April 23, 2019 / 8:05 AM / 7 months ago

ESCLUSIVA - Inchiesta BT Italia, ex Cfo ed email chiamano in causa top management

MILANO(Reuters) - Sono state anche le dichiarazioni dell’ex Cfo di Bt Italia Luca Sebastiani e alcune email sequestrate a convincere la Procura di Milano a coinvolgere tre ex top manager globali di British Telecom nell’inchiesta penale sulle presunte irregolarità contabili della unit italiana del gruppo britannico di tlc.

Lo si evince da alcune delle centinaia di pagine di documenti, che Reuters ha potuto leggere, depositati a disposizione degli avvocati lo scorso 13 febbraio dalla Procura nell’ambito della chiusura inchiesta con le ipotesi di reato di falso in bilancio, fatture per operazioni inesistenti e frode in pubbliche forniture che riguarda a vario titolo 23 persone e British Telecom Italia, per la legge 231.

Sebastiani, anch’egli fra i 23 indagati, ha depositato una memoria di 27 pagine nel febbraio 2018 e ha reso tre verbali di interrogatorio in aprile, maggio e giugno dello stesso anno, alla pm Silvia Bonardi, nei quali sostiene tra l’altro che “il modello organizzativo era del tipo ‘a matrice’, cosicché la capogruppo gestiva gerarchicamente le diverse funzioni aziendali, ognuna con un capo europeo” e che tutte le decisioni contabili venivano condivise con Londra.

British Telecom, attraverso diversi comunicati, le dichiarazione dell’ex Ceo Gavin Patterson, e soprattutto la denuncia-querela come parte offesa presentata circa due anni fa dai suoi legali, sostiene al contrario di essere vittima delle condotte del management italiano, delle quali non era stata messa a conoscenza.

EX CFO: LONDRA SAPEVA. BT NEGA

“Tutte le principali transazioni economiche e finanziarie operate da BT Italia erano condivise con i responsabili della Regione Europa (in particolare il presidente Europe Corrado Sciolla e il Cfo Europe Brian More O’Ferrall) e, ancor più, con Luis Alvarez (Ceo Global Service) e Richard Cameron (Cfo Global Service)”, si legge nella memoria dell’ex Cfo BT Italia.

Sciolla, Alvarez e Cameron (questi ultimi due all’epoca basati a Londra) risultano fra i 23 indagati. O’Ferrall invece non è stato indagato, riferiscono fonti giudiziarie, perché, al contrario degli altri tre, non ha mai affiancato ruoli nel cda italiano all’incarico principale.

O’Ferrall, contattato da Reuters via email, non ha risposto alla richiesta di un commento. BT, attraverso il portavoce Richard Farnsworth, ha risposto di non poter fare commenti “su procedimenti legali in corso”.

Sciolla, Alvarez e Cameron, che non sono più in BT dal 2017, in attesa della notifica degli atti, non hanno ancora nominato ufficialmente i propri avvocati di fiducia. Alvarez e Cameron, contattati via email e social media da Reuters, non hanno risposto. Sciolla non ha commentato.

“La sede centrale della capogruppo conosceva da anni che sussisteva in BT Italia un consistente importo di componenti positivi di reddito non fatturati (fatture da emettere). Tale situazione era nell’interesse del gruppo”, si legge ancora nelle dichiarazioni di Sebastiani che, citando una serie di documenti interni depositati, aggiunge che “risulta evidente la costante pressione della capogruppo per ottenere risultati economici e finanziari di propria convenienza, magari aggiustati attraverso scritture di rettifica o assestamento”.

“Emerge infatti — continuano ancora le dichiarazioni dell’ex Cfo italiano — come la sede britannica non solo fosse informata, ma conoscesse da tempo le criticità di alcuni temi... per cui le voci di contabilità ‘fatture da emettere’ e ‘crediti’ erano considerati vasi comunicanti, in modo che alla diminuzione della prima posta corrispondesse l’aumento della seconda”.

LE EMAIL: “RICHIESTA URGENTE DI ALTRI 700K”

Fra i documenti depositati dalla procura, oltre alla relazione finale della Guardia di Finanza, ci sono anche alcune mail.

In particolare, viene considerata importante dagli investigatori un’email del 5 agosto 2016 in cui O’Ferrall avanza una richiesta urgente a Sebastiani e ad altri Cfo di Francia, Germania, Benelux, Spagna e Ungheria da parte di Cameron di trovare altri 700.000 euro (riferendosi, scrive la Gdf, a un aumento dell’Ebitda) e suggerendo una capitalizzazione del costo del lavoro, che Sebastiani nella sua memoria definisce una “manovra contraria ai principi contabili. “All, I have an urgent request from Richard to find another 700k euro. Please, can you look at all opportunities and come back to me and Simon asap. Labour capitalisation? Regards. Brian”.

