magistrato Antonio Martone e al capo degli ispettori del ministero della Giustizia Arcibaldo Miller.

“In quella cena in cui se ne parlò (del Lodo Alfano, ndr) io non c’ero. Me ne parlò Lombardi per telefono. Ma non ho interferito”, spiega Caliendo al Corriere.

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