July 6, 2009 / 6:15 AM / 11 years ago

Cina, almeno 140 morti nei disordini in Xinjiang

PECHINO (Reuters) - Almeno 140 persone sono morte nei disordini che ieri hanno scosso lo Xinjiang, regione dell’estremo occidente della Cina e che il governo cinese ha definito un complotto contro il suo potere da parte dei separatisti, in quello che è il peggor caso di disordini, negli ultimi anni, nell’area musulmana.

Membri dell'esercito cinese in Xinjiang. REUTERS/Stringer (CHINA)

La polizia cinese ha arrestato “diverse centinaia” di persone che hanno partecipato alle violenze, compresi 10 personaggi chiave che hanno alimentato le proteste, scrive Xinhua.

Molte persone sono scese nelle strade della capitale, Urumqui, bruciando veicoli e scontrandosi con la polizia e soldati anti-sommossa.

Il bilancio delle vittime è di 140, secondo quanto scrive l’agenzia di stampa semi-ufficiale China News citando Li Zhi, il capo del partito comunista di Urumqui City, che ha parlato ad una conferenza stampa stamani.

Un dispaccio dell’agenzia di stampa ufficiale Xinhua riferisce che ci sono 816 feriti, secondo la polizia regionale. L’agenzia di stampa non ha voluto precisare di che etnia fossero le persone decedute e non ha specificato se si trattasse di civili o di poliziotti.

Xinhua ha, successivamente, fatto sapere che il People’s Hospital, uno dei più grandi di Urumqi, ha ricevuto 291 persone, 17 delle quali morte una volta in ospedale. Tra di loro, 233 erano Han, 29 Uiguri e le altre originarie di etnie minoritarie.

Il governo ha fissato il numero di persone per strada tra 300 e 500, mentre altre fonti parlano di 3.000.

Gli scontri hanno seguito una protesta ad Urumqi - città da 2,3 milioni di abitanti a 3.270 km da Pechino — contro la gestione del governo degli scontri alla fine di giugno tra lavoratori di etnia Han e uiguri nella Cina meridionale, dove due uiguri sono morti.

Stamani la “situazione è sotto controllo”, scrive Xinhua.

“In Xinjiang, una delle maggiori ragioni di malcontento è rappresentata dal gap economico che c’è tra l’etnia Han e l’etnia uigura”, ha detto Barry Sautman, specialista di politiche etniche all’Università di Scienza e Tecnologia di Hong Kong.

Quasi la metà dei 20 milioni di abitanti dello Xinjiang appartiene proprio all’etnia uigura. La popolazione di Urumqi, invece, è principalmente di etnia Han, e gli uiguri si lamentano proprio del fatto che agli Han siano destinate la maggior parte delle risorse economiche.

IMPATTO NEGATIVO SULL’IMMAGINE

Insieme al Tibet, lo Xinjiang è una delle zone più sensibili da un punto di vista politico, e in entrambi i casi il governo centrale ha sempre tentato di mantenere il controllo sulla regione gestendo tanto la vita culturale quanto quella religiosa della zona, ma anche promettendo crescita economica e prosperità.

Gli analisti sostengono che, da un punto di vista economico, i tumulti nella regione, ricca di risorse, molto difficilmente avranno un impatto importante.

“Si tratta di una regione periferica, non ha un grande impatto sulle questioni centrali, a meno che non emerga, cosa che non si sta verificando, che il governo centrale stia, in qualche modo, perdendo il controllo della zona”, ha detto Arthur Kroeber, direttore generale di Dragonomics, azienda di Pechino che si occupa di ricerche.

Ma l’immagine di Pechino come potenza mondiale potrebbe essere colpita negativamente da un’eventuale soppressione nel sangue della protesta.

“Sfortunatamente, questo porterà un impatto negativo sull’immagine della Cina come potenza responsabile. La coercizione, da sola, non risolverà i problemi. Se si utilizza esclusivamente la coercizione, la situazione non potrà che peggiorare”, ha detto Zheng Yongnian, direttore dell’East Asian Institute all’Università Nazionale di Singapore.

Preannunciando, in ogni caso, dei provvedimenti da parte delle forze di sicurezza, in una regione strategica ai confini con il Pakistan e con l’Asia Centrale, un funzionario del governo cinese ha accusato le forze estremiste all’estero di aver preparato i disordini .

“Questi episodi di volenza sono stati premeditati ed organizzati”, ha scritto l’agenzia Xinhua, citando il funzionario del governo, senza però riportarne il nome.

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