October 8, 2009 / 2:01 PM / in 10 years

Berlusconi vuole la guerra ma Fini frena

di Giselda Vagnoni

Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. REUTERS

ROMA (Reuters) - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, furioso per la decisione della Corte Costituzionale di privarlo dell’immunità penale, cerca di elevare lo scontro con le altre istituzioni dello Stato, ma dai suoi alleati sono arrivati oggi i primi altolà, e anche l’idea di una manifestazione pro-premier, avanzata nei giorni scorsi da alcuni dirigenti del Pdl, è stata messa da parte.

“L’incontestabile diritto politico di Silvio Berlusconi di governare, conferitogli dagli elettori, e di riformare il Paese, non può far venire meno il suo preciso dovere costituzionale di rispettare la Corte costituzionale e il capo dello Stato”, ha detto Fini in una nota diffusa di buon mattino.

Nel pomeriggio Fini insieme con il presidente del Senato Renato Schifani hanno poi incontrato il Capo dello Stato. Al termine dell’incontro, durato circa un’ora, i due hanno diffuso una nota in cui danno atto a Giorgio Napolitano del suo rigoroso rispetto della Costituzione.

Il comunicato dei presidenti delle Camere è arrivato dopo che Berlusconi, tra ieri sera e stamattina, ha rivolto a più ondate critiche inusualmente forti nei confronti della Consulta, definito “organo politico di sinistra” e del capo dello Stato definito anch’esso “di parte”.

Un Berlusconi irrefrenabile ha detto ieri, intervenendo telefonicamente su Rai Uno a Porta a Porta, che Giorgio Napolitano avrebbe dovuto indirizzare con la sua influenza il voto dei giudici costituzionali.

Alle obiezioni scandalizzate dell’ex ministro di centro sinistra Rosi Bindi, presente in studio, ha ribattuto “lei è sempre più bella che intelligente” per incassare dall’esponente cattolico del Pd un “io non sono una donna a sua disposizione”, chiaro riferimento alle discusse frequentazioni sessuali del premier.

Finita a tarda notte, l’invettiva di Berlusconi è ripresa alle otto del mattino sul Gr di Radio Uno.

“Mi difenderò nelle aule dei tribunali, esponendo al ridicolo gli accusatori, dimostrando a tutti gli italiani di che pasta sono fatti e di che pasta sono fatto io”, ha detto il Capo del governo.

“Andrò avanti se possibile con più grinta di prima perché il governo si sente assolutamente necessario alla democrazia, alla libertà e al benessere di questo Paese”.

Da ultimo, aprendo oggi pomeriggio la riunione dell’ufficio di presidenza del Pdl a Palazzo Grazioli, Berlusconi ha detto che “deve essere rispettato perché è l’unica carica eletta dal popolo”.

SFUMA LA MANIFESTAZIONE PRO-BERLUSCONI

Da quella riunione è poi uscito un documento che non fa riferimenti al Colle o alle elezioni anticipate, e che dice che la sentenza della Consulta va rispettata, pur senza rinunciare a criticare la Corte che, in sostanza dovrebbe rifarsi alla “sovranità del popolo”, cioè quella che ha mandato a maggioranza il centrodestra al governo.

Uscendo dalla riunione, Denis Verdini, uno dei cordinatori del partito, ha detto ai giornalisti che non ci sarà il corteo in difesa di Berlusconi, come avevano invece annunciato alcuni esponenti del centrodestra all’indomani della decisione del tribunale civile di Roma sul Lodo Mondadori, ma un centinaio di iniziative in altrettante città, organizzate dai giovani del Pdl per ricordare il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino.

Nella nota diffusa dopo la riunione si dice che quella della Consulta è “una decisione che non si può non rispettare nel quadro di un sistema democratico che contempla un complesso sistema di garanzie e di equilibri di potere, ma che suscita inevitabilmente gravi e legittimi interrogativi e rischia di alterare nel tempo il corretto equilibrio tra i poteri dello Stato, i quali traggono tutti origine e legittimità dalla sovranità del popolo”.

