October 7, 2009 / 9:43 AM / 11 years ago

Al Qaeda invita gli Uiguri a guerra santa contro la Cina

DUBAI (Reuters) - Un leader di Al Qaeda ha incitato gli Uiguri dello Xianjiang a prepararsi ad una guerra santa contro l’oppressione cinese e ha chiesto a tutti i musulmani di unirsi alla causa.

Polizia cinese in assetto antisommossa ad Urumqi, in Xinjiang. REUTERS/David Gray

Abu Yahya al-Libi, in un video postato oggi su un sito islamista, ha messo in guardia la Cina dal rischio di fare la fine dell’Unione Sovietica, la superpotenza che si disintegrò vent’anni fa.

“Lo stato dell’ateismo sta per crollare. Patirà la stessa sorte dell’orso russo (l’Unione Sovietica, ndr)”, ha detto nel messaggio in cui accusa la Cina di commettere massacri contro gli Uiguri e di annientare la loro identità.

L’esercito sovietico aveva invaso l’Afghanistan nel 1979 per instaurare un governo marxista che reprimesse i guerriglieri islamici, ma fu sopraffatto dalla guerriglia dei mujahidin fino a quando non si ritirò nel 1988-1989. Al Qaeda nacque allora, dall’unione dei gruppi che avevano ricacciato le forze sovietiche.

Gli Uiguri sono una popolazione di religione musulmana originaria della provincia cinese dello Xinjiang, che i musulmani chiamano Turkestan Orientale, e hanno forti legami culturali con le popolazioni turcofone dell’Asia Centrale.

“Non c’è modo di eliminare l’ingiustizia e l’oppressione senza che gli Uiguri tornino alla loro religione... e (quindi bisogna fare) seri preparativi per una Jihad sul sentiero di Dio Onnipotente e prendere le armi contro gli invasori (cinesi) “, ha detto ancora.

“E’ un dovere per tutti i musulmani schierarsi dalla parte dei nostri fratelli feriti ed umiliati nel Turkestan Orientale ... e fornire loro tutto l’aiuto di cui siamo capaci”, ha proseguito al-Libi.

Il militante ha inoltre accusato la Cina di impiegare “strumenti satanici” per schiacciare i musulmani della provincia e sostituirli con altre etnie, “mentre intanto ne saccheggiano le risorse e mettono in pericolo la loro cultura e la loro religione”.

Pechino non ha la minima intenzione di rinunciare allo Xinjiang, una regione dell’ovest del Paese.

Il suo vasto territorio confina con Russia, Mongolia, Khazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Pakistan e India. Ha abbondanti riserve di petrolio ed è la regione da cui la Cina ricava la maggior quantità di gas naturale.

Già ad agosto, il leader di un gruppo presentatosi come Partito per il Turkestan Islamico aveva esortato la popolazione musulmana a colpire la Cina per punire Pechino per quelli che il gruppo ha definito “i barbari massacri commessi nello Xinjiang”.

A luglio di quest’anno la provincia era stata sconvolta da un’ondata di violenze cominciate con l’attacco da parte di alcuni uiguri a cinesi di etnia han nella capitale Urumqi, e proseguite con il pugno di ferro usato dalla polizia per reprimere la rivolta.

Morirono 197 persone e altre 1600 rimasero ferite, soprattutto tra i cinesi han. Quasi mille uiguri finirono nelle prigioni cinesi.

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