30 luglio 2009 / 15:46 / tra 8 anni

Cambiano rotte migratorie, aumenta violenza a frontiere Egitto

di Cynthia Johnston

<p>Due migranti nigeriani in un'area di confine con Israele, sul Sinai, in attesa di varcare la frontiera. La foto &egrave; stata scattata nell'agosto 2008. REUTERS/Asmaa Waguih</p>

IL CAIRO (Reuters) - La polizia egiziana ha sempre di più il grilletto facile contro gli immigrati che cercano di entrare in Israele dai suoi confini, indicando che il mutamento delle rotte dell‘immigrazione in Africa potrebbe spingere un numero maggiore di persone a sfidare la sorte per entrare nello stato ebraico.

Da maggio gli egiziani hanno ucciso sei immigrati africani alla frontiera con Israele, dopo sei mesi di relativa tranquillità, aumentando la violenza in risposta all‘aumento del traffico di esseri umani attraverso l‘Egitto.

I morti alla frontiera sono un importante indicatore del mutamento di rotta dell‘immigrazione africana, mentre il aumenta il numero delle persone che lasciano l‘Eritrea e la strada dell‘Italia attraverso la Libia si è fatta più difficile dopo il giro di vite concordato dai due governi.

“I numeri (al confine Egitto-Israele) sono in crescita. Quella rotta viene utilizzata sempre più spesso di prima”, dice Gasser Abdel Razek, direttore in Egitto dell‘Amera, un‘associazione che fornisce aiuto legale ai profughi.

Gli operatori umanitari descrivono la rotta migratoria che attraverso l‘Egitto come un fiume con due bracci che partono dal Corno d‘Africa e raccolgono migranti economici e rifugiati, alcuni in fuga dall‘autoritarismo in Eritrea o dagli eccidi etnici in Darfur.

La rotta si scinde in Sudan, dove gli aspiranti migranti puntano su una delle due scelte impossibili: sfidare le armi da fuoco al confine egiziano diretti verso Israele o rischiare di affogare su un barcone diretto dalla Libia in Europa.

“Ho sentito che (la Libia) sta diventando difficile per loro... sento che c’è un forte controllo lungo questa rotta, sul confine tra Libia e Sudan”, spiega Mohamed Dualeh, che dirige l‘ufficio dell‘agenzia dell‘Onu per i rifugiati a Kassala, nel Sudan orientale, attraverso cui transitano molti migranti, soprattutto eritrei.

“Se non puoi percorrere una rotta perché è bloccata, ne cerchi un‘altra”, dice Dualeh.

Per l‘Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur) il flusso di migranti dall‘Eritrea al Sudan è raddoppiato nella prima metà del 2009, con 11mila nuovi arrivi. Gli eritrei rappresentano il gruppo nazionale più numeroso tra i migranti che cercano di entrare in Israele.

L‘Egitto teme che un flusso senza controllo di migranti al suo confine strategico del Sinai possa rappresentare una minaccia alla sicurezza in un‘area in cui già è preoccupata per le incursioni dei fondamentalisti islamici che ogni tanto trovano rifugio nella zona montuosa e isolata.

E l‘Egitto deve fare anche fronte alle pressioni di Israele, che vuole bloccare il flusso dei migranti.

LA SCELTA PIU’ SICURA

Fino al 2008, per molti anni, la rotta verso Israele dall‘Egitto è stata sempre più popolare perché considerata più sicura rispetto al rischioso passaggio via mare in Europa attraverso la Libia. Ma il transito è continuato su entrambe le rotte.

Poi il calcolo è cambiato, e la rotta egiziana si è esaurita.

I migranti si sono impauriti, dopo l‘aumento delle sparatorie l‘anno scorso al confine israelo-egiziano che ha provocato la morte di almeno 28 di loro.

Il Cairo, che per anni ha tollerato la presenza di decine di migliaia di migranti africani sul proprio territorio, ha anche rimandato all‘Asmara centinaia di eritrei che chiedevano asilo nonostante le obiezioni delle Nazioni Unite, nel timore che potessero finire torturati.

I migranti si sono ancora più impressionati a gennaio, quando diversi rifugiati diretti in Israele sono rimasti uccisi in un attacco aereo contro il presunto convoglio di armi egiziano sul quale viaggiavano, spiega un avvocato che ha lavorato recentemente in un campo profughi in Sudan.

Il risultato, dice il legale - che non vuole essere nominato - è che i migranti hanno affollato soprattutto la rotta libica. “Molti di loro hanno parenti e amici morti sul confine (egiziano)”.

Poi però la Libia ha ratificato l‘accordo con l‘Italia per bloccare i flussi migratori verso l‘Europa. E a maggio, l‘Italia ha cominciato a rispedire in Libia le barche cariche di migranti intercettate in mare.

In Sudan, un centro di transito per i migranti che sperano di entrare in contatto coi contrabbandieri, coloro che arrivano dal Corno d‘Africa dicono di avere la percezione che ora, almeno per il momento, la rotta verso la Libia è chiusa.

“A maggio e a giugno c‘era quasi un blocco totale delle partenze (dalla Libia), e il numero di barche partite dalla Libia è sceso in modo drastico... E ancora non passano molto”, dice Bill Frelick, direttore delle politiche per i rifugiati di Human Rights Watch, che sta monitorando la situazione.

L‘associazione dice che centinaia di migranti sono tornati in Libia dopo essere stati intercettati in mare, e che rischiano il carcere e maltrattamenti.

Contemporaneamente, la polizia egiziana ha notato un aumento nel numero di africani che cercano di penetrare in Israele e hanno ripreso a sparare per porre fine al flusso di migranti. Praticamente tutti i giorni ci sono notizie di arresti alla frontiera.

Gli arresti mensili di migrati alle frontiere egiziane sono aumentati, crescendo di cinque volte in maggio per arrivare al numero di 55, e raddoppiando poi a giugno a 114, per arrivare ai 160 di luglio, dicono fonti della sicurezza. A gennaio c‘erano stati solo sei arresti.

Fonti di sicurezza egiziane dicono di ritenere che il numero crescente di arresti rifletta l‘attuale aumento di migranti, e che non siano semplicemente il risultato di un‘attività più intensa della polizia alle frontiere.

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