June 17, 2019 / 7:54 AM / 5 months ago

Inchiesta diamanti e banche, possibili parti lese salgono a 450

MILANO (Reuters) - E’ salito a oltre 450 il numero dei clienti che hanno denunciato alla procura di Milano di essere stati truffati nella vicenda dei diamanti venduti come investimento attraverso il circuito bancario, un numero quasi quadruplicato rispetto all’ultimo dato disponibile, nel febbraio scorso.

Un impiegato misura un diamante grezzo. REUTERS/Sergei Karpukhin

Lo hanno riferito due fonti a conoscenza del dossier, aggiungendo che nelle prossime settimane i 450 dovranno andare ad unirsi all’elenco delle parti offese dell’inchiesta che nel febbraio scorso ha portato al sequestro di oltre 700 milioni ai due broker Idb e Dpi e a Banco Bpm e la controllata Banca Aletti, a Unicredit, Banca Mps e Intesa Sanpaolo.

L’inchiesta — che al momento del decreto di sequestro vedeva indagate 68 persone, fra dirigenti e funzionari di banca e titolari delle due aziende di diamanti, oltre alle sette società, e all’epoca 120 persone offese — si avvia ora alla chiusura che è prevista entro la fine dell’estate.

I reati ipotizzati, a vario titolo, sono truffa, autoriciclaggio, riciclaggio, corruzione fra privati e, solo per Banco Bpm e un suo dirigente, ostacolo all’autorità di vigilanza.

Gli accertamenti condotti dal Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano, fanno ritenere alla procura, come si legge nelle 83 pagine del decreto di sequestro, che Idp e Dpi con la consapevole partecipazione della banche abbiano condotto la presunta truffa sino al dicembre 2016, cioè attraversando gli anni degli scandali bancari che hanno scosso l’Italia, da Mps a Popolare Vicenza a Banca Etruria.

L’INCHIESTA: SUPER-COMMISSIONI, REGALI E AUMENTI CAPITALE

E proprio dal decreto di sequestro emergeva che l’accusa ipotizza l’esistenza di: non solo commissioni di intermediazione sulla vendita delle pietre che andavano da un minimo del 12% fino a un massimo del 24,5% per le banche coinvolte, quando qualunque altro prodotto finanziario fruttava loro fra l’1 e il 2%; non solo direttive interne che avrebbero spinto i funzionari a consigliare l’acquisto del presunto “bene rifugio” ai clienti degli istituti; non solo regali in viaggi, gioielli, reperti archeologici da parte delle società che gestivano in duopolio il business dei brillanti “da investimento” ai dirigenti di banca perché promuovessero il loro prodotto.

Anche l’adesione di uno dei broker agli aumenti di capitale di due banche.

Idb, per garantirsi il contratto in esclusiva, aderì all’aumento di capitale di Unicredit nel 2012, e venne spinta a fare altrettanto per due aumenti di capitale di Banco Popolare, nel 2014 e nel 2016.

IL RUOLO DELLE BANCHE

L’operazione, si leggeva nel decreto, ha potuto aver successo solo grazie al fatto che, pur essendo un rapporto contrattuale fra il cliente e il broker, i contatti, le trattative e le firme avvenivano all’interno delle varie filiali delle banche per sfruttare “la fiducia riposta (dai clienti) nel proprio istituto di credito”.

Secondo l’accusa quindi, ai clienti veniva proposto l’acquisto di diamanti come “bene rifugio” a “liquidabilità certa”, un prodotto finanziario che avrebbe garantito rendimenti fra il 2% e il 5%. Ai clienti inoltre, si legge ancora nel decreto, veniva fatto credere che il prezzo pagato fosse il valore effettivo della pietra, mentre in realtà comprendeva il 20% di Iva, le commissioni alle banche, i costi della società venditrice (assicurazione, deposito). E quindi dalle perizie il valore effettivo dei diamanti è risultato essere in realtà fra il 30% e il 50% del prezzo pagato. Per di più il cliente avrebbe potuto chiedere di vendere le sue pietre solo pagando una ulteriore commissione dal 7 al 16% ai broker in funzione della durata dell’investimento.

Inoltre, scrivono ancora i magistrati, in sede di trattativa veniva utilizzato il termine di “quotazioni” per le pietre “convincendo i clienti dell’esistenza di un mercato ufficiale regolamentato dei diamanti”, quando in realtà si trattava di un “listino prezzi” elaborato dalle due società e pubblicato come pubblicità, ma in forma di tabella, in una pagina del Sole 24 Ore.

