February 17, 2010 / 3:43 PM / 10 years ago

Bertolaso scrive a Protezione civile: io come alluvionato

MILANO (Reuters) - Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, sotto i riflettori dei media dopo un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta per presunta corruzione negli appalti per i “grandi eventi”, si è paragonato oggi ad un alluvionato, ribadendo di sentirsi una parte lesa nell’intera vicenda.

Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso. REUTERS/Giampiero Sposito

“Ho provato, in questi giorni, l’angoscia, il senso di ingiustizia, di devastazione, di perdita totale e senza eccezione delle tante persone che abbiamo soccorso dopo che le loro case erano state invase da fiumi di fango”, racconta Bertolaso in una lettera aperta alla Protezione civile.

“Ti guardi intorno e vedi che ogni cosa della tua vita è sommersa, ricoperta da una patina untuosa e maleodorante”, spiega ancora, ricordando come lui sia diventato “oggetto di due diverse iniziative giudiziarie”.

“La prima, dei giudici del Tribunale di Firenze, che stanno indagando su di me per capire se sono corrotto, corruttore, amico di corrotti e corruttori”, scrive. La seconda, aggiunge, aperta dai giornali che da giorni “titolano non sospetti su di me, ma certezze, pubblicano intercettazioni usandole non come elementi indiziari ma come prove di colpe commesse, di fatto dando una immagine complessiva della rete dei corrotti e corruttori, di cui sarei parte, magari non proprio protagonista, ma sicuramente parte”.

“Il secondo procedimento giudiziario si chiama giustizia sommaria, si chiama fango gettato nelle pale del ventilatore, si chiama diffondere illazioni, interpretazioni, accuse, pseudocertezze, precondanne e stigmate di malavitoso addosso a chi non ha altro strumento per difendersi che la propria storia, la propria pretesa innocenza, l’inservibile appello alla verità”.

Bertolaso si definisce “un alluvionato”, che si trova “a patire sofferenza, rimpianti, strazianti ricordi e a misurare con la mente l’abisso che un semplice fatto ha scavato tra la mia vita normale e questi giorni di pubblico ludibrio, di autorizzazione data a chiunque di sentenziare su di me e sul mio operato”.

Il capo della Protezione civile aggiunge che se fosse “accusato di un reato preciso, circostanziato, tutto sarebbe più facile”.

“In questa vaghezza, in questo accostare la mia faccia a chiunque abbia potenzialmente compiuto reati o ci abbia provato, in questo pretendere che un pezzo di telefonata registrata dimostri e sia prova di cose mai avvenute”.

Bertolaso si chiede poi come andare avanti, assicurando che si batterà per la verità e ribadendo che si reputa “una parte lesa, non coimputato o colpevole”.

“Se il governo mi chiede di lasciare i miei incarichi, la mia valigia è pronta come al solito. Ma se non me lo chiede il governo, io resto al mio posto, lavorando per primo a ripulire dal fango la mia persona, la mia casa, i miei amici e il mio mondo, che non ho mai infangato e non ho mai tradito”.

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