3 ottobre 2017 / 13:54 / 18 giorni fa

Tensioni, colloqui, tribunali: tre scenari per l'impasse Spagna-Catalogna

MADRID (Reuters) - I leader della Catalogna sostengono che la popolazione locale abbia votato a favore dell‘indipendenza al referendum di domenica scorsa che il governo centrale ha definito illegale e non rappresentativo.

Con il 95% delle schede scrutinate, le autorità hanno spiegato che il fronte del “sì” si attesta al 90,1%, sebbene l‘affluenza sia stata pari a poco oltre il 40%, ovvero 2,26 milioni su 5,34 milioni di votanti registrati.

Le stazioni della metropolitana di Barcellona sono rimaste oggi chiuse, numerosi picchetti bloccano le principali strade e i funzionari pubblici si astengono dal lavoro aderendo allo sciopero indetto dai gruppi favorevoli all‘indipendenza.

A questo punto la vicenda ha tre possibili sbocchi.

SALE LA TENSIONE

Il leader catalano Carles Puigdemont prosegue sulla via della dichiarazione unilaterale di indipendenza, mossa che spingerà molto probabilmente il governo centrale a ricorrere all‘articolo 155 della Costituzione, che priva la regione della sua autonomia ponendola sotto il diretto controllo di Madrid.

Se la capitale ricorresse all‘articolo 155, il passaggio successivo sarebbe quello di elezioni anticipate in Catalogna.

I partiti a favore dell‘indipendenza possono contare sulla maggioranza nel parlamento regionale solo con l‘appoggio della formazione di estrema sinistra Cup; stando però ai sondaggi, condotti prima della consultazione di domenica, potrebbero perdere la maggioranza in caso di nuove elezioni.

Tuttavia, dopo il referendum e le proteste che hanno visto la polizia spagnola sparare proiettili di gomma contro manifestanti per lo più pacifici per impedire le operazioni di voto, i partiti pro-indipendenza potrebbero recuperare consensi e assicurarsi la vittoria.

Un risultato simile getterebbe ombre sulla capacità di governo del premier Mariano Rajoy.

L‘opposizione a Rajoy nel parlamento nazionale non dispone dei numeri per farlo cadere attraverso un voto di sfiducia, ma una volta messo da parte l‘appoggio trasversale del “no” al referendum catalano, il premier potrebbe essere costretto a indire elezioni anticipate.

In due distinite elezioni tenutesi lo scorso anno, Rajoy è stato incaricato come leader di minoranza e la frammentazione del parlamento spagnolo lascia supporre che il risultato di eventuali elezioni anticipate potrebbe portare a un risultato simile.

COLLOQUI

Se il parlamento catalano rinunciasse alla spinta per l‘indipendenza, Rajoy potrebbe sedersi al tavolo con Puigdemont alla ricerca di un nuovo accordo per la regione, che comprenda una intesa tributaria migliore e una maggiore antonomia fiscale.

Il ministro del Bilancio Cristobal Montoro e il ministro dell‘Economia Luis de Guindos hanno lasciato intendere che potrebbe essere una possibilità se si abbandonasse il percorso indipendentista.

Puigdemont non ha ancora presentato una dichiarazione unilaterale di indipendenza, chiedendo invece un periodo di riflessione che lascia la porta aperta a un tale scenario.

Tuttavia, dopo le proteste di domenica e di oggi attraverso lo sciopero nella regione, il leader catalano potrebbe scegliere di non perdere la faccia ed evitare di cedere a Madrid.

TRIBUNALI

Se i catalani non dovessero proseguire sulla via della dichiarazione di indipendenza e non fossero disposti a sedere al tavolo dei negoziati con Rajoy perché le posizioni dei due partiti fossero troppo distanti, Madrid potrebbe incaricare della vicenda la Corte costituzionale.

Un‘eventuale azione legale e finanziaria contro i leader catalani è destinata a infiammare gli animi e potrebbe provocare ulteriori proteste, mettendo i leader di entrambe le parti in posizioni di difficoltà.

(Paul Day)

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