April 11, 2019 / 3:49 PM / 7 months ago

Mps, al via requistoria pm che definisce "frode" quattro operazioni in esame

MILANO (Reuters) - E’ iniziata stamane in Tribunale a Milano la requisitoria della pubblica accusa al processo Mps che vede imputate, a vario titolo, per false comunicazioni sociali e ostacolo all’autorità di vigilanza 13 persone, fra cui l’ex presidente Giuseppe Mussari, l’ex direttore generale Antonio Vigni, l’ex responsabile area finanza Gianluca Baldassarri, insieme alle tre società Deutsche Bank (sede di Londra e sede centrale) e Nomura.

L’accusa sostiene in pratica che siano state commesse irregolarità in alcune operazioni finanziarie per occultare le perdite causate dall’acquisto di Antonveneta.

Ha aperto la relazione, che si estenderà anche alla prossima udienza del 2 maggio, il pm Stefano Civardi che ha affrontato l’operazione Fresh per l’imputazione di aggiotaggio.

“La cifra comune delle quattro operazioni oggetto di questo processo è la frode — ha detto Civardi — la falsa rappresentazione economica e patrimoniale di Mps per ingannare il mercato in presenza di una difficoltà della banca nel rimanere entro i parametri di sicurezza patrimoniale, che era evidente”.

Le quattro operazioni sono il Fresh, Chianti Classico, Santorini e Alexandria.

Per strutturare il Fresh “Mps si mette in mano a Jp Morgan” che “viene incontro alle esigenze del cliente” ha dichiarato il pm, sottolineando però che sia Jp Morgan sia Bank of New York (la mandataria che a propria volta piazza i bond sul mercato) “non sopportano nessun rischio” nonostante l’operazione sia stata rappresentata come un rafforzamento del capitale collegato all’acquisizione da 9 miliardi di euro di Banca Antonveneta.

“Il meccanismo del canone di usufrutto servirebbe a remunerare il rischio, come nel caso di un socio” ha continuato, citando una deposizione, ma “nei fatti il rischio resta sempre in capo a Mps”.

Il pubblico ministero ha sottolineato la centralità della lettera di Banca d’Italia inviata ai vertici della banca il 23 settembre 2008, in cui Via Nazionale “comunica a Mps che il Fresh non è computabile come capitale” e che il regolamento va cambiato.

“Stiamo parlado di un aspetto ‘core’ del problema. La banca non può stare sotto i ratio patrimoniali corretti neanche un giorno” ha aggiunto Civardi, sottolineando che i dettami di legge nella realtà delle cose non sarebbero stati rispettati da Mps perché “l’operazione Fresh non era quella mostrata al mercato”.

A proposito delle indemnity rilasciate da Mps, Civardi ha infine concluso: “Sono la prova schiacciante che il rischio non era in capo a Jp Morgan”. JP Morgan, ha detto Civardi, riceve 332 milioni di euro in commissioni e canoni di usufrutto “che in parte ribalta ai bond holder a valle di quest’operazione”.

Ha poi preso la parola il pm Mauro Clerici che ha introdotto l’operazione Chianti Classico, per cui viene imputato l’ostacolo all’autorità di vigilanza nei confronti di Mussari e Vigni.

Leggendo una lunga relazione, ha concluso che è indubbio che “le omissioni informative” dei vertici Mps “abbiano impedito” a Banca d’Italia di conoscere effettivamente cosa stesse succedendo con Chianti Classico.

A partire dalla prossima udienza del 2 maggio, che potrebbe teoricamente essere estesa a quella del 16 maggio, prenderà la parola il pm Giordano Baggio che entrerà nel merito delle contestazioni per i due derivati Alexandria e Santorini, e alla fine presenterà la sue richieste.

Tutti gli imputati hanno sempre respinto ogni addebito, sostenendo che nulla fu occultato delle operazioni e nessun trucco contabile venne utilizzato perché i principi contabili su come registrare e operazione erano conformi a quanto prescritto da Bankitalia e Consob.

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