June 29, 2009 / 6:06 AM / 9 years ago

Golpe Honduras, vertice dei leader sudamericani di sinistra

di Mica Rosenberg

Il presidente dell'Honduras Manuel Zelaya. REUTERS/Juan Carlos Ulate (COSTA RICA POLITICS CONFLICT)

TEGUCIGALPA (Reuters) - I leader sudamericani di sinistra si sono riuniti oggi attorno al presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya, nel tentativo di dare una risposta al colpo militare che lo ha rovesciato ieri e che ha provocato proteste nel Paese e attirato le critiche della comunità internazionale.

I sostenitori di Zelaya hanno sfidato il coprifuoco notturno e hanno organizzato una veglia davanti al palazzo presidenziale di Tegucigalpa, mentre il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, ha guidato dei colloqui con Zelaya e altri alleati nel vicino Nicaragua.

Il golpe in Honduras è la più vasta crisi politica in America Centrale degli ultimi anni e rappresenterà un banco di prova per il presidente americano Barack Obama che sta cercando di migliorare l’immagine di Washington in America Latina.

L’amministrazione Obama sollecita il ritorno di Zelaya alle sue funzioni di legittimo presidente dell’Honduras, prendendo sulla vicenda la stessa posizione dei governi di sinistra.

L’Organizzazione degli Stati americani ha chiesto l’immediato ritorno di Zelaya, facendo presente che non verrà riconosciuto nessun altro governo.

La tensione è salita alle stelle questa settimana quando Zelaya, alleato di Chavez, ha provocato l’ira di Congresso, magistratura ed esercito per aver cercato di organizzare un referendum non ufficiale per estendere il limite del suo mandato quadriennale.

Prima che potesse organizzare il referendum, ieri l’esercito honduregno ha prelevato Zelaya in pigiama per portarlo in Costa Rica dando vita al primo colpo militare riuscito in America Centrale dai tempi della Guerra Fredda.

“Non possiamo consentire un ritorno al passato. Non lo permetteremo”, ha tuonato Chavez — uno dei massimi esponenti del socialismo in America Latina e sopravvissuto a un tentativo di colpo di Stato nel 2002 — che ha messo i suoi soldati in stato di massima allerta nel caso l’Honduras muovesse contro la sua ambasciata.

Al fianco di Zelaya, del presidente dell’Ecuador Rafael Correa e di quello del Nicaragua Daniel Ortega, Chavez ha negato di stare organizzando un’invasione. “Siamo qui per sostenere e rispettare la sovranità dell’Honduras”, ha detto a Managua.

Il boliviano Evo Morales e il segretario generale dell’Oas Jose Miguel Insulza dovrebbero partecipare ai colloqui di Managua nel pomeriggio mentre Washington ha detto che sta seguendo la crisi attentamente.

L’Honduras è stato alleato degli Usa negli anni Ottanta quando Washington ha aiutato i governi dell’America Centrale a combattere contro i ribelli marxisti e gli Stati Uniti anche ora mantengono circa 600 soldati in una base in Honduras che utilizzano per scopi umanitari e per le operazioni di soccorso.

PROTESTE SCATENANO CORSA AGLI ACQUISTI

Nel Paese, Roberto Micheletti — nominato dal Congresso presidente ad interim qualche ora dopo il golpe — ha imposto il coprifuoco per ieri notte e stanotte. Micheletti ha detto che nessun leader straniero ha il diritto di minacciare l’Honduras.

Molte persone a Tegucigalpa si sono barricate in casa, spaventate per eventuali episodi di violenza. In molti negozi si è assistito ad acquisti dettati dal panico.

Intanto, colpi d’arma da fuoco sono stati sparati vicino al palazzo presidenziale in Honduras, dove sono scoppiate le proteste.

Centinaia di sostenitori di Zelaya, alcuni con il volto coperto da maschere, hanno formato barricate e abbattuto cartelloni pubblicitari nel centro della capitale, bloccando le strade verso il Palazzo presidenziale.

Testimoni Reuters hanno sentito degli spari fuori dal palazzo dopo l’arrivo di un furgone sul luogo delle proteste, e sembra sia arrivata anche un’ambulanza.

Non è chiaro sia stato ad aprire il fuoco, ma secondo uno dei testimoni non sembrano esserci feriti.

L’Honduras, un Paese povero che esporta caffé e banane e che ha una popolazione di sette milioni di abitanti, è stabile dal punto di vista politico dai primi anni Ottanta.

Gli honduregni hanno opinioni contrastanti sulla crisi. I sostenitori di Zelaya hanno dato alle fiamme un chiosco in cui si vendevano giornali a favore del golpe e sostengono che le tv e le radio vicine a Zelaya sono state oscurate. Tuttavia negli ultimi mesi i sondaggi mostrano che il sostegno nei confronti di Zelaya è sceso a circa il 30%.

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