May 1, 2010 / 11:34 AM / 9 years ago

Primo maggio, leader sindacali a Rosarno per lavoro e legalità

ROSARNO, Reggio Calabria (Reuters) - Di fronte ad alcune migliaia di persone i tre leader sindacali hanno preso la parola oggi alla manifestazione per il Primo maggio a Rosarno, il comune calabrese dove ci sono stati nel gennaio scorso duri scontri tra immigrati, polizia e abitanti, per reclamare un piano straordinario per il lavoro e solidarietà tra lavoratori italiani e stranieri.

“Il governo la smetta cancellare il Mezzogiorno dai propri interessi, scelte e politiche”, ha detto dal palco il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, che ha chiesto al governo “un vero e proprio piano per il lavoro e la disoccupazione”.

“Ci sono tante aziende che chiudono nel nord, al centro e nel sud, a quando chiude un’azienda al sud non è facile trovare un’azienda che riaprirà. Chiediamo al governo di fare di più perché questa è una crisi difficile che durerà”, ha aggiunto davanti ad una folla che gli organizzatori hanno stimato in 15.000 persone.

Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni ha detto che “se dovessimo dividerci dai tanti amici immigrati, l’Italia si fermerebbe”.

A Rosarno 50 persone sono rimaste ferite in tre giorni di scontri in gennaio innescati da una rivolta di centinaia di braccianti immigrati, impiegati in nero nella raccolta della frutta, dopo l’aggressione ad uno di loro.

Le forze dell’ordine hanno poi trasferito in centri di accoglienza circa 1.100 extracomunitari, mentre il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha detto che avrebbe dato un giro di vite al caporalato in agricoltura.

“L’Italia è più forte se riesce a far vivere l’integrazione come fatto positivo: una energia importante per uscire dalla crisi”, ha detto oggi Bonanni, che ha ringraziato la polizia “per aver assicurato alla giustizia alcuni mercanti di braccia. Attraverso la solidarietà e la legalità, il lavoro per tutti non potrà che prosperare”.

Questa settimana la polizia ha eseguito 31 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di italiani e stranieri accusati di sfruttamento di manodopera clandestina nelle campagne di Gioia Tauro e di Rosarno.

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