June 28, 2010 / 5:31 PM / 9 years ago

Mafia cinese, Gdf: 24 arresti, riciclaggio per 2,7 mld

MILANO/FIRENZE (Reuters) - La Guardia di finanza ha arrestato oggi 17 cinesi e sette italiani per associazione di stampo mafioso dedita al riciclaggio di denaro — pari a 2,7 miliardi di euro — proveniente da evasione fiscale, contraffazione, sfruttamento della prostituzione e ricettazione.

Una nota delle Fiamme gialle aggiunge che 22 arrestati sono finiti in carcere e 2 ai domiciliari, mentre 134 persone sono indagate a piede libero.

Sono state sequestrate inoltre 73 aziende, 181 immobili, 300 conti correnti e 166 auto di lusso, per un valore complessivo di circa 80 milioni di euro. Sottoposti a sequestro anche 13 milioni di euro in contanti rinvenuti nel caveau di un istituto di vigilanza.

Mille uomini della Gdf del Comando regionale Toscana hanno eseguito gli arresti, le perquisizioni e i sequestri in Toscana, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania e Sicilia.

Secondo gli inquirenti, l’associazione composta da italiani e cinesi riciclava il denaro tramite una rete di agenzie di money transfer. Sono oltre 100 le aziende coinvolte, tutte riconducibili a cinesi residenti tra Prato e Firenze. Altro canale per riciclare il denaro verso la Cina è risultato essere San Marino, tramite una finanziaria con sede centrale nel piccolo Stato e filiali in Italia ed Europa.

La nota precisa che i reati contestati sono l’associazione mafiosa finalizzata al riciclaggio di proventi illeciti derivanti dai reati di evasione fiscale, favoreggiamento dell’ingresso e della permanenza in Italia di cinesi clandestini per lo sfruttamento nel lavoro, sfruttamento della prostituzione, contraffazione, frode in commercio e vendita di prodotti industriali che violano il made in Italy, ricettazione.

Secondo la Gdf, dal 2006 ad oggi sono stati riciclati oltre 2,7 miliardi di euro.

PROCURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA: CINA INFLUENZERA’ CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso ha commentato il blitz dichiarando che la Cina, a causa della posizione geografica e del crescente potere politico ed economico, potrebbe attirare e canalizzare diverse attività criminali, compreso il traffico di droga.

“La potenza economica e commerciale della Cina è un fenomeno geopolitico che influenzerà la criminalità organizzata nei prossimi anni... che porterà le organizzazioni criminali a favorire i canali cinesi per le attività criminali”, ha detto Grasso illustrando l’operazione della Gdf.

Grasso ha sottolineato anche che, pur avendo rafforzato gli strumenti legislativi per il money transfer, le intercettazioni telefoniche e ambientali rimangono uno strumento valido e necessario per combattere a pieno questo tipo di criminalità organizzata.

“Abbiamo rafforzato gli strumenti legislativi per il money transfert ma dobbiamo stare attenti a non indebolire gli strumenti come le intercettazioni telefoniche e ambientali che nel caso di gruppi criminali organizzati, laddove non sempre si può contestare l’intimidazione o l’associazione mafiosa, verrebbero ad essere limitate”, ha aggiunto Grasso.

INDAGINI INIZIATE NEL 2008

Le indagini sono iniziate nel 2008, quando le Fiamme gialle di Firenze hanno individuato un “sodalizio criminale” composto da una famiglia cinese e una famiglia bolognese attraverso un’agenzia di money transfer con filiali in tutta Italia.

“L’attività illecita si è sviluppata con le caratteristiche mafiose”, spiega la nota, aggiungendo che la struttura verticistica, che faceva capo alla famiglia cinese, “controllava, con forme di intimidazioni psicologiche ed a volte violente, le attività illecite della comunità cinese”.

La principale attività illegale delle aziende cinesi in Italia è consistita nella produzione di merce contraffatta — principalmente capi ed accessori di pelletteria — e nell’evasione fiscale.

Le indagini hanno portato anche al sequestro di 780mila articoli contraffatti o prodotti in violazione alla norme che tutelano il made in Italy e la sicurezza.

Durante le indagini è emerso inoltre che nelle operazioni di riciclaggio erano coinvolti anche importatori di prodotti contraffatti, mentre dalla Cina arrivavano clandestini da impiegare in “case chiuse camuffate da centri estetici e massaggi orientali” o in laboratori dove “lavoravano in nero in condizioni disumane”.

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