January 21, 2019 / 1:06 PM / 10 months ago

Fmi: prolungata tensione su Btp fattore rischio per mercati e crescita globale

MILANO (Reuters) - L’economia italiana crescerà debolmente quest’anno, in un quadro di generalizzato rallentamento dell’economia globale, peraltro esposta ad ulteriori rischi al ribasso se dovessero materializzarsi nuove tensioni sui mercati finanziari e se non si arrivasse ad un esito positivo al negoziato tra Stati Uniti e Cina sul commercio.

Il logo del Fondo monetario internazionale REUTERS/Johannes P. Christo

E’ l’avvertimento del Fondo monetario internazionale, secondo cui se lo spread italiano si mantenesse elavato per un periodo di tempo prolungato potrebbe determinare un nuovo deterioramento della fiducia degli investitori, con un impatto potenzialmente negativo sulla stabilità del sistema finanziario globale e, a cascata, sulla crescita.

Nell’aggiornamento al World Economic Outlook, documento con cui il Fmi fa il punto sulle prospettive delle principali economie mondiali, l’organismo di Washington ha abbassato la stima di crescita dell’economia italiana a 0,6% da 1% della proiezione di ottobre, allineandosi alle valutazioni di Bankitalia.

Anche per il Fmi, dunque, è ottimistico il target di crescita di 1% fissato dal governo per il 2019, target su cui poggia l’accordo sulla manovra di bilancio con l’Unione europea, che insieme alla riduzione del disavanzo al 2% del Pil da 2,4% inizialmente proposto, ha permesso a Roma, il cui debito è superiore al 130% del Pil, di evitare una procedura d’infrazione sui conti pubblici.

Il taglio delle prospettive di crescita dell’Italia non è isolato: il Fondo ha rivisto al ribasso le stime per l’intera zona euro, la cui economia dovrebbe espandersi di 1,6% contro 1,9% indicato tre mesi fa dopo aver chiuso il 2018 con un’espansione di 1,8%.

Le stime di crescita per la Germania sono inferiori di 6 decimi rispetto a quelle diffuse in ottobre: il Pil di Berlino crescerà di 1,3% dopo aver archiviato il 2018 con un’espansione di 1,5%. Di un decimo inferiore rispetto a tre mesi fa la previsione sul Pil francese, che quest’anno dovrebbe crescere di 1,5%, come nel 2018.

Sullo scenario globale pesa il rallentamento delle due principali economie mondiali, Stati Uniti e Cina, alle prese con la disputa commerciale innescata dalla svolta protezionistica di Washington.

Secondo il Fmi, Pechino, che nel 2018 ha registrato un tasso di crescita di 6,6%, il peggiore da quasi trent’anni, quest’anno rallenterà ulteriormente il ritmo di espansione al 6,2%, mentre la crescita del il Pil statunitense frenerà a 2,5% da 2,9% del 2018.

Se il contesto esterno è tutt’altro che favorevole, l’Italia dovrà fare i conti con una “domanda interna debole e costi di finanziamento più alti, alla luce di un premio di rischio che si mantiene elevato”, si legge.

“Gli spread italiani si sono ristretti rispetto ai picchi di ottobre-novembre ma restano elevati”, osserva il Fondo.

Stamane lo spread tra Btp/Bund decennali viaggia in area 257 punti base, dopo essere salito ad ottobre fino a 342 punti base, massimo da aprile 2013, all’apice della tensione tra l’esecutivo nato a giugno dall’accordo tra Movimento Cinque Stelle e Lega, forze entrambe critiche nei confronti della disciplina di bilancio prevista dalla regole Ue. Il Fondo cita un livello di spread in area 270 punti base osservato nei primi giorni di gennaio.

“Un periodo prolungato di rendimenti elevati produrrebbe ulteriore stress sulle banche italiane, pesando sull’attività economica, e peggiorando la dinamica del debito”, prosegue il Fondo.

Secondo l’organismo di Washington, questa eventualità — similmente all’uscita della Gran Bretagna dalla Ue senza un accordo o ad un rallentamento peggiore del previsto dell’economia cinese — potrebbe produrre una nuova ondata di volatilità sui mercati finanziari che rischia di pesare negativamente sulle prospettive economiche mondiali, così come un’eventuale escalation della tensione tra Stati Uniti e Cina sul commercio.

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