Il mutamento di indirizzo della Corte, che nel 2004 non aveva indicato che la misura di immunità temporale per le alte cariche dello Stato andasse inserita nella Costituzione, come invece ha fatto ieri, “oltre che una scelta politica si configura anche come violazione del principio di leale collaborazione tra gli organi costituzionali che ha avuto la conseguenza di sviare l’azione legislativa del Parlamento”.

Il Pdl critica infine anche la sentenza sul cosiddetto Lodo Mondadori, che in primo grado impone alla Fininvest di Berlusconi di versare 750 milioni di risarcimento alla Cir di Carlo De Benedetti.

La decisione del tribunale, dice la nota, “è apparsa non solo ingiusta e totalmente infondata ma soprattutto come l’enneismo tassello di un rigurgito di giustizialismo a orologeria”.

Il governo, però, dopo la vicenda dei due “lodi”, dice la nota, resta “forte e coeso”.

LA TENTAZIONE DEL VOTO ANTICIPATO

Ma l’efficacia del governo dopo la botta del lodo Alfano - che costringerà Berlusconi a difendersi in almeno due processi legati alla sua attività di imprenditore mentre non scema la polemica sulle dichiarazioni di una prostituta su una notte passata con lui lo scorso novembre - viene messa in discussione proprio dalle persone più vicine al premier.

“Per porre fine a questo logoramento io penso che le elezioni anticipate possano essere un’opzione”, ha detto oggi il direttore di Libero Maurizio Belpietro su Canale 5.

Sempre sulla rete ammiraglia di Mediaset Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato, ex An considerato un acceso berlusconiano, ha dichiarato che le elezioni anticipate non sono per ora la prima opzione ma ha aggiunto che “nella vita politica non si può mai escludere nulla”.

La possibilità di ricorrere alle elezioni politiche con tre anni di anticipo rispetto alla fine naturale della legislatura è stata esclusa ieri da Fini e dal leader del Carroccio Umberto Bossi non a caso poco prima della pubblicazione della sentenza della Consulta.

Per gli analisti politici si è trattato del tentativo di stendere un “cordone sanitario” attorno al premier per evitare che prevalga la scelta di andare a elezioni anticipate.

Al leader in difficoltà è stata offerta la mobilitazione dei simpatizzanti in vista delle regionali-referendum su Berlusconi della primavera. Bossi ieri ha promesso di trascinare il popolo in piazza e Gasparri oggi ha rilanciato l’idea di una manifestazione del Pdl in dicembre “per far vedere che c’è tanta gente [...] con il sorriso di chi ama l’Italia”.

IL NODO MAI SCIOLTO DEL CONFLITTO DI INTERESSI

Ma ci sono già voci, riportate oggi dal Corriere della Sera, di un progetto per rendere i processi ancora più lenti di quanto già non siano con una legge che favorirebbe la prescrizione dei reati contestati al premier.

Un meccanismo legislativo che potrebbe essere introdotto anche con procedura di urgenza sul quale Berlusconi chiederà agli alleati la massima compattezza.

Intanto Berlusconi ha incontrato oggi Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, il gruppo controllato dalla famiglia Berlusconi che oggi in borsa risente negativamente della bocciatura del Lodo e Giuseppe Ciarrapico, senatore Pdl.

Facile ipotizzare un collegamento con la decisione del Tribunale di Milano di condannare Fininvest, holding della famiglia Berlusconi che controlla Mediaset, a pagare un risarcimento da 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti per il danno causato dalla corruzione giudiziaria nell’ambito del lodo Mondadori.

In quella vicenda Ciarrapico svolse il ruolo di mediatore tra Fininvest e Cir nel 1991 quando i due gruppi si accordarono sulla divisione della Mondadori che portò il gruppo Editoriale l’Espresso e La Repubblica alla Cir, lasciando il resto a Fininvest.

“Quindici anni fa mi sono sbagliato. Pensavo che con il tempo il conflitto di interessi di Silvio Berlusconi sarebbe sfumato oggi invece continua ancora a essere al centro della vita politica dell’Italia”, ha commentato amaro ieri sera a Porta a porta il cattolico Pier Ferdinando Casini, ex alleato di Berlusconi ed ex presidente della Camera.

- hanno contribuito Stefano Bernabei e Valentina Rusconi

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