31 agosto 2017 / 08:03 / 2 mesi fa

Italia, da occupazione e prezzi segnali lenta normalizzazione economia

MILANO/ROMA - L‘economia italiana continua a creare posti di lavoro, anche se in prevalenza temporanei, confermandosi in una fase moderatamente positiva, che lascia spazio anche a qualche segnale di risalita dell‘inflazione.

Genova, lavoratori dell'Ilva durante la visita del Papa. Foto del 27 maggio 2017. REUTERS/Giorgio Perottino

I numeri diffusi stamane da Istat, che ha pubblicato il preliminare dei prezzi al consumo di agosto e la statistica mensile sul mercato del lavoro di luglio, rafforzano l‘idea di una ripresa che sta assumendo contorni un po’ più strutturali.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, in particolare, se è vero che il tasso di disoccupazione si è attestato a 11,3%, in salita di quasi due decimi di punto rispetto a giugno, va anche sottolineato come tale aumento non è legato ad calo degli occupati, aumentati di 59.000 unità, ma ad una drastica riduzione degli inattivi, calati di 115.000 unità su mese.

Nel trimestre maggio-luglio gli occupati sono cresciuti di 65.000 unità, pari allo 0,3%, rispetto al trimestre precedente, determinata dall‘aumento dei dipendenti, sia a tempo indeterminato sia, in misura prevalente, a termine.

A livello assoluto, a luglio gli occupati sono tornati a superare quota 23 milioni, ”soglia oltrepassata nel 2008“, prima dell‘inizio della lunga crisi”.

“La creazione di occupazione sta continuando, soprattutto per quanto riguarda i dipendenti temporanei, ma comunque si tratta di posti di lavoro”, commenta Paolo Pizzoli, economista di Ing.

L‘economia italiana potrebbe chiudere l‘anno con un una crescita compresa tra 1,4-1,5%, migliore di quanto messo in conto dal governo nel documento di Economia e Finanza. Si tratterebbe della performance migliore dal 2010.

Resta comunque il divario con la zona euro, dove a luglio la disoccupazione è rimasta stabile a 9,1%, mentre il Pil quest‘anno potrebbe crescere intorno al 2%.

“Il mercato del lavoro italiano sta continuando ad assorbire, e questo elemento viene gradualmente introiettato dalle famiglie, che mostrano una maggiore fiducia sulla strutturalità della ripresa e dunque di migliori prospettive occupazionali”, prosegue l‘economista, secondo cui il calo degli inattivi va interpretato come un segnale di minor scoraggiamento.

IN MERCATO DEL LAVORO RESTANO CRITICITA’

Gli elementi di criticità non mancano, su tutti quello della qualità del lavoro. Rispetto al luglio 2016, i dipendenti permanenti sono infatti cresciuti di 92.000 unità, appena dello 0,6%, mentre quelli a termine sono aumentati di 286.000 unità (+11,7%). Resta inoltre molto alto il tasso di disoccupazione giovanile, salito di 3 decimi al 35,3%.

Altra nota dolente è la distribuzione dell‘aumento degli occupati per classi di età, con un contributo rilevante degli over-50, legato all‘aumento dell‘età pensionabile. “Non abbiamo ancora un aumento equidistribuito per classi di età e non è casuale che il dibattito politico si concentri sull‘alta disoccupazione giovanile”, dice Pizzoli.

INFLAZIONE VERSO STABILIZZAZIONE

Per quanto riguarda i prezzi al consumo, il preliminare di agosto dell‘indice nazionale ha evidenziato un‘accelerazione a 1,2% su anno da 1,1% del mese precedente, mentre le attese erano per una stabilità.

Oltre le attese, pari a 1,3%, anche l‘inflazione armonizzata ai parametri europei, salita a 1,4% su anno da 1,2% di luglio.

Sia in Italia che nella zona euro non si riscontra però una particolare vivacità dell‘inflazione core. In Italia, quest‘ultima, è salita a 1% da 0,8% di luglio, mentre nella zona euro si viaggia a 1,3%.

“Ritengo che da qui alla fine dell‘anno in Italia l‘inflazione si terrà su questi livelli. Non ci sono ancora elementi strutturali nel mercato del lavoro tali da alimentare tensioni sui prezzi”, dice Pizzoli.

“Credo che la Banca centrale europea sarà molto prudente nel comunicare l‘avvio di una riduzione dello stimolo monetario, anche alla luce del recente apprezzamento dell‘euro. La ripresa c‘è, viaggia sopra il trend ma va assolutamente salvaguardata”, conclude l‘economista.

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