Tutti i destinatari della email non hanno risposto alle richieste di commento avanzate da Reuters. I legali di Sebastiani, gli avvocati Giammarco Brenelli e Federico Riboldi, hanno dichiarato a Reuters di ritenere questa mail “significativa, perché, tra le altre, dimostra il continuo e pressante condizionamento della capogruppo sulle unit europee in ordine alle politiche di bilancio”.

In un’altra mail dell’8 aprile 2016, O’Farrell trasmette al predecessore di Sebastiani, Alessandro Clerici, e alla Cfo della Spagna una richiesta di un cero ‘Rob’ di aumentare di un milione le capitalizzazioni, aggiungendo che le intenzioni di Rob sono di innalzare l’Ebitda. Chiedendo se i due possano fare “500 a testa”.

Entrambi, dice una fonte a conoscenza del dossier, non hanno accondisceso alla richiesta inviata per mail.

Lo Cfo spagnola non ha risposto alla richiesta di un commento da Reuters, Clerici, che è fra i 23 indagati, tramite il suo legale, avvocato Roberto Losengo, nega ogni addebito e si sta difendendo nel merito con la presentazione di una memoria, non ha commentato sulla mail.

In una serie di altre email del settembre 2016 fra Sebastiani e l’allora AD italiano Gianluca Cimini vengono citate le richieste di Brian (individuato dalla Gdf come O’Farrell) di aumentare l’outlook a 106, e dove si afferma che Richard (per la Finanza Cameron) “di meno non è disposto ad accettare”.

Gian Gaetano Bellavia, esperto di Diritto Penale dell’Economia e consulente tecnico di magistratura giudicante e inquirente, ha detto a Reuters di ritenere “significative” le prime due email.

“Non posso capitalizzare il costo del lavoro per migliorare il mio utile, ex post, a semplice beneficio del mio bilancio. Qui stanno dicendo che hanno bisogno di una certa cifra e quindi suggeriscono di mettere a capitale i costi — ha detto Bellavia, che non è coinvolto in questo procedimento — L’Ebitda poi è l’indice che dimostra se il business guadagna, ma aumenta sulla base di entrare reali. Da questa seconda mail capisco che non c’è un sottostante che lo dimostri”.

Bellavia ha concluso invece che la terza mail appare “meno problematica. Non è detto che l’outlook sia una comunicazione sociale, spesso è l’indicazione del sentiment del management”.

GDF SUGGERI’ IPOTESI MARKET ABUSE. NO DA PROCURA

Alcune fonti legali fanno sapere però che, riguardo alla posizione di Bt come persona giuridica indagata, e al coinvolgimento di manager della capogruppo, non è indicato nell’atto di chiusura inchiesta alcun presunto vantaggio che sarebbe derivato alla società dalle condotte illecite contestate. Anzi BT, si leggeva nella denuncia presentata dalla società, rappresentando di essere in utile quando invece era in perdita avrebbe subito un danno, pagando così molte più tasse.

Fonti giudiziarie invece indicano che il vantaggio, per l’accusa, sarebbe stato quello di restare sul mercato, come società con i conti in ordine, in grado di partecipare a gare per appalti pubblici.

C’è però un altro ipotetico vantaggio, che è stato inserito dagli uomini della Guardia di Finanza nella loro relazione finale depositata agli atti, ma non pereseguito invece dalla Procura.

“I fatti in trattazione — si legge nella relazione — potrebbero aver alterato il valore del titolo della società controllante Bt Plc, quotata al mercato di Londra, integrando il reato di manipolazione informativa, tenuto conto della plausibile interferenza delle irregolarità contabili sulla correttezza delle informazioni diffuse al mercato dalla stessa BT Plc”.

“Si ritiene possa sussistere uno stretto nesso causale fra il quadro informativo falso offerto dai bilanci di BTI, per effetto delle manipolazioni contabili rilevate, e le ricadute sul valore del titolo di BT Plc”.

La Guardia di Finanza sostiene nella sua relazione che l’ipotesi è percorribile visto che riguarda titoli “ammessi alla negoziazione” in un mercato regolamentato di un Paese dell’Unione Europea.

Di diverso avviso è stata però la Procura, che ha deciso di non ipotizzare questo reato, perché, ha precisato una fonte a conoscenza del dossier, il titolo è quotato a Londra e “tutt’al più sarebbe potuto spettare alle autorità britanniche occuparsi di questo aspetto”.

Il Serious Fraud Office (Sfo) non ha voluto fare commenti alla domanda se stia facendo verifiche.

Fonti legali fanno infine notare che, da parte dell’accusa non è stato effettuato alcuno studio di corso azionario al fine anche solamente di verificare questa ipotesi. Per di più, concludono le fonti, l’ipotesi di reato in questione non è stata presa in considerazione dalla Procura, e quindi non avrà alcuna conseguenza pratica in Italia.

- hanno collaborato da Londra Paul Sandle e Kirstin Ridley

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