April 20, 2010 / 1:23 PM / 9 years ago

Intercettazioni, tornano gravi indizi reato, stretta sui media

di Roberto Landucci

Un'immagine dell'aula del Senato. REUTERS/Tony Gentile (ITALY)

ROMA (Reuters) - Il governo ha presentato oggi al Senato due emendamenti al disegno di legge sulle intercettazioni per irrobustire, rispetto al testo approvato dalla Camera, questo strumento d’indagine, ma il relatore di maggioranza ha inserito nel provvedimento il divieto di riprese e registrazioni all’insaputa dell’interessato, che potrebbe limitare il campo d’azione dei media.

Dopo oltre un anno e mezzo di stop, il ddl ha ricominciato oggi il suo iter in commissione Giustizia al Senato con un pacchetto di emendamenti che il Pdl ritiene rispondenti alle critiche della magistratura e del Presidente della Repubblica, ma giudicati non sufficienti dall’opposizione di centrosinistra.

Dal Ministero della Giustizia è arrivata oggi la proposta di consentire ai pm il ricorso alle intercettazioni in presenza di “gravi indizi di reato”, mentre il testo approvato dalla Camera prevedeva il più stringente requisito degli “evidenti indizi di colpevolezza”.

Era questo un punto critico anche per il Quirinale, sul quale il governo ha fatto marcia indietro, tornando alla legge attuale, secondo cui le intercettazioni possono essere disposte anche nei procedimenti a carico di ignoti — il requisito della “colpevolezza” lo avrebbe impedito.

Il governo ha previsto inoltre per il pm la possibilità di prorogare le intercettazioni di 15 giorni rispetto al tetto di 60 giorni del ddl e ha modificato la norma transitoria, in modo che per le indagini in corso continui a valere la vecchia legge, meno severa di quella in esame ora. Le intercettazioni non potranno comunque superare il nuovo limite di 75 giorni.

PD: “SPUNTA L’EMENDAMENTO ‘D’ADDARIO’”

Queste concessioni non si estendono ai divieti di pubblicazione da parte dei media. Anzi, la stretta sull’informazione viene rafforzata, secondo quanto emerge da una decina di emendamenti presentati, sempre oggi, dal relatore del Pdl Roberto Centaro.

Il ddl, votato con la fiducia dalla Camera a metà dello scorso anno, prevede il divieto assoluto di pubblicare fino al rinvio a giudizio le telefonate registrate, anche se non più coperte dal segreto. E’ proibito inoltre pubblicare le richieste e le ordinanze in materia cautelare, finché l’indagato o il difensore non ne siano venuti a conoscenza: a quel punto se ne potrà divulgare il contenuto, fatta eccezione per le intercettazioni che resteranno sempre off limits.

Non sono ugualmente mai pubblicabili le intercettazioni giudicate non rilevanti per l’inchieste o di cui il magistrato abbia ordinato la distruzione.

Gli emendamenti del Pdl di oggi danno un’ulteriore giro di vite, creando un nuovo delitto: chiunque fraudolentemente effettua riprese o registrazioni di comunicazioni o conversazioni a lui dirette o effettuate in sua presenza, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni, a meno che da queste registrazioni non emerga una notizia di reato e che la stessa venga comunicata tempestivamente all’autorità giudiziaria.

“Nel ddl è spuntato anche l’emendamento D’Addario”, ha commentato Felice Casson del Pd, riferendosi all’escort Patrizia D’Addario che ha sostenuto di avere registrato le sue conversazioni con il premier Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli nella famosa notte passata con lui.

“Rischierebbero fino a quattro anni di carcere non solo la D’Addario, ma anche le Iene. E’ davvero senza senso”, ha aggiunto, citando la popolare trasmissione tv di Italia 1.

“L’unico passo avanti fatto dagli emendamenti del governo e del relatore è quello di essere tornati ai ‘gravi indizi di reato’, ma la punizione dell’informazione non funziona”, ha detto la capogruppo del Pd, Angela Finocchiaro.

Per Centaro, invece, gli emendamenti “rendono più efficace lo strumento dell’intercettazione e per altro verso cercano di evitare la gogna mediatica”.

FINO A 6 ANNI DI CARCERE PER LE “TALPE DELLA PROCURA”

Berlusconi ha denunciato più volte le fughe di notizie sulle inchieste che lo riguardano condotte dalle “toghe rosse”, promettendo una sterzata sul ricorso alle intercettazioni per ridare a tutti “la libertà di parlare al telefono”

Dalle proposte della maggioranza esce oggi un quadro repressivo complessivamente rafforzato.

Chi all’interno degli uffici giudiziari rivela il contenuto degli atti coperti da segreto, anche intercettazioni, viene punito fino a sei anni di reclusione, contro i cinque del ddl votato alla Camera — e questo perché solo con pena massima da sei anni si può intercettare chi è sospettato di fuga di notizie, ha spiegato Centaro.

“E’ possibile che di questo reato sia chiamato a rispondere in correo anche il giornalista che pubblica segreti d’inchiesta”, ha commentato sempre Centaro.

Quanto ai giornalisti, la pubblicazione arbitraria di atti giudiziari rimane un reato di natura contravvenzionale, cioè meno grave dei delitti, ed è punito con l’arresto fino a 2 mesi oppure con l’ammenda da 2.000 a 10.000 euro.

Ma se la pubblicazione riguarda il contenuto di intercettazioni, la pena è l’arresto fino a 2 mesi e l’ammenda da 4.000 a 20.000 euro. La condanna comporta anche la sospensione temporanea dall’esercizio della professione. Stessa pena per chi pubblica il contenuto di registrazioni o riprese non autorizzate.

Più grave il caso in cui si pubblichino intercettazioni destinate al macero o giudicate non rilevanti per l’inchiesta: qui scatta la reclusione da sei mesi a tre anni.

Il voto sugli emendamenti di governo e Pdl e sulle controproposte che avanzerà l’opposizione avrà inizio mercoledì 28 aprile in commissione Giustizia e il provvedimento potrebbe arrivare in aula al Senato entro maggio. Dovrà tornare poi alla Camera per l’approvazione finale.

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