July 20, 2010 / 1:04 PM / 9 years ago

Intercettazioni, governo cede su media, Berlusconi deluso

di Roberto Landucci

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi durante una conversazione telefonica (foto d'archivio). REUTERS/Fabrizio Bensch

ROMA (Reuters) - Il governo ha proposto oggi in commissione Giustizia alla Camera di togliere dal disegno di legge sulle intercettazioni il divieto di pubblicare sui media quelle importanti per le indagini, in una mossa che contribuisce a superare le tensioni dentro la maggioranza e con il Quirinale, ma che per il premier Silvio Berlusconi manca l’obiettivo di fondo, la tutela della privacy.

L’emendamento, firmato dal Sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, prevede in linea generale che non siano più segrete — e quindi siano pubblicabili — le intercettazioni fatte nel corso delle inchieste e giudicate rilevanti da pm e giudice. Nel testo approvato il mese scorso dal Senato, nessuna intercettazione poteva essere pubblicata prima della conclusione delle indagini preliminari, in nome del diritto alla riservatezza.

“E’ innegabile che l’emendamento vada incontro alle esigenze del mondo dell’informazione”, ha commentato la presidente della commissione Giustizia, la finiana Giulia Bongiorno, relatrice del provvedimento, che aveva già avanzato altre cinque proposte di modifica, digerite a fatica dalla maggioranza del suo partito, il Pdl. “E’ un balzo in avanti nel testo”.

Con questa lettura non è affatto d’accordo il premier Silvio Berlusconi, che ha avuto parole di delusione e ha riproposto la teoria dell’esecutivo dalle “mani legate”, a causa del sistema di contrappesi previsto dalla Costituzione.

“La legge sulle intercettazioni lascerà pressappoco la situazione come è adesso, e cioè non lascerà gli italiani parlare liberamente al telefono e l’Italia non sarà un Paese davvero civile”, ha detto Berlusconi presentando la squadra del Milan della quale è il proprietario.

Per Berlusconi, “la battaglia sulle intercettazioni porta fuori il difetto della nostra democrazia costruita con un’architettura costituzionale non in grado di produrre interventi di ammodernamento e democratizzazione”.

Secondo il ministro della Giustizia Angelino Alfano, “il testo odierno sulle intercettazioni è l’unico punto di arrivo attualmente possibile, stante l’attuale situazione parlamentare ed istituzionale, al fine di conciliare diritto alla privacy, diritto di cronaca ed efficienza delle indagini”.

“Va riconosciuto — ha però aggiunto il Guardasigilli in una nota — che il contenuto del ddl intercettazioni, così come delineato dagli emendamenti fino ad oggi presentati in commissione giustizia, è senz’altro meno ambizioso rispetto a quanto previsto nel nostro programma di Governo”.

INTERCETTAZIONI PUBBLICABILI SE RILEVANTI

L’emendamento presentato oggi punta a superare una delle maggiori “criticità” del ddl, sollevate dal presidente della Repubblica — che ha il potere di rispedire alla Camera una legge negando per una volta la sua firma — e da organismi internazionali, quella che riguarda la compressione del diritto di cronaca.

La nuova norma del governo dice che le intercettazioni diventano pubblicabili dopo che queste vengono assunte, su decisione del pm e del gip, in atti come la custodia cautelare o nei cosiddetti provvedimenti a sorpresa — ispezioni, perquisizioni e sequestri.

Se l’inchiesta procede invece senza atti di questo tipo, la segretezza delle intercettazioni decade dopo la cosiddetta “udienza filtro” — quando, scaduto il termine delle intercettazioni, il pm dovrà decidere con il giudice e gli avvocati degli indagati quali intercettazioni trascrivere e inserire agli atti.

Resta l’impubblicabilità, pena severe sanzioni, per tutte le intercettazioni non rilevanti ai fini delle indagini.

L’opposizione appare divisa sulla mossa del governo. “La norma va in una direzione positiva e questo è apprezzabile. Riteniamo comunque la legge migliorabile e pertanto manteniamo i nostri emendamenti”, ha detto Roberto Rao dell’Udc.

Più critico il Pd, secondo cui il miglioramento riguarda la pubblicazione del contenuto delle intercettazioni incluse nelle ordinanze di custodia cautelare.

“Per il resto l’emendamento rappresenta addirittura un passo indietro, perché non esiste un termine per l’udienza filtro in cui operare la selezione tra le intercettazioni rilevanti e quelle irrilevanti per l’inchiesta”, ha commentato Donatella Ferranti, capogruppo del Pdl in commissione Giustizia. “L’udienza filtro potrebbe avvenire anche dopo la chiusura delle indagini preliminari, se il pm decidesse in tal senso”.

Domani la commissione Giustizia inizierà a votare gli emendamenti — oltre quello del governo sono sei del Pdl, cinque della Bongiorno, che è la relatrice del ddl, e oltre 600 delle opposizioni — ma per la maggioranza la strada appare ora in discesa verso l’approdo del testo in aula il 29 luglio, per il voto finale.

“Non ci sarà nessun rinvio a settembre”, ha detto Enrico Costa del Pdl, che guida i deputati del partito nella commissione Giustizia.

I finiani del Pdl, che criticavano il ddl nelle scorse settimane, ora sembrano soddisfatti del testo che emergerebbe dal pacchetto di emendamenti. “Finalmente la maggioranza è stata compatta, Lega e Pdl hanno marciato insieme”, ha detto Giuseppe Consolo, deputato vicino al presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Per diventare legge dopo il sì della Camera, il provvedimento dovrà comunque tornare al Senato per la ratifica delle modifiche fatte a Montecitorio.

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