28 settembre 2017 / 11:28 / 19 giorni fa

Enel, sequestro centrale Cerano in inchiesta rifiuti, indagate anche Ilva e Cementir

Enel, sequestrata centrale Cerano in inchiesta traffico illegale rifiuti REUTERS/Alessandro Bianchi

LECCE/ROMA (Reuters) - La centrale Enel di Cerano, in provincia di Brindisi, è stata sequestrata oggi dalla Guardia di Finanza nell‘ambito di un‘inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Lecce per presunto traffico illecito di rifiuti e attività di gestione di rifiuti non autorizzata, che vede indagate 31 persone e le società Enel, Ilva e Cementir .

Lo riferiscono gli inquirenti e lo confermano Enel, Ilva e Cementir in tre note distinte.

Oltre alla centrale, la seconda più grande d‘Italia, sequestrata con parziale facoltà d‘uso, le Fiamme Gialle hanno posto i sigilli ai parchi loppa dell‘Ilva di Taranto.

Nell‘ambito dell‘inchiesta che vede indagate anche le tre società per la legge 231 sulla responsabilità delle aziende per reati presupposti ascritti a propri dirigenti, a Enel sono stati sequestrati circa 500 milioni di euro con l‘ipotesi di ingiusto profitto, spiega una fonte giudiziaria.

Secondo la procura, sarebbero stati utilizzati rifiuti pericolosi per produrre cemento.

“I provvedimenti relativi alla centrale di Enel Produzione riguardano l‘uso delle ceneri nell‘ambito di processi produttivi secondari”, spiega una nota di Enel.

“Enel Produzione confida che nel corso delle indagini potrà dimostrare la correttezza dei propri processi produttivi e presterà ogni utile collaborazione alle autorità inquirenti”, aggiunge la nota, precisando che il sequestro “non pregiudica la corretta operatività della centrale”.

I commissari straordinari di Ilva Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, che risultano tra gli indagati, hanno scritto in una nota che “prendono atto dell‘esito delle indagini preliminari condotte dal Tribunale di Lecce da parte del giudice, Antonia Martalò, alla quale assicurano la massima collaborazione”.

Anche Ilva si dice “fiduciosa che al termine del procedimento” si potrà dimostrare che “opera nel rispetto delle normative comunitarie in materia di gestione e trattamento dei rifiuti”, si legge in una nota.

Allo stesso modo, Cementir “rivendica la correttezza del proprio operato ed esprime piena fiducia nel lavoro della magistratura, auspicando una rapida soluzione della vicenda”.

L‘inchiesta ha preso avvio cinque anni fa dal sequestro di due aree dello stabilimento Cementir di Taranto adibite a discarica di rifiuti industriali, gran parte dei quali sarebbero originati dallo stabilimento siderurgico Ilva.

Secondo l‘accusa, le materie prime utilizzate da Cementir per la produzione di cemento non sarebbero a norma e sarebbero state vendute da Ilva e Enel. 

Per quanto riguarda l‘Ilva, il gruppo siderurgico avrebbe venduto a Cementir loppa d‘altoforno (un sottoprodotto del processo di produzione della ghisa), scaglie di ghisa, materiale lapideo, profilati ferrosi, pietrisco e loppa di sopravaglio che “ne inficiano la capacità di impiego allo stato tal quale nell‘ambito del ciclo produttivo del cemento”, è scritto nel decreto di sequestro, secondo quanto riferito dalla fonte.

A causa della presenza di quei materiali, la loppa, per poter essere utilizzata nel processo produttivo del cemento, avrebbe dovuto essere sottoposta a processi di purificazione.

Cementir per parte sua rileva “di avere acquistato regolarmente ceneri da carbone per lo stabilimento di Taranto, il cui impiego, peraltro del tutto marginale, è cessato del tutto all‘inizio del 2016”.

“Per quanto riguarda la loppa, il suo utilizzo nella produzione del cemento è ammesso e disciplinato da un‘Autorizzazione Integrata Ambientale, cui Cementir Italia si è sempre attenuta”, conclude la nota dell‘azienda.

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