May 16, 2019 / 4:01 PM / 7 months ago

ANALISI - Lega e M5s mirano a ricucire la coalizione dopo le Europee

ROMA (Reuters) - Lega e Movimento 5 Stelle mirano a ricucire i rapporti interni alla coalizione dopo il voto europeo del 26 maggio, ma l’operazione potrebbe rivelarsi più difficile del previsto a causa dei vicendevoli attacchi che hanno segnato la campagna elettorale.

A dirlo sono fonti di entrambi i partiti, a proposito della competizione accesasi tra le due forze in vista delle urne. In gioco ci sono i voti e il predominio sull’alleanza di governo.

L’intensità del confronto ha colto di sorpresa gli osservatori, alimentando speculazioni sulla caduta del governo e creando preoccupazione nei mercati finanziari, timorosi di una nuova ondata di incertezza politica sulla terza economia della zona euro.

Se da una parte Matteo Salvini ha attaccato ripetutamente l’amministrazione di Roma guidata dalla 5 Stelle Virginia Raggi, Luigi Di Maio ha dato dell’irresponsabile al capo leghista che aveva aperto a nuovi aumenti del debito pubblico per finanziare politiche utili a creare posti di lavoro.

Ciascuno accusa l’altro di slealtà e di complottare contro la tenuta dell’esecutivo, ma da entrambi i partiti si ritiene che malgrado i rapporti si siano deteriorati tutto possa rientrare subito dopo le elezioni.

“Le elezioni hanno per i politici la stessa funzione del cancello fra due cani... si abbaiano contro ma quando lo apri si annusano un po’ il sedere e poi finisce lì”, dice un’autorevole fonte parlamentare leghista.

Un altro esponente del Carroccio ha negato le voci secondo cui Salvini potrebbe puntare alle elezioni anticipate così da stipulare una nuova alleanza con Silvio Berlusconi: “Certamente non vogliamo riproporre schemi del passato”, ha detto.

Un 5 stelle ha invece affermato che molti tra gli scontri interni ai due alleati sarebbero “folclore” e che è difficile vedere un’alternativa all’attuale assetto di governo.

Ciò nondimeno, sarà difficile rimettere sui binari un’attività di governo che con l’avvicinarsi delle elezioni si è congelata, e che ha di fronte molti ostacoli.

“Il problema è che si improvvisa praticamente tutto, non si pianifica nulla oltre un orizzonte di poche settimane”, ha detto una fonte governativa 5 stelle.

RISCHIO A 5 STELLE

Molto dipenderà dal risultato delle elezioni. Gli ultimi sondaggi pubblicati suggeriscono che la Lega sarà nettamente il primo partito, sorpassando i 5 stelle che alle elezioni di marzo 2018 avevano ottenuto quasi il doppio dei voti rispetto al Carroccio.

Probabilmente, il risultato più pericoloso per la stabilità del governo sarebbe una debacle dei 5 stelle, che potrebbe dare coraggio all’opposizione interna a Di Maio.

“Se andiamo nettamente sotto il 20%, nel partito molta gente dirà che l’alleanza con la Lega ci sta distruggendo e che dovremmo tornare all’opposizione per rimetterci in sesto”, ha detto una terza fonte pentastellata.

Un primo ostacolo post-elettorale sulla strada del governo potrebbe arrivare il 30 maggio, data in cui è attesa la sentenza sul processo “spese pazze” che coinvolge il vice ministro alle Infrastrutture della Lega Edoardo Rixi.

Si tratterebbe di un nuovo caso giudizario capace di mettere sotto stress le relazioni tra i partiti della maggioranza dopo la vicenda riguardante Armando Siri, la cui rimozione dall’esecutivo è stata decisa dopo forti insistenze da parte dei 5 stelle.

Salvini ha detto di non voler sfruttare un eventuale risultato positivo alle elezioni per chiedere un rimpasto di governo, ma in palio ci sono diverse poltrone di rilievo e potrebbe essere difficile trovare candidati graditi a entrambi i leader.

Innanzitutto, c’è da scegliere il membro italiano della Commissione europea. Salvini punta a ottenere un commissario con un portafoglio economico, e se prenderà più voti dei 5 stelle tenterà di insediare nel prossimo esecutivo Ue una figura vicina alla Lega.

Rimane ancora vacante il posto da ministro per gli Affari europei, lasciato libero da Paolo Savona oggi alla guida della Consob. Al momento, le funzioni sono tornate in mano al premier Giuseppe Conte.

Dal punto di vista dell’azione di governo, la questione più spinosa sarà probabilmente quella delle autonomie regionali. La Lega insiste per concedere maggiori poteri a Lombardia e Veneto, che alla fine del 2017 hanno chiesto l’autonomia a seguito di un referendum popolare.

La Lega accusa i 5 stelle di non voler rispettare i risultati dei referendum, e due fonti del Carroccio hanno detto che se questo atteggiamento dovesse continuare dopo le elezioni ci sarebbero rischi per il governo.

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