September 4, 2009 / 2:38 PM / 10 years ago

Caso Boffo, Berlusconi è debole se attacca la stampa

di Paolo Biondi

ROMA (Reuters) - La puntata odierna del caso Boffo registra un nuovo inusitato attacco di Silvio Berlusconi alla stampa italiana.

Richiesto di un commento sulle dimissioni del direttore di Avvenire, il Cavaliere ha infatti risposto: “Credo possiate leggere sui giornali di oggi tutto il contrario della realtà. Abbeveratevi della disinformazione di cui siete protagonisti. Povera Italia con un sistema informativo come questo!”

Con chi ce l’avesse il premier non è difficile scoprirlo. Basta andare a leggere gli editoriali dei due giornali che il Cavaliere vorrebbe più vicini a sé, premier-imprenditore di una delle sette maggiori economie del mondo: il Corriere della sera, giornale della borghesia milanese, ed il Sole 24 Ore, giornale della Confindustria.

Sul primo l’editoriale è stato affidato al notista politico, Massimo Franco che scrive: “Fra le righe amare della lettera di dimissioni [di Dino Boffo] si intravede un filo di sarcasmo verso un’aggressione vittoriosa che potrebbe rivelarsi un boomerang per palazzo Chigi”. Poi ancora: “Una ferita si è prodotta” e “si tratta di uno strappo violento e inaspettato”, “un brutto capitolo” con un’”immagine di confusione e di ambiguità” dalla quale ad “uscire lesionati sono in molti, anche se forse non se ne rendono conto”.

Sul secondo il commento è dell’ex direttore del Corsera Stefano Folli. Dopo aver detto che il fatto che “il potere politico si vendichi dei giornalisti e alimenti una campagna mediatica per screditarli sul piano personale” è una “pratica del tutto inconcepibile in Paesi di forte democrazia”, Folli aggiunge che le conseguenze del caso “non saranno positive” per il governo.

Folli rileva che il governo “ha finito per mettersi in rotta di collisione con la Chiesa, credendo di alimentare la rivalità tra fazioni ecclesiastiche e di giovarsene nei suoi calcoli di potere”.

Il finale è addirittura minaccioso: “La Chiesa non dimentica. Ci vuole molta ingenuità per credere che la storia finisca qui [...]. Le vendette di Berlusconi si consumano subito, quelle dei vescovi richiedono tempi lunghi, alle volte molto lunghi, ma sono spesso implacabili”.

I due giornali hanno cambiato le loro direzioni nella primavera scorsa, al termine di un lungo braccio di ferro, con un ricambio che è stato da molte parti visto come un tentativo di “normalizzazione” di due autorevoli quotidiani, oltre che due dei più diffusi e letti in Italia. In vista dei cambi di vertici, almeno per quel che riguarda il Corsera, si è assistito anche a battaglie in Borsa con una miniscalata alla Rcs da parte di Giuseppe Rotelli, imprenditore forte nel settore sanitario lombardo e considerato molto vicino a Berlusconi, giunto a controllare complessivamente oltre l’11% dei diritti di voto in Rcs.

Se mai c’è stata luna di miele fra i due giornali post avvicendamento dei direttori e la presidenza del Consiglio, con gli articoli di questa mattina si può considerare perlomeno incrinato il loro rapporto con Berlusconi.

Questo è il motivo che può giustificare la sfuriata di Berlusconi, che si è mostrato nero e teso davanti alle telecamere su una vicenda che, apparentemente, avrebbe invece dovuto vederlo vittorioso (almeno a leggere i toni trionfalistici odierni dei giornali a lui più vicini).

Se la stampa di sinistra è stata irridente (“Fuori uno” titola l’Unità preoccupata per le querele alle sue giornaliste ad iniziare dalla direttora; “Comunione e decapitazione” aggiunge il Manifesto con riferimento alle vicende intraecclesiali), non è forse un caso che uno degli attacchi più duri al Cavaliere oggi venga dal suo ex ministro per i Rapporti con il Parlamento, Giuliano Ferrara direttore del Foglio.

L’Elefantino parla oggi della “vita licenziosa di un primo ministro sotto assalto, che ha deciso di rotolarsi nel fango con i suoi nemici”. Epitaffio velenoso di un ex amico.

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