March 3, 2010 / 7:18 AM / in 9 years

Traffico armi Iran: 9 arresti fra cui 4 "007" Teheran

di Roberto Bonzio

Immagine d'archivio di un militare iraniano a Velayat, in Iran. REUTERS/FARS NEWS/Ali Shayegan (IRAN MILITARY POLITICS CONFLICT RELIGION IMAGES OF THE DAY)

MILANO (Reuters) - Nove persone di nazionalità italiana e iraniana sono state raggiunte da ordinanze di custodia cautelare oggi per traffico d’armi verso l’Iran.

I provvedimenti sono stati emessi dalla magistratura in seguito a un’indagine della Guardia di Finanza coordinata dalla procura di Milano, che ritiene di aver individuato un’organizzazione per l’esportazione illecita di armi e sistemi militari in Iran, attraverso un traffico esteso anche a Romania, Gran Bretagna, Germania e Svizzera.

Secondo gli inquirenti, che hanno illustrato oggi in una conferenza stampa a Milano l’operazione, denominata “Sniper”, i cinque italiani uno dei quali residenti in Svizzera ed i quattro iraniani, due dei quali residenti a Torino e Roma (uno risulta iscritto all’Associazione della stampa estera della capitale), ritenuti appartenenti ai servizi segreti di Teheran, avrebbero costituito una associazione a delinquere, allo scopo di far arrivare in Iran armi e attrezzature militari attraverso triangolazioni con altri Paesi.

Due degli iraniani ricercati non sono ancora stati arrestati.

Le indagini culminate con i sette arresti effettuati stanotte dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Milano in diverse città tra cui Milano, Torino e Roma, hanno detto le Fiamme Gialle, hanno interrotto con una ventina di perquisizioni in tutt’Italia la fornitura di un migliaio di puntatori ottici di precisione e 120 giubbotti autorespiratori da immersione, bloccando i preparativi per l’esportazione di proiettili traccianti, esplosivi e una miscela di materiale chimico altamente infiammabile usato in campo militare per inneschi e bombe incendiarie.

“Questa associazione internazionale di trafficanti di armi giocava proprio sull’equivoco. Cioè il materiale sequestrato era materiale che si prestava all’ambiguità, poteva essere usato per scopi civili e militari. E loro (le Fiamme Gialle), attraverso le loro profonde indagini, hanno dimostrato che era materiale destinato a scopo esclusivamente militare”, ha detto nel corso della conferenza stampa il generale Attilio Iodice, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Milano.

INDAGINI IMPERNIATE SU INTERCETTAZIONI DI TELEFONATE E EMAIL

Le indagini sono partite nel giugno dello scorso anno da una segnalazione delle autorità della Romania, circa materiale sequestrato che risultava diretto a Dubai ma in realtà destinato all’Iran e che vedeva coinvolta un’azienda italiana. I finanzieri hanno iniziato a monitorare le attività di un gruppo di sospettati, attraverso intercettazioni telefoniche, di sms e di posta elettronica che avrebbero anche confermato contatti con i servizi segreti iraniani, individuando una serie di triangolazioni che per il materiale prodotto in Germania si diramavano attraverso Italia, Svizzera, Romania e Gran Bretagna.

A Londra, dopo l’intercettazione di un quantitativo di puntatori ottici all’aeroporto di Heathrow, le autorità inglesi hanno arrestato e interrogato una persona ritenuta il referente britannico dell’associazione criminale.

Tra gli italiani arrestati, il titolare di una azienda di import export e un avvocato che avrebbe tenuto i contatti con l’Iran.

Gli inquirenti hanno escluso che tra il materiale sequestrato ve ne fosse di utilizzabile per armamenti nucleari.

Le violazioni contestate ai nove, raggiunti da ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip Chiara Valori del Tribunale di Milano, “hanno riguardato sia il materiale di armamento sia materiali che possono aver destinazione militare ma hanno anche destinazione civile, per i quali è comunque esclusa la possibilità di vendita a Paesi sottoposti a embargo, come è l’Iran”, ha spiegato nella sede delle Fiamme Gialle il Procuratore Antiterrorismo della Procura della Repubblica di Milano Armando Spataro, che ha coordinato le indagini, elogiando la collaborazione con le forze giudiziarie e delle forze dell’ordine degli altri Paesi coinvolti, grazie a rogatorie internazionali, che ha permesso di ricostruire i particolari del quadro del traffico illecito.

Spataro ha anche affermato che buona parte delle indagini che hanno permesso di scoprire il traffico di armi non sarebbe stato possibile dopo l’entrata in vigore della nuova normativa sulle intercettazioni, approvata sinora da un ramo del Parlamento, che pone stretti limiti sia alla durata che alle modalità e all’estensione delle intercettazioni stesse.

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