16 agosto 2017 / 08:44 / 3 mesi fa

Italia, Pil trim2 proietta crescita migliore da 2010, più agio su conti

MILANO/ROMA (Reuters) - L‘economia italiana procede su un sentiero di ripresa più solido e sembra ormai avviata a chiudere l‘anno in modo migliore di quanto si potesse pensare solo qualche mese fa, offrendo al governo maggior respiro in vista della manovra finanziaria che dovrà essere varata in autunno.

Un tecnico al lavoro in fabbrica. REUTERS/Alessandro Garofalo

I numeri preliminari forniti stamane da Istat certificano per il secondo trimestre una crescita congiunturale di 0,4%, in linea alle attese, lo stesso ritmo tenuto tra gennaio e marzo e nell‘ultimo trimestre del 2016.

Su base annua, il Pil ha segnato un incremento di 1,5% -- l‘aumento più alto dal primo trimestre 2011 -- dopo +1,2% dei primi tre mesi del 2017 (+1,4% il consensus).

La crescita acquisita è 1,2%, già superiore alla stima per il 2017 inserita ad aprile dal governo nel Documento di economia e finanza (+1,1%).

Il ministro dell‘Economia Pier Carlo Padoan, in una nota a commento dei numeri Istat, non anticipa nulla sull‘ormai scontata revisione al rialzo, ma rivendica i provvedimenti messi in campo, dalla riduzione della pressione fiscale sulle famiglie alle agevolazioni sugli investimenti delle imprese, dalla riforma del mercato del lavoro agli interventi per metter in sicurezza il settore bancario.

Per il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda la crescita è sempre più strutturale, grazie alle riforme dei governi Renzi e Gentiloni, “ma rimane molto da fare per ritornare al periodo precrisi in termini di Pil e occupazione”, a partire dalla prossima legge di bilancio.

Tornando ai numeri, a questo punto, secondo gli economisti, l‘Italia potrebbe chiudere l‘anno con una crescita del Pil di 1,4%-1,5%, la migliore del 2010. Secondo Istat, se il ritmo di crescita congiunturale restasse invariato, la media annua del Pil corretto per le giornate lavorative sarebbe dell‘1,5%.

“Questo vuol dire con buona probabilità che ci sono più margini di finanza pubblica, soprattutto per disinnescare le clausole di salvaguardia sull‘Iva”, commenta Nicola Nobile, economista di Oxford Economics.

CONTRIBUTI POSITIVI DA INDUSTRIA E SERVIZI

Per quanto riguarda il profilo di crescita, Istat, che diffonderà a settembre lo spaccato delle componenti, anticipa che l‘industria ha offerto un apporto positivo -- come ampiamento previsto alla luce dell‘andamento brillante della produzione -- così come positivo è stato l‘apporto dei servizi.

“Anche gli investimenti dovrebbero aver fornito supporto, dopo il contributo negativo del primo trimestre, e ipotizziamo che da questi ultimi possa giungere un contributo positivo nella seconda parte dell‘anno, così come dovrebbe confermarsi l‘apporto positivo della componente consumi privati”, commenta Loredana Federico, economista di UniCredit, che mette in evidenza come il profilo di crescita appaia nel complesso più sostenibile.

Il contributo negativo dell‘export netto viene letto come effetto di un rafforzamento della domanda interna e non di una debolezza del commercio estero.

“E’ una ripresa figlia di un quadro macro europeo che si rafforza, grazie anche al buon andamento della domanda internazionale unita a politiche interne come il quantitative easing”, sintetizza Fedele De Novellis, economista di Ref.

ITALIA PIU’ ALLINEATA A RIPRESA ZONA EURO MA RESTA GAP

Nel secondo trimestre, secondo i numeri diffusi da Eurostat in mattinata, il Pil della zona euro è cresciuto di 0,6% in termini congiunturali e di 2,2% su base annua.

Il Pil della zona euro, nota Francesco Daveri, economista de lavoce.info, è tornato ai livelli pre 2008 nel secondo trimestre del 2015, mentre quello italiano è ancora sotto di 6 punti percentuali rispetto ai livelli pre-crisi: in dieci trimestri consecutivi di crescita sono stati recuperati solo 2,9 punti di Pil.

L‘Italia è fuori dal gruppo di 15 Paesi della blocco della valuta unica -- Germania e Francia in testa -- che hanno recuperato quanto perso.

“Fatto 100 il Pil del secondo trimestre 2008, nel secondo trimestre 2017 la Grecia è ferma a 75, l’Italia a 94,3, il Portogallo a 96, Cipro a 96 e la Finlandia a 98. Proprio nel secondo trimestre 2017, il Pil della Spagna è ritornato appena sopra ai suoi livelli di nove anni prima”, scrive Daveri.

Secondo il Fondo monetario internazionale, l‘Italia tornerà ai livelli pre-crisi solo a metà del 2020.

D‘altra parte, nel semestre in corso non sembrano esserci rischi tali da interrompere la pur lenta risalita.

“Da qui alla fine dell‘anno, l‘unico elemento critico è la normalizzazione della politica monetaria della Bce, ma il recente apprezzamento dell‘euro potrebbe indurre Francoforte ad essere più cauta”, prosegue De Novellis.

“Ci aspettiamo che il quantitative prosegua per tutto il 2018, sebbene gli acquisti di titoli saranno ridotti. Ma i tassi resteranno negativi e la politica della Bce continuerà ad essere accomodante, continuando a sostenere la ripresa”, conclude Nobile.

-- ha collaborato da Milano Giulio Piovaccari

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