1 settembre 2017 / 08:16 / 3 mesi fa

Italia, consumi e investimenti sostengono Pil, sentiero meno impervio su conti

MILANO/ROMA (Reuters) - Consumi delle famiglie ed esportazioni in tenuta, investimenti in pur lieve recupero, industria e servizi in crescita. Dallo spaccato del Pil italiano del secondo trimestre fornito stamane da Istat emerge un quadro di ripresa più solido, non solo dal punto di vista numerico.

Un operaio trasporta una forma di Parmigiano nel caseificio Quattro Madonne di Modena. Foto del 16 febbraio 2016. REUTERS/Alessandro Bianchi/File Photo

Il dato definitivo fornito da Istat rispetta quanto diffuso in via preliminare: tra aprile e giugno l‘economia italiana è cresciuta di 0,4% in termini congiunturali, dopo un aumento analogo nel primo trimestre, e di 1,5% su base annua dopo +1,2% tra gennaio e marzo.

A metà anno, dunque, il Pil ha già superato la stima messa in conto dal governo per l‘intero 2017: la crescita acquisita infatti è 1,2%, contro 1,1% inserito nel Documento di Economia e Finanza, di cui è ormai scontata una revisione al rialzo.

A questo punto, gli economisti ritengono il 2017 possa chiudersi con una crescita di 1,4-1,5%, riducendo leggermente il divario con la zona euro, che dovrebbe registrare un‘espansione intorno al 2%.

Per gli addetti ai lavori, al momento non si scorgono nel secondo semestre fattori di rischio tali da pregiudicare il ritmo di crescita del Pil italiano osservato nella prima parte dell‘anno.

Va comunque ricordato che l‘Italia è fuori dal gruppo di 15 Paesi del blocco della valuta unica -- Germania e Francia in testa -- che hanno recuperato quanto perso dal 2008. Il Pil italiano resta ancora sotto di 6 punti dai livelli pre-crisi.

UNA RIPRESA PIU’ DIFFUSA

Tornando alla statistica odierna e guardando il dettaglio, emerge come tutti i principali aggregati della domanda interna registrino aumenti, con una crescita dello 0,2% dei consumi finali nazionali e dello 0,7% gli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, dello 0,7% e dello 0,6%.

“Mi pare che i numeri odierni traccino un quadro che conferma che la ripresa sta proseguendo e si sta consolidando. E’ positiva sicuramente la tenuta dei consumi, anche se su ritmo più basso di quello del primo trimestre, e la ripresa degli investimenti che erano stati negativi nel primo trimestre”, commenta Stefania Tomasini, economista di Prometeia.

Dello stesso avviso Nicola Nobile, economista di Oxford Economics, che sottolinea come la performance dei consumi sia da ritenersi particolarmente positiva, alla luce della risalita dell‘inflazione. “Forse dagli investimenti ci si poteva aspettare qualcosina in più”, osserva.

Il disaggregato relativo a questa componente, la quale nel primo trimestre avevano registrato un tonfo di 1,6% su base trimestrale, probabilmente per l‘incertezza relativa al rinnovo incentivi messi in campo dal governo, fa emergere una crescita di 0,6% degli investimenti in macchinari -- crollati del 4,5% tra gennaio e marzo -- ed un balzo di 8,2% dei mezzi di trasporto, che continuano ad essere il traino di questa componente. Battuta d‘arresto (-0,4%) per le costruzioni.

Da Cernobbio, a margine dei lavori del workshop Ambrosetti, Angel Gurria, segretario generale dell‘Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, commentando i dati del Pil ha sottolineato l‘importanza della definizione di una soluzione delle principali crisi bancarie e l‘importanza delle riforme attuate.

“Nella sostanza ci sono stati grandi cambiamenti strutturali e ora stiamo vedendo i risultati”, ha affermato.

CONTI PUBBLICI, SENTIERO UN PO’ MENO IMPERVIO

Dal lato dei conti pubblici, la strada del governo è un po’ meno impervia di quanto si potesse prevedere a inizio anno, anche se sarà difficile osservare una discesa del rapporto debito/Pil, mentre potrebbe osservarsi una stabilizzazione.

Questo perchè se il Pil reale cresce più del previsto, il Pil nominale, che tiene conto dell‘andamento dei prezzi ed é utilizzato come denominatore per calcolare il peso del debito, è penalizzato dalla debolezza del deflatore.

Quest‘ultimo, secondo quanto reso noto stamane da Istat, nel secondo trimestre è salito di 0,3% dopo essere sceso di 0,5% nei primi tre mesi dell‘anno. Difficile, dunque, vista l‘attuale dinamica, che il deflatore possa arrivare al livello indicato dal governo nel Def, ovvero 1,1%. Potrebbe attestarsi intorno alle metà.

“Con un Pil reale in crescita intorno a 1,5%, una crescita nominale intorno al 2% -- afferma Nobile -- è alla portata”.

Questa, prosegue l‘economista, potrebbe anche essere sufficiente per stabilizzare il debito/Pil intorno al 132,6% del 2016, alla luce di un deficit previsto dal governo al 2,1%.

Difficile però possa manifestarsi una discesa (nel Def il governo indica un minimo calo del debito/Pil al 132,5%), mentre secondo Nobile, “è probabile si osservi un aumento di qualche decimale, per effetto degli esborsi one-off sui salvataggi bancari, che non vanno ad incidere sul deficit, ma sono inseriti nel debito”.

-- hanno collaborato da Milano Sara Rossi e Luca Trogni, da Cernobbio Giulio Piovaccari

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