August 9, 2019 / 3:00 PM / 3 months ago

Cina: quanto vale realmente lo yuan e come viene gestito da banca centrale

TOKYO/SHANGHAI (Reuters) - La decisione dell’amministrazione Trump di bollare la Cina come manipolatrice di valuta — dopo che le autorità monetarie di Pechino hanno lasciato che la divisa violasse il livello chiave di 7 per dollaro, considerato un importante soglia psicologica — desta molti interrogativi sulle modalità di gestione del sistema valutario e sul valore effettivo dello yuan.

Dettaglio di banconote cinesi da 100 yuan. REUTERS/Carlos Barria

Quanto segue offre uno sguardo sui meccanismi che regolano il regime di cambio valutario attualmente in vigore in Cina.

COME VIENE GESTITO IL TASSO DI CAMBIO?

La banca popolare cinese permette al cambio una libera oscillazione limitata però a un range di 2% intorno a un ‘mid-point’ rispetto al dollaro Usa fissato quotidianamente dall’istituto centrale. Per determinare tale punto medio si guarda alla dinamica dello yuan nella sessione precedente e alle oscillazioni valutarie dei principali partner commerciali di Pechino.

In alcune occasioni la banca centrale ha invece adottato un non meglio precisato ‘fattore anti-ciclico’ per fissare il mid-point del renminbi e limitare — potenzialmente brusche — nel clima di fiducia dei mercati.

Va poi tenuto conto che Pechino mantiene un rigido controllo sul mercato dei capitali, applica norme che limitano fortemente la quota aperta agli investimenti esteri e gestisce un complesso sistema che regola il trading valutario ‘onshore’ influenzando i movimenti del cambio ‘offshore’ — premessa, questa, che rende assai difficile interpretare quale sia il reale valore della divisa cinese.

COME SI E’ MOSSO FINORA LO YUAN RISPETTO ALLE VALUTE PRINCIPALI?

La tendenza prevalente dei mercati finanziari globali è di concentrarsi sul cambio dello yuan rispetto al biglietto verde, dopo un lungo periodo in cui la valuta cinese è stata ancorata a quella Usa. Dalla rivalutazione del 2005 — quando Pechino ha rimosso il cosiddetto ‘peg’ sul dollaro — a oggi, la valuta cinese si è apprezzata di oltre 17%.

Lo scontro sul commercio e la guerra dei dazi tra le prime due economie mondiali ha preso il via nell’aprile del 2018, quando Washington ha imposto i primi dazi su beni importati dalla Cina. Da allora, lo yuan sul mercato offshore si è svalutato di 11% rispetto al dollaro, scivolando in settimana al minimo record di 7,1397 renminbi per dollaro.

Se confrontato invece con i livelli del 2008, lo yuan risulta in apprezzamento di 3,7% sul dollaro e di 35% sull’euro, deprezzandosi però di 13% nei confronti dello yen.

LA DINAMICA DELL’INDICE CFETS (CHINA FOREIGN EXCHANGE TRADE SYSTEM) NEGLI ULTIMI ANNI

Verso la fine del 2015, la Cina introdotto per lo yuan un nuovo indice chiamato CFEFTS (China Foreign Exchange Trade System) basato su un paniere di valute, non più soltanto sul dollaro, nel dichiarato intento di meglio esprimere il valore delle voci commercio e investimenti.

Dal 2017, sono 24 le valute inserite nel paniere, in cui il peso del dollaro è di 22,4%. Secondo gli analisti, mantenere stretta la banda dell’indice CFETS garantisce a Pechino di non essere svantaggiata in termini di cambio rispetto alle controparti commerciali.

Molti esperti ritengono che il livello gradito alle autorità cinesi sia quello di un indice 92 e 98, che impedisca allo yuan un’eccessiva svalutazione.

In settimana, l’indicatore CFETS è scivolato al di sotto di 92, raggiungendo minimi record.

LA BANCA CENTRALE CINESE INTERVIENE SUI CAMBI?

È raro che l’istituto centrale intervenga direttamente del mercato estero dei cambi. Di norma, la banca opera attraverso le controllate statali, oltre ad intervenire con operazioni sul mercato monetario grazie alle ingenti riserve di valuta estera.

La banca centrale influisce in diversi modi anche sulle oscillazioni del cambio sul mercato ‘offshore’, per esempio con emissioni a breve termine denominate in yuan — sia da calendario sia fuori calendario — sulla piazza di Hong Kong. Gli operatori ritengono che in questo modo Pechino possa riassorbire liquidità e contenere le vendite speculative allo scoperto sul cambio.

LO YUAN E’ SOTTOVALUTATO?

Basato sul tasso di cambio reale ed effettivo (real effective exchange rate, ‘Reer’), che misura il valore di una valuta rispetto a quello delle sue principali controparti su base commerciali in termini aggiustati all’inflazione, lo yuan è vicino — se non in lievemente rialzo — rispetto alla media di lungo periodo.

Secondo dati a cura della Banca per i regolamenti internazionali (Bri), nel 2018 il tasso di cambio reale ed effettivo dello yuan è stato di poco inferiore alla media dei precedenti quattro anni.

I dati mensili indicano che a fine giugno lo yuan viaggiava 4,9% oltre la media degli ultimi dieci anni e 13,4% oltre quella degli ultimi 15 anni. In compenso, il ‘Reer’ del dollaro risulta di 11,2% superiore alla media decennale e 10,3% oltre la media degli ultimi 15 anni.

“Il tasso di cambio effettivo reale è un indice di riferimento, rispetto a cui l’attuale quotazione dello yuan è ragionevole” spiega Julian Evans-Pritchard, economista di riferimento per la Cina di Capital Economics a Singapore.

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