April 28, 2010 / 10:01 AM / 10 years ago

Israele prevede ripresa negoziati palestinesi entro 2 settimane

GERUSALEMME (Reuters) - Israele si attende che i colloqui di pace coi palestinesi con la mediazione degli Stati Uniti riprendano in un paio di settimane, ha detto oggi il vice ministro degli Esteri Danny Ayalon.

Danny Ayalon, vice ministro degli Esteri israeliano, in foto d'archivio. REUTERS/Ammar Awad

La dichiarazione di Ayalon è solo l’ultima in ordine di tempo da parte di una serie di rappresentanti israeliani che hanno espresso ottimismo sulla ripresa dei colloqui, bloccati dal dicembre 2008.

Alla domanda, in un’intervista a Radio Israele, su quando potrebbero riprendere i negoziati, Ayalon ha risposto: “Non c’è ancora una data precisa, ma credo che sia questione di un paio di settimane circa”.

Ayalon parlava da Washington, dove ha avuto colloqui con rappresentanti Usa.

Ieri, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto al suo partito - il Likud, di destra - di sperare che i colloqui coi palestinesi possano riprendere già dalla settimana prossima.

Netanyahu ha detto che si recherà in Egitto per incontrare il presidente egiziano Hosni Mubarak lunedì prossimo per contribuire a facilitare la ripresa dei colloqui. L’Egitto è stato un attore-chiave nei negoziati.

L’inviato Usa per il Medio Oriente George Mitchell sta spingendo entrambe le parti a riprendere i negoziati, interrotti dalla guerra di Gaza nel dicembre 2008, su base indiretta, i cosiddetti colloqui “di prossimità”.

L’inviato del presidente Barack Obama ha discusso per tre giorni con Israele e i palestinesi la scorsa settimana, e la dovrebbe tornare nella regione già la prossima settimana.

Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha insistito sulla necessità di congelare gli insediamenti ebraici prima che i colloqui riprendano. E ha detto che l’interruzione temporanea dei cantieri ordinata l’anno scorso da Netanyahu non è sufficiente.

Ma fonti palestinesi hanno reso noto lunedì scorso che Mitchell ha offerto, in cambio di contatti indiretti con Israele, un impegno non scritto, a condannare pubblicamente qualunque delle parti compia azioni che compromettano i negoziati.

La formula sembra prevedere una situazione in cui Israele potrebbe tranquillamente rinviare i progetti edilizi a Gerusalemme Est e nei dintorni - progetti che secondo Washington potrebbero mettere in pericolo il processo di pace - senza dichiarare il congelamento.

Gerusalemme è un elemento chiave del conflitto. Israele considera la città - conquistata nel 1967 durante la guerra in Medio Oriente - come capitale indivisibile, anche se non ha il riconoscimento internazionale. I palestinesi la considerano capitale del loro futuro stato.

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