30 agosto 2017 / 16:17 / 3 mesi fa

Popolare Bari, indagati vertici per associazione a delinquere

BARI (Reuters) - Cinque dirigenti della Banca Popolare di Bari sono indagati nell‘ambito di un‘inchiesta dalla Procura del capoluogo pugliese, con l‘accusa di associazione a delinquere e truffa.

Lo ha riferito una fonte giudiziaria di Bari, confermando la notizia riportata dal quotidiano la Repubblica.

L‘istituto in un comunicato nega gli addebiti, che attribuisce a “dichiarazioni rancorose di un dipendente licenziato per giusta causa”, definite “inaccettabili propalazioni”.

L‘indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e svolta dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza. A luglio scorso è stata notificata una proroga delle indagini.

Risultano indagati il presidente Marco Jacobini, i suoi due figli Gianluca e Luigi (rispettivamente condirettore generale e vice), il responsabile della linea contabilità e bilancio della popolare Elia Circelli, il dirigente dell‘ufficio rischi Antonio Zullo.

Le accuse, per tutti, sono di associazione per delinquere, truffa, ostacolo all‘attività della Banca d‘Italia e false dichiarazioni nel prospetto informativo depositato alla Consob.

L‘ex direttore generale Vincenzo De Bustis, già amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena e Deutsche Bank, è invece indagato per maltrattamenti.

I fatti contestati si riferiscono al periodo 2013-2016. A innescare l‘indagine è stata proprio la denuncia del funzionario licenziato.

Gli inquirenti stanno svolgendo accertamenti anche sulle modalità di acquisizione di Tercas, la ex Cassa di Teramo. 

Nel dicembre 2016 la banca era stata oggetto di una perquisizione nell‘ambito dell‘inchiesta sul presunto ostacolo alle attività di Bankitalia.

Popolare Bari avrebbe dovuto trasformarsi in spa se il consiglio di Stato non avesse sospeso, appellandosi alla Consulta, la riforma che elimina il principio ‘una testa un voto’ per gli istituti con oltre 8 miliardi di attivi.

Molti piccoli azionisti hanno aderito a un comitato di tutela gestito dalle associazioni dei consumatori, dopo che l‘istituo lo scorso anno ha svalutato le azioni del 21% a 7,5 euro.

“Per gli azionisti della banca si apre oggi la possibilità di costituirsi come parte offesa nel procedimento”, spiega il comitato in una nota.

“Alcuni dei reati ipotizzati dalla procura, laddove fossero accertati, avrebbero un nesso di causalità diretto sia con il prezzo a cui sono state vendute le azioni e sia con le modalità di vendita delle stesse. Pertanto, gli azionisti sarebbero legittimati a domandare il risarcimento dei danni subiti, per un investimento fatto sulla base di dati di prospetto e di bilancio irregolari”, aggiunge la nota.

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