4 ottobre 2017 / 13:53 / tra 2 mesi

ANALISI - Mdp rompe col governo per distinguersi da Pd in vista del voto

ROMA (Reuters) - L‘uscita dal governo dell‘unico sottosegretario dell‘Mdp, Filippo Bubbico, e il mancato voto alle risoluzioni sul Def, non registrano solo la distanza del partito di Pier Luigi Bersani e Massimo D‘Alema da Palazzo Chigi, ma sono indice dello scontro col Pd di Matteo Renzi in vista delle prossime elezioni.

ANALISI - Mdp rompe col governo per distinguersi da Pd in vista del voto. REUTERS/Alessandro Bianchi

Da tempo Mdp ha segnalato al governo alcune priorità in vista della legge di Bilancio, relative soprattutto alla sanità e al lavoro. Ma né l‘audizione di ieri in Senato del ministro dell‘Economia Pier Carlo Padoan né la risoluzione Pd per rivedere il superticket sulla salute hanno impedito che il partito degli ex Pd ed ex Sel oggi marcasse il distacco.

La posizione sul Def ha fatto emergere tensioni con il movimento di Giuliano Pisapia, che da mesi sta cercando di costruire un “nuovo centrosinistra” in vista del voto del 2018. I senatori vicini all‘ex sindaco di Milano hanno infatti votato a favore del testo.

Il premier Gentiloni prende atto del passaggio del Def in Senato e in un tweet dice, apparentemente tranquillo, che è stato “un voto all‘insegna di responsabilità e stabilità”.

Ieri, la commissione Affari Costituzionali della Camera ha accantonato gli emendamenti alla legge elettorale dell‘Mdp e di altri partiti. Il bersaniano Alfredo D‘Attorre ha detto che la legge, il cosiddetto Rosatellum Bis [nL5N1M23AP] concordato tra Pd, Fi, Ap e Lega, è “fatta apposta per colpire e isolare Mdp” e il M5s.

“Il tema dei rapporti di Mdp col governo e quello della competizione col Pd alle elezioni si tengono”, dice a Reuters Mario Catania, eletto con Centro Democratico e vicino a Pisapia.

TABACCI, VICINO A PISAPIA: CENTROSINISTRA VERSO SUICIDIO

“Il punto è che Mdp, sulla scia della linea di D‘Alema, punta alla caduta di Renzi e sta lavorando in tutti i modi per questo obiettivo. Renzi si può criticare, ma è stato eletto segretario del Pd da due milioni di persone. Così si rischia di consegnare il paese al centrodestra o, peggio, al M5s alleato con la Lega”, aggiunge Catania.

Lo stesso Pisapia oggi non è stato tenero con D‘Alema chiedendogli, in un‘intervista radiofonica, di fare “un passo di fianco”. L‘uscita dell‘ex sindaco di Milano è stata criticata dai parlamentari Mdp.

L‘ex Dc Bruno Tabacci, oggi vicino a Pisapia, teme che il centrosinistra vada “verso il suicidio”.

“Mdp sta diventando una piccola sinistra e questo non ci interessa”, ha detto Tabacci attribuendo lo strappo di Mdp anche alla “volontà di entrare in campagna elettorale con una contrapposizione netta”. D‘altra parte, nota Tabacci, Renzi “non è in grado di comporre il centrosinistra”.

Arturo Scotto, ex capogruppo di Sel alla Camera passato con Mdp, nega che il problema sia il segretario Pd: “Renzi non c‘entra nulla. Al governo abbiamo posto alcune questioni di merito. E avevamo detto che senza aperture significative non avremmo votato la risoluzione sul Def”.

“I due temi, legge di Bilancio e legge elettorale, sono per noi assolutamente separati”, garantisce la capogruppo Mdp al Senato Cecilia Guerra.

“Siamo a fine legislatura, dal Pd non abbiamo ricevuto che pernacchie o accuse di essere sfascisti e gufi. C‘è bisogno di presentarsi davanti agli elettori facendogli capire che su questioni come la sanità e il lavoro siamo noi a rappresentarli”, ammette però un altro esponente di Mdp.

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