January 13, 2010 / 12:21 PM / 10 years ago

No dl blocca-processi, premier punta su "processo breve"

di Roberto Landucci

Angelino Alfano, ministro della Giustizia. Foto d'archivio. REUTERS/Manuel Silvestri

ROMA (Reuters) - Non è necessario alcun intervento normativo per applicare la sentenza della Corte Costituzionale 133 dello scorso dicembre che permette una sospensione di alcuni processi, tra cui quelli al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Lo ha detto oggi lo stesso premier in una conferenza stampa al termine del consiglio dei ministri, nella quale ha ribadito invece le ragioni per approvare il disegno di legge sui ‘tempi certi dei processi’, che a suo parere è stato impropriamente definito ddl sul ‘processo breve’.

“Non c’è nessun decreto. La sentenza della Corte Costituzionale può essere applicata direttamente dai giudici senza alcuna interpretazione da parte di una legge”, ha detto Berlusconi.

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha aggiunto che per effetto della sentenza i cittadini hanno il diritto di giovarsi del rito abbreviato nel caso siano stati raggiunti da altre accuse durante il processo rivolgendosi al giudice e senza bisogno di alcun intervento legislativo.

Secondo quanto riferito ieri da membri della maggioranza, il governo stava studiando un decreto che avrebbe sancito un tempo certo di sospensione dei processi per dare alla difesa la possibilità di decidere se ricorrere al rito abbreviato.

Alcuni media hanno riferito oggi che lo staff di Berlusconi puntava ad una sospesione di 90 giorni, che avrebbe messo la sordina ai suoi processi per la durata della campagna elettorale per le Regionali, ma che questa ipotesi si sarebbe rivelata impraticabile, anche per i dubbi del Quirinale.

“Se il governo ha rinunciato al dl, è perché ha visto che non era più necessario”, ha commentato stamani una fonte della maggioranza.

Berlusconi ha ironizzato sulle indiscrezioni dei media circa l’imminenza del decreto legge, dicendo che in consiglio dei ministri ha commentato che “serve piuttosto un decreto blocca-calunnie”.

Leggermente più articolata la ricostruzione di Alfano: “Ci siamo interrogati se la sentenza della Corte costituzionale fosse autoapplicativa o necessitava di un intervento legislativo per colmare un vuoto. La decisione era talmente non scontata che il dl non era all’ordine del giorno. Nelle more della nostra decisione è stata lanciata la notizia del decreto blocca processi”.

“ATTACCHI DEI GIUDICI ANCHE PIU’ GRAVI DI AGGRESSIONE DI MILANO”

Il premier è tornato a Roma dalla convalescenza dopo l’aggressione del 13 dicembre a Milano con una rinnovata verve polemica verso la magistratura.

Parlando delle “aggressioni da parte dei magistrati”, Berlusconi ha detto che “sono come quelle di piazza Duomo, se non peggiori”.

Ricordando poi che intende tradurre presto in legge un suo vecchio cavallo di battaglia sulla giustizia, l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione di primo grado, il premier ha detto che “i pm ricorrono in appello anche soltanto per puntiglio di far vedere che il loro teorema accusatorio era valido o magari per un’antipatia personale o per un pregiudizio politico”.

Quasi scontate, sono arrivate le critiche di diversi consiglieri del Consiglio superiore della magistratura.

Durante la conferenza stampa di palazzo Chigi, senza domande, il capo del governo ha portato invece in palmo di mano il disegno di legge sulla durata minima del processo, che il Senato dovrebbe approvare in prima lettura la prossima settimana, nonostante le pesanti critiche di Csm e Associazione nazionale dei magistrati.

“C’è una menzogna di fondo che circola sul ‘processo breve’: perché in realtà è una legge sul ‘processo lungo’, che rimarrà sempre il più lungo in Europa, ma d’ora in poi con tempi certi”, ha detto Berlusconi, prima di elencare i tempi di estinzione dei processi nei vari gradi di giudizio, modulati a seconda della gravità dei reati, che sono previsti da una versione emendata del disegno di legge, di prossima votazione.

Il premier li ha citati tutti — sottolineando in particolare come per i reati più gravi il processo si estingua in 10 anni considerando tutti i gradi di giudizio, oltre i tempi delle indagini — ma ha sorvolato sulla norma transitoria del ddl, secondo la quale la tagliola ai processi si applicherà anche a quelli di primo grado in corso da due anni. In quest’ultima categoria rientrano il processo Mills e quello sui diritti tv Mediaset in cui lui è imputato a Milano.

In Senato, intanto, il ddl ha superato questa sera le pregiudiziali di costituzionalità, dopo essere tornato per alcune ore in commissione Giustizia, in ragione dell’importanza degli emendamenti presentati dalla maggioranza.

La decisione del rinvio adottata dal presidente di palazzo Madama, Renato Schifani, non ha soddisfatto del tutto l’opposizione che avrebbe voluto votare in quella sede dei subemendamenti, allungando i tempi, ma la richiesta è stata respinta.

Dalle 17 di oggi il ddl è tornato in aula. Finita la seduta odierna, si entrerà nel vivo del provvedimento martedì prossimo.

In base al calendario messo a punto dai capigruppo di Palazzo Madama, il voto finale sul provvedimento è previsto per mercoledì 20 gennaio.

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