May 16, 2019 / 2:41 PM / 6 months ago

Mps, pm chiede 8 anni per Mussari e Vigni, oltre 400 milioni euro a testa a Deutsche e Nomura

MILANO (Reuters) - Al termine della requisitoria al processo Mps in corso al Tribunale di Milano, il pubblico ministero Giordano Baggio ha chiesto la condanna a otto anni di reclusione per l’ex presidente della banca Giuseppe Mussari e per l’ex direttore generale Antonio Vigni, oltre a 4 milioni di euro di multa a testa, e 6 anni e 1,5 milioni per l’ex responsabile dell’area finanza Gianluca Baldassarri. Il pm ha inoltre chiesto la confisca di 441 milioni di euro a Deutsche Bank (sede centrale, mentre per la sede di Londra ha chiesto l’assoluzione) e di 445 milioni di euro per Nomura, considerati il provento del reato.

Su 13 persone imputate, è stata chiesta l’assoluzione solo per due ex funzionari di Deutsche, Ivor Scott Dumbar e Matteo Vaghi, mentre per tutti gli altri, a parte gli ex vertici Mps, la procura ha chiesto condanne fino a sei anni di reclusione.

Dalla prossima udienza prenderanno il via le arringhe difensive dei legali di tutti gli imputati. Al centro del processo, i cui atti sono stati trasmessi dalla procura di Siena a quella di Milano per competenza nel 2015, ci sono presunte irregolarità in operazioni finanziarie che, dal dicembre 2008 al settembre 2012, sarebbero servite a occultare le perdite causate dall’acquisto di Antonveneta, costata circa 10 miliardi di euro nel 2008. I capi di imputazione vanno dalle false comunicazioni sociali all’aggiotaggio all’ostacolo all’Autorità di vigilanza, cioè a Consob e Bankitalia. Sul banco degli imputati, come detto, ci sono 13 persone — oltre agli ex vertici Mps anche sei ex dirigenti Deutsche Bank e due ex manager di Nomura — e tre società: Nomura e la sede di Londra e la sede centrale di Deutsche. La banca senese uscì dal processo con un patteggiamento nel 2016. Oggetto del processo, in particolare, sono state le operazioni sui derivati Santorini e Alexandria, sul prestito ibrido Fresh e sulla cartolarizzazione Chianti Classico. Tutte operazioni che secondo l’accusa sarebbero state utilizzate per nascondere perdite per oltre 2 miliardi di euro. Tutti gli imputati hanno sempre respinto gli addebiti, sostenendo che non ci fu nessun ostacolo alle autorità di vigilanza, perché nulla fu occultato delle operazioni, e nessun trucco contabile, perché i principi contabili su come registrare le operazioni sarebbero stati conformi a quanto prescritto da Bankitalia e Consob.

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