October 6, 2009 / 6:30 AM / in 10 years

Mondadori, giudice: Berlusconi corresponsabile corruzione

MILANO (Reuters) - Secondo il giudice di Milano Raimondo Mesiano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è “corresponsabile della vicenda corruttiva” che negli anni 90 portò il gruppo Mondadori sotto il controllo della Fininvest.

Silvio Berlusconi durante un'apparizione televisiva. REUTERS/Alessandro Bianchi

E’ quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il tribunale civile ha riconosciuto sabato scorso alla Cir di Carlo De Benedetti, che controlla l’Espresso, un risarcimento da 750 milioni di euro a carico della holding della famiglia Berlusconi - che controlla Mondadori, Mediaset, Mediolanum e Milan - per il danno patrimoniale da “perdita di chance” di un giudizio imparziale.

“E’ da ritenere ai soli fini civilistici del presente giudizio che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva per cui si procede; corresponsabilità che, come logica conseguenza, comporta, per il principio della responsabilità civile delle società di capitali per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministratore commesso nell’attività gestoria della società medesima, la responsabilità della stessa Fininvest”, si legge nelle motivazioni della sentenza.

Berlusconi si è detto oggi in una nota “letteralmente allibito” e ha definito la sentenza “al di là del bene e del male... una enormità giuridica”.

“Il governo porterà a termine la sua missione quinquennale e non c’è nulla che potrà farci tradire il mandato che gli italiani ci hanno conferito”, ha scritto il premier nella nota.

Dopo le dichiarazioni del premier e di altri esponenti della maggioranza di centrodestra, quindici membri del Consiglio superiore della magistratura - cioè la maggioranza del consiglio, tra togati e laici di centrosinistra - hanno chiesto questa sera al comitato di presidenza dell’organismo di autogoverno della magistratura di aprire una pratica a tutela del giudice Mesiano, secondo quanto ha riferito una fonte giudiziaria.

FININVEST RESPONSABILE A CAUSA DI CONDOTTA BERLUSCONI

La lunga vicenda giudiziaria di cui il cosiddetto Lodo Mondadori è stato oggetto è scaturita dall’inchiesta sulle cosiddette “toghe sporche”, che indagava sulla presunta corruzione di alcuni giudici del tribunale di Roma.

Nel 2007, con sentenza definitiva, la Corte d’Appello di Milano ha stabilito che la sentenza emessa nel 1991 dal giudice Vittorio Metta del tribunale capitolino - che ribaltò un lodo arbitrale dell’anno precedente assegnando Mondadori, oggetto di un contenzioso tra Cir e Fininvest, alla holding di Berlusconi - era stata viziata da corruzione. Fondamentali nel processo le dichiarazioni della superteste Stefania Ariosto.

In base alla sentenza dei giudici di Milano, il tribunale civile del capoluogo lombardo sabato scorso ha condannato la holding della famiglia del premier al pagamento di un risarcimento di 750 milioni di euro alla Cir.

La sentenza lega le responsabilità di Fininvest a quelle del suo azionista di riferimento, Silvio Berlusconi.

“La responsabilità della convenuta (Fininvest, ndr) è qui impegnata perché la condotta di Berlusconi è stata all’evidenza posta in essere nell’ambito dell’attività gestoria di Fininvest, e cioè nell’ambito della cura degli interessi di quest’ultima. Deve quindi essere, in primo luogo, affermata la responsabilità della società convenuta per la condotta posta in essere nella sua già vista qualità dall’onorevole Silvio Berlusconi”, si legge nelle motivazioni.

Silvio Berlusconi uscì dal processo nel 2001, prosciolto per intervenuta prescrizione dalla corte d’Appello di Milano, cui aveva fatto ricorso la procura. Al premier fu riconosciuta la corruzione semplice, che ha tempi di prescrizione ridotti rispetto alla corruzione giudiziaria. La prescrizione fu confermata dalla Cassazione nel novembre 2001.

La corte d’Appello rinviò invece a giudizio gli altri imputati, fra i quali l’avvocato Cesare Previti e l’ex giudice Metta. Al termine di una lunga vicenda giudiziaria, la Cassazione nel 2007 ha confermato le condanne per corruzione inflitte a Previti e Metta dalla Corte d’Appello di Milano, rispettivamente a un anno e sei mesi e due anni e nove mesi di reclusione.

“INGIUSTA SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO DI ROMA”

Le motivazioni della sentenza milanese esprimono poi una chiara valutazione della sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Roma nel 1991 sul Lodo Mondadori.

“Nessun ostacolo sussiste all’affermazione che sono stati lesi i diritti costituzionalmente garantiti della Cir sotto due profili: in primo luogo è stato leso il diritto a un giudizio reso da un giudice imparziale. In secondo luogo Cir è stata lesa nel suo diritto all’immagine e alla reputazione, che sono state sicuramente danneggiate dall’ingiusta sentenza della corte d’appello di Roma, frutto della corruzione di Metta”, si legge nella sentenza.

Per quantificare in 750 milioni il danno patrimoniale sofferto da Cir, i giudici civili di Milano hanno sommato 284 milioni a titolo di danno derivante dalle condizioni deteriori alle quali fu pattuita la spartizione del gruppo L’Espresso-Mondadori rispetto alle condizioni di una trattativa non inquinata dalla corruzione del giudice Metta, 8 milioni per danno da spese legali e 20 milioni per danno da lesione dell’immagine.

Il totale (quasi 313 milioni), si legge nella sentenza, è stato poi rivalutato alla data di commissione dell’illecito - cioè la data di deposito della sentenza Metta, il 1991 - ed addizionato di interessi fino ad ottenere un importo di 937 milioni, al quale è stata poi applicata una riduzione dell’80%, pari alle “chances” di conferma del lodo arbitrale che assegnava Mondadori a Cir, poi invece ribaltato dalla sentenza Metta.

Il risarcimento chiesto da Cir, al netto di interessi e rivalutazioni, ammontava a quasi 470 milioni, ed era quindi superiore a quello deciso sabato dai giudici.

Il deputato Pdl e avvocato del premier Niccolò Ghedini ha definito la cifra “palesemente scollegata a qualsiasi dato reale superando addirittura di gran lunga lo stesso valore della quota Mondadori detenuta dalla Fininvest”.

Secondo il legale della Fininvest, Romano Vaccarella, la sentenza del tribunale civile di Milano è stata “emessa a molti mesi di distanza dalla scadenza del termine legale (che è di trenta giorni)” e “si fonda infatti su argomentazioni totalmente erronee”.

Cir ha diffuso una nota in cui sottolinea che “la circostanza che la società condannata al risarcimento sia proprietà di un importante esponente politico e uomo di governo, non toglie che la causa stessa obiettivamente si presenti e sia stata trattata come un normale giudizio civile fra imprese coinvolte in un contenzioso economico”.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

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