September 24, 2009 / 11:54 AM / 9 years ago

Ue a Berlusconi: tetti emissioni Co2 non negoziabili

BRUXELLES (Reuters) - All’Italia che chiede di poter ridiscutere i tetti alle emissioni di anidride carbonica (CO2) la Commissione Ue risponde che non sono ricontrattabili malgrado ieri la Corte di giustizia europea in una sentenza li abbia definiti non vincolanti.

Il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi. REUTERS/Mike Segar (UNITED STATES POLITICS)

Gli uffici di Bruxelles, ha detto il portavoce del Commissario all’ambiente Stavros Dimas, “sono a conoscenza della lettera inviata dal governo italiano. I tetti sono già stati stabiliti e non sono più rinegoziabili”.

L’Italia però, tramite il portavoce di Silvio Berlusconi Paolo Bonaiuti, smentisce di aver chiesto di rinegoziare i limiti, ma solo di avere sottoposto il tema alla Commissione.

“Il nostro approccio punterà a garantire la stabilità dell’attuale sistema del mercato delle emissioni (borsa emissioni). Ma la Commissione mira anche a garantire la certezza giuridica”, ha aggiunto il portavoce Ue.

Secondo Bonaiuti “il governo [italiano] non ha mai chiesto al presidente Barroso di rinegoziare queste quote, ma gli ha semplicemente sottoposto il problema, chiedendo il suo ‘personale interessamento’ per arrivare ad una soluzione condivisa.

La dichiarazione aggiunge che “l’Italia è ovviamente impegnata nella difesa dell’ambiente, ma è altresì chiaro che si tratta di un problema di vitale importanza non solo per lo sviluppo del nostro Paese, ma anche per mantenere eque condizioni di concorrenza all’interno dell’Unione Europea”.

Berlusconi, la settimana scorsa ha chiesto ufficialmente, con una lettera indirizzata al presidente Ue José Barroso, di poter ridiscutere i limiti posti all’Italia che secondo i giornali comporterebbero un sovraccosto di circa 550 milioni di euro all’anno.

Secondo Bonaiuti la lettera è stata inviata “per segnalare le gravi difficoltà per le aziende italiane a causa dell’assegnazione delle quote di riduzione CO2”.

Ieri la Corte di giustizia europea di Lussemburgo ha accolto un ricorso di Estonia e Polonia contro i tetti alle emissioni imposti dalla Commissione sostenendo che l’organo esecutivo dell’Unione era andato oltre i propri poteri.

Un funzionario della Commissione che segue il dossier dice che la decisione di primo grado della Corte Ue crea “un caso di incertezza legale”.

“Siamo molto sorpresi dalla sentenza perché di solito i giudici tengono in considerazione lo spirito della legge, mentre in questo caso non è successo. Riteniamo quindi di poter facilmente vincere un appello contro la sentenza”, ha aggiunto il funzionario.

Gli uffici della Commissione non sono ancora in grado di stabilire l’effettiva portata della decisione della Corte europea: “Stiamo al momento stabilendo se questa sentenza costituisce un principio e quindi va oltre ad Estonia e Polonia”.

La legislazione ambientale della Ue prevede che ogni paese fissi i limiti alle proprie emissioni, che vengono poi adottati dalla Ue, e in caso di sforamento acquisti dei diritti a produrre che però si ripercuotono sul prezzo finale dell’energia e dei prodotti.

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