February 13, 2018 / 2:33 PM / 7 months ago

Renzi rilancia "back to Maastricht", resta impegno a tagliare debito

ROMA (Reuters) - Il leader del Pd, Matteo Renzi, rilancia l’ipotesi di riportare temporaneamente il rapporto deficit/pil a ridosso del 3% pur ribadendo l’impegno a ridurre il debito.

Matteo Renzi all'incontro di oggi con la stampa estera. REUTERS/Tony Gentile

“Rivendico la battaglia europea per il ‘Back to Maastricht’ e la non introduzione del Fiscal compact nei trattati europei... ma l’Italia deve ridurre il debito: ogni investimento che possiamo fare deve tenere il punto certo della riduzione graduale del debito”, ha detto l’ex premier incontrando la stampa estera.

Renzi ha proposto il ritorno per 5 anni ai parametri di Maastricht con un deficit al 2,9% del Pil a fronte del 2,1% con cui, secondo le ultime stime ufficiali del governo, dovrebbe essersi chiuso il 2017.

L’operazione garantirebbe almeno 30 miliardi di euro da destinare alla crescita e sarebbe affiancata ad una manovra sul patrimonio pubblico con cui abbattere il debito.

L’11 febbraio, sul Sole 24 ore, Renzi ha rilanciato il piano ‘Capricorn’, ossia il trasferimento di partecipazioni pubbliche dal Tesoro alla Cassa depositi e prestiti (Cdp), che è fuori dal perimetro della pubblica amministrazione.

Oggi a Confcommercio il presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, ha rivendicato l’azione di contenimento del deficit che, affiancata alla maggiore crescita rispetto alle previsioni, potrebbe tradursi nel 2018 in un avanzo primario superiore al target del 2%.

Renzi non si sbilancia sull’ipotesi di un nuovo governo Gentiloni nel caso di esito incerto alle elezioni del 4 marzo. “Immaginare adesso quel che avverrà è difficile ovunque, in Italia è particolarmente difficile. Vediamo cosa dicono i cittadini... Chi decide è il presidente della Repubblica”, ha risposto.

Nessuna presa di posizione chiara neppure su un suo eventuale passo indietro se il Pd scendesse sotto quota 23% dei consensi. “Non intendo parlare del mio futuro dopo il voto. Credo sia un errore valutare elezioni future sul futuro dei singoli candidati... Non vedo soglie psicologiche, che peraltro cambiano... La vittoria o la sconfitta dipende da quanti seggi avrà il Pd, se sarà il primo gruppo”.

(Massimiliano Di Giorgio)

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