I legali di Idb, Banco Bpm, Banca Aletti e Intesa Sanpaolo non hanno risposto a una richiesta di commento. I legali di Dpi e Mps hanno preferito non rilasciare dichiarazioni. Un portavoce di Unicredit ha fatto sapere che la banca “per propria policy non commenta i procedimenti in corso” e “sta collaborando con le autorità competenti e continuerà a offrire servizi di assistenza ai clienti interessati”.

“L’iniziativa avviata già nel corso dello scorso anno - conclude - prevede il riacquisto delle pietre dai clienti al valore a suo tempo pagato”.

A partire dal 2017, dopo la multa decisa dall’Antitrust, tutte le banche, ad eccezione di Banco Bpm, hanno iniziato a restituire integralmente il denaro ricomprando le pietre al prezzo originario. Diversamente, Banco Bpm riconosce la differenza fra il presunto valore effettivo dei diamanti e il prezzo pagato a suo tempo, lasciando le pietre in mano ai clienti. 

AUMENTO BANCO, “MI HANNO PUNTATO CALIBRO 9 ALLA TEMPIA”

Una delle due società di diamanti, Idb, ha aderito più volte all’aumento di capitale di Banco Popolare, ora Banco Bpm, e di Unicredit, si legge nel decreto.

In particolare, nel gennaio 2012 acquistò 1.200.000 diritti di opzione e sottoscrisse 2.400.000 azioni di Unicredit per una partecipazione complessiva di oltre 7 milioni di euro; nel 2014 e nel 2016 aderì all’aumento di capitale di Banco Popolare per un totale di oltre 950.000 euro.

Nel decreto di sequestro, il giudice cita in particolare una intercettazione telefonica di Claudio Giacobazzi, l’AD di Idb deceduto nel 2018, che nel giugno 2016 spiega al suo commercialista che la decisione di aderire all’aumento di capitale del Banco è stata imposta dall’istituto di credito per stipulare l’accordo.

“Siccome... abbiamo deciso più o meno volontariamente... di aderire massicciamente all’aumento di capitale di Banco Popolare... Sono arrivati con una calibro 9, me l’hanno puntata alla tempia... m’hanno detto ‘firma qui’.. Allora in sintesi dovevamo dare un segnale anche in virtù del futuro accordo con Bpm...”.

REGALI A MANAGEMENT BANCHE

Nel decreto il giudice elenca poi le commissioni percepite dalle banche sulla vendita dei diamanti.

Banco Bpm: in ragione degli accordi sottoscritti da Idb con le banche che via via nel corso degli anni si sono fuse per dare infine vita all’attuale istituto si è passati dal 5% del 1984 al 18% del 2009 sino al 24,5% del 2016, per effetto di un accordo di “rappel” parametrato ai volumi prodotti.

Mps: le commissioni riconosciute da Dpi alla banca senese sono passate dal 10% del maggio 2012 al 18% del febbraio 2017.

Unicredit: le percentuali riconosciute da Idb sono aumentate dal 10 al 20% per attestarsi infine al 18%.

Intesa Sanpaolo: provvigione riconosciuta da Dpi è rimasta invariata al 12%, e l’accordo è rimasto operativo solo per un anno dal 2015 al 2016.

Nel decreto si legge poi che è emerso che Idb fece una serie di regali “ai vertici di Banco Bpm e Unicredit” in relazione alla vendita di diamanti. In particolare, scrive il giudice che la Gdf ha quantificato in 99.090 euro i regali fra soggiorni alberghieri, voucher regalo e manufatti di tipo archeologico.

Nell’atto si legge che anche Dpi “non era estranea alla prassi di regalie ai funzionari di banca”, aggiungendo che la Guardia di Finanza ha acquisito un documento di Mps denominato “contest segnalazione diamanti in collaborazione con Dpi - politiche e prassi di remunerazione e incentivazione”, nel quale si prevedeva il riconoscimento di premi per dirigenti bancari al raggiungimento di un ‘gate’ di diamanti collocati nel secondo semestre 2016: con almeno 5 segnalazioni si riceveva un paio di orecchini con diamanti da 0,20 carati del valore di 250 euro, con almeno 10 segnalazioni uno smartphone del valore di circa 800 euro, con almeno 15 segnalazioni un paio di orecchini con diamanti da 0,40 carati del valore di 900 euro.

INTERCETTAZIONI: “QUELLA ROBA CE LA FICCA SU PER IL C...”

