25 settembre 2017 / 12:46 / un mese fa

ANALISI - M5s cerca "accreditamento" con Di Maio leader ma peserà voto Sicilia

ROMA (Reuters) - La scelta di Luigi Di Maio come candidato premier ufficiale del M5s accelera la definizione del programma elettorale e la necessità di un “accreditamento anche internazionale” del movimento.

Il candidato premier del M5s Luigi Di Maio ieri a Rimini. REUTERS/Max Rossi

Lo dice oggi il senatore Vito Crimi, uno degli esponenti più in vista del M5s, dopo la consacrazione sabato scorso di Di Maio, giovane deputato e vice presidente della Camera, indicato nelle primarie interne con oltre l‘80% delle preferenze su 37.000 votanti.

Ma per Aldo Giannuli, intellettuale vicino al M5s, e un altro parlamentare grillino che preferisce restare anonimo, Di Maio dovrà fare i conti con le elezioni siciliane del 5 novembre e anche con possibili spaccature interne sulle alleanze.

“Innanzitutto va definito meglio il programma, per esempio manca ancora quello sulle riforme costituzionali”, dice a Reuters Crimi, ex capogruppo M5s a Palazzo Madama, spiegando che ci saranno altre votazioni online tra gli iscritti. “Ma bisogna poi passare dal programma teorico a quello concreto, parlando con le parti sociali, i vari stakeholder. E poi sicuramente è da definire meglio il nostro accreditamento, anche internazionale, per far capire che il M5s è una forza in grado di governare”.

LA SICILIA NON È PIÙ TEST

Il primo passaggio elettorale importante che Di Maio dovrà affrontare nella sua veste di aspirante premier sarà quello delle regionali siciliane.

Nei sondaggi il candidato presidente del M5s, Giancarlo Cancelleri, è secondo dietro quello del centrodestra, Nello Musumeci, anche se gli indecisi restano ancora moltissimi. Sabato scorso Di Maio ha detto che la Sicilia non è un test nazionale, facendo eco al leader Pd Matteo Renzi. Ma nelle scorse settimane, quando il M5s era in testa alle rilevazioni, sia Di Maio che Beppe Grillo avevano indicato la Sicilia come la prima tappa per vincere poi in Italia.

“Fino alle elezioni siciliane il M5s e Di Maio terranno, nonostante la confusione e lo scontento di una parte del movimento. Se però il voto andrà male, ne risentiranno anche i sondaggi nazionali, e a quel punto la posizione di Di Maio sarà più difficile”, dice Giannuli, docente di storia contemporanea a Milano e amico dello scomparso Gianroberto Casaleggio, co-fondatore dei Cinque Stelle.

Oggi nei sondaggi il M5s è considerato la prima forza politica nazionale, con consensi al 26%-29%, sopra il Pd.

“Il voto in Sicilia può andare solo positivamente”, dice invece Crimi. “Se vinciamo sarà un grande trampolino per le politiche di primavera, altrimenti comunque stiamo crescendo”.

“RISCHIO DI SNATURARCI”

Per un parlamentare critico nei confronti di Di Maio - che teme l‘accentramento dei poteri sul giovane deputato dopo che Grillo ha annunciato che non sarà più il “capo politico” - M5s - il movimento rischia di snaturarsi.

“Noi siamo stati forti perché gli elettori ci hanno percepiti come quelli che dicevano la verità, e alle elezioni del 2013 ci hanno premiati. Adesso che Di Maio va a incontrare gli industriali a Cernobbio, va a baciare la teca di San Gennaro, si capisce che c‘è la ricerca dei consensi a ogni costo, e gli elettori potrebbero non gradire”, dice il parlamentare. Che paventa anche il rischio di una spaccatura interna se Di Maio puntasse a cercare dopo le elezioni il sostegno della Lega Nord: “Ci dicono che sta anche facendo sondaggi e cercando di capire quali sarebbero le reazioni”.

Secondo Crimi, il M5s governerà senza bisogno di alleanze, o perché otterrà la maggioranza o perché riuscirà ad avere in Parlamento il consenso di singoli parlamentari sui provvedimenti proposti. “L‘unico vero problema è che faranno di tutto per fermarci, come la legge elettorale che ha proposto la settimana scorsa il Pd”. Una legge, il cosiddetto Rosatellum Bis, con una modesta componente maggioritaria che premia le coalizioni.

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