Secondo quanto scritto dal giudice nel decreto di sequestro, contrariamente a quanto stabilito dai contratti, le banche non sarebbero state dei semplici tramite “neutri” fra clienti e broker, ma avrebbero spinto i propri funzionari a convincere la clientela, inserendo la vendita diamanti fra gli obiettivi delle filiali.

Nell’atto vengono elencate decine di testimonianze rese durante l’inchiesta da funzionari di banca. “A noi, quali direttori di filiali, - sono le dichiarazioni a verbale di una responsabile di filiale Mps - nel corso delle riunioni i vertici ci spingevano a proporre l’investimento descrivendolo come forma di investimento molto sicuro e sul quale puntare senza alcun timore”.

“Ricordo che ci hanno detto che era un prodotto da spingere - è il verbale di un consulente finanziario di Unicredit - ... a ogni consulente finanziario è stato assegnato un budget da raggiungere per i vari prodotti e anche per i diamanti da investimento... nel corso del 2015 ci era stato chiesto con molta insistenza di proporre ai nostri clienti l’investimento in diamanti... perché era particolarmente remunerativo per la banca”.

Il giudice, con l’intento di dimostrare la consapevolezza di alcuni dirigenti bancari dei termini della truffa, riporta alcune intercettazioni telefoniche. In due conversazioni di marzo e aprile 2017, dopo che l’Antitrust era intervenuto per imporre maggiore trasparenza nelle brochure per i clienti sui prezzi delle pietre, due funzionari di Banco Bpm commentano così: “La modulistica non la legge nessuno... lui compra un qualcosa che non legge, compra a 100 e vale 44, perché se legge non lo compra... è questa la verità dei fatti no! Quindi se lo compra vuol dire che non lo ha letto”.

E poi altri due funzionari di Banco Bpm, sempre dopo l’intervento Antitrust: “Il business, quello che credo io, è morto! ... anche perché la trasparenza vorrà dire che gli dirai che il prezzo è 40 e che poi ci sono l’Iva e poi le commissioni... e chi li compra? Con un pezzo di carta che dev’essere chiaro, cristallino dopo l’Agcm... Ma esatto: una cosa che costa 40 e la fai pagare 100, ma dai, ma sinceramente, ma chi ci crede?”.

Ancora più esplicita è l’intercettazione di una conversazione telefonica del maggio 2017 di Pietro Gaspardo, allora responsabile Pianificazione e Marketing di Banco Bpm, all’allora direttore generale Maurizio Faroni, a proposito di due circolari del 2003-2004 della controllata Banca Aletti su come spingere la vendita dei diamanti, poi sostituita da una circolare del 2011 più “compliant” (ma che, scrive il giudice, non avrebbe modificato le modalità operative della banca). “Questi mandano la documentazione di circolari vecchie 2003/2004 - dice Gaspardo a Faroni - Hai già capito? Con scritto dentro delle cose allucinanti! Allucinanti! Allucinanti! Non ti dico altro... rendimenti attesi.... poco sul fatto che è un finanziamento e che non un gioiello... robe da pazzi... Ci sono scritte delle cose veramente... da follia....”

Sempre a maggio 2017 Gaspardo chiama al telefono un suo collaboratore, ancora sulle circolari Banca Aletti: “Sì, il diamante non deve essere proposto come gioiello ma come investimento... Quella lì è allucinante!”. E il collaboratore: “Sì, e allora... è redditizio, crea delle plusvalenze in media annuali di 7 o 8 punti stabili”.

Gaspardo risponde: “Ecco ecco ecco! Quella lì è allucinante”, per concludere, quando l’interlocutore gli fa notare che con la sua circolare del 2011 ha però abrogato le precedenti: “Non sto a pensare a me adesso, penso alla banca, che quella roba lì ce la ficca su per il culo totalmente. Fare l’investimento, non venderlo come gioiello, rendimento atteso, cazzo!”.

“Il mio cliente si è occupato della questione diamanti solo a partire dall’ottobre 2016 - ha dichiarato in una nota il legale di Gaspardo, l’avvocato Maurizio Miculan - Le intercettazioni sono della tarda primavera 2017 e dimostrano che, solo in quel momento storico, il mio cliente viene a conoscenza di alcune circolari stipulate da altri... ed esprime sconcerto e viva preoccupazione per i contenuti delle stesse... quindi intercettazioni che dimostrano l’assoluta estraneità dello stesso rispetto alle truffe contestate dalla procura di Milano”.

Il legale di Faroni, contattato da Reuters, ha preferito non commentare.